Economia italiana ancora debole: a giugno cala la produzione industriale, mentre cresce il commercio

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Economia italiana ancora debole

L’economia italiana continua a rimanere molto debole, come testimonia anche il dato del Pil relativo al secondo trimestre che ha chiuso a zero, aprendo uno scenario fosco sulle reali possibilità di centrare il risicato +0,2% di crescita previsto dalle manovre di bilancio 2019.

A giugno, secondo l’Istat, la produzione industriale segna un nuovo calo, facendo chiudere il secondo trimestre in calo dello 0,7% che fa il paio con il calo del primo trimestre (-1,0%). L’ampliarsi della dinamica negativa in termini tendenziali passando dal primo (-0,6%) al secondo trimestre (-1,1%) determina nei primi sei mesi dell’anno, e al netto degli effetti di calendario, una contrazione della produzione industriale (-0,8%), che è più marcata per il solo comparto manifatturiero (-1,2%). La flessione nella manifattura è diffusa a livello settoriale.

Nel mese, la flessione è dovuta soprattutto ai beni di consumo (-0,7% m/m dopo il +1,2% m/m di maggio, con i durevoli in calo di -1,2% dopo il +3,5% precedente) e ai beni intermedi (-0,6% m/m). L’unico tra i macro-settori a mostrare un aumento è stato l’energia (+2,4% dopo il -2% m/m di maggio), pertanto la flessione dell’output sarebbe stata di entità superiore al netto del volatile comparto energetico (il calo nel solo manifatturiero è stato pari a -0,4% m/m e -1,7% a/a).

La performance migliore a livello settoriale è quella del farmaceutico (+3,1%m/m,+6% a/a corretto per gli effetti di calendario), mentre all’estremo opposto ci sono i mezzi di trasporto (-7,6% a/a, con le auto a -17,7%).

Secondo Paolo Mameli di Intesa Sanpaolo «il dato è circa in linea con le attese e non cambia di molto lo scenario prospettico, ma conferma che l’industria è colpita da uno shock idiosincratico, in Italia come altrove (anzi la debolezza del settore è ancora più accentuata in Germania). Per ora, l’espansione nei servizi ha compensato la contrazione nell’industria, consentendo al PIL di evitare un segno negativo nel trimestre appena concluso. Tuttavia, più a lungo si protrae la debolezzanel manifatturiero, più alto è il rischio che essa possa estendersi al resto dell’economia».

Un segnale leggermente migliore viene dal commercio al dettaglio con la crescita che interessa sia i beni alimentari sia i non alimentari. Per quanto riguarda questi ultimi, il marcato incremento congiunturale segue tre mesi di continue flessioni. Nel primo semestre dell’anno si rileva una dinamica tendenziale piuttosto eterogenea tra le principali forme distributive. La grande distribuzione è in crescita (+1,0%): gli esercizi specializzati risultano più dinamici (+1,9%) rispetto a quelli non specializzati (+0,7%). Tra questi ultimi, i discount registrano la crescita più sostenuta (+4,2%), confermando un trend già in atto negli anni più recenti.

Al contrario, le imprese operanti su piccole superfici mostrano, invece, un calo (-0,9%). Il commercio elettronico continua a crescere a ritmi molto elevati (+13,7%) seguendo un profilo di espansione più stabile rispetto agli anni precedenti.

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