Primo atto del governo Conte Bis: impugnata legge del Friuli Venezia Giulia perché «discrimina i migranti»

Secondo il governo e il ministro per gli Affari regionali Boccia è «un atto dovuto per gli errori contenuti nella norma». Fedriga: «sono esterrefatto, faremo ricorso alla Corte costituzionale».

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governo Conte Bis

Se il buongiorno si vede dal mattino, gli alfieri dell’autonomismo e del regionalismo devono iniziare a preoccuparsi per il biglietto da visita con cui si è presentato il governo Conte Bis che come primo provvedimento ha impugnato, su propostadel neo responsabile del dicastero per gli Affari regionali e le autonomie Francesco Boccia, la legge approvata a grande maggioranza dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia lo scorso 8 luglio in tema di “Disposizioni multisettoriali per esigenze urgenti del territorio regionale”.

Al centro dell’impugnativa del governo Conte Bis disposizioni che eccedono le competenze regionali e risultano anche discriminatorie in contrasto con alcuni principi costituzionali in quanto si ritiene che «talune disposizioni in materia di immigrazione appaiono discriminatorie, in contrasto con i principi di cui all’articolo 3 della Costituzione e in violazione della competenza esclusiva statale».

Immediata la reazione del governatore leghista Massimo Fedriga che, annunciando il ricorso alla Corte Costituzionale, sbotta con un «sono felice di dare fastidio a questi traditori».

Le disposizioni in materia d’immigrazione a cui fa riferimento il consiglio dei ministri nell’impugnativa riguardano in particolare gli articoli 22 e 54, comma c, della legge regionale. Il primo prevede che la Regione sostenga economicamente il rimpatrio degli immigrati colpiti da provvedimenti di espulsione. Soldi, viene fatto notare, che però sarebbero stati presi dai fondi destinati all’inclusione dei migranti, contenuti in una legge regionale approvata dalla precedente giunta di centrosinistra con presidente la Dem Debora Serracchiani che, annusando il fallimento della sua azione di governo alla guida della Regione al suo primo mandato, nemmeno si è presentata alle elezioni per sottoporsi al giudizio popolare, preferendo il rifugio in un comodo scranno parlamentare. Fedriga si difende e rincara: «abbiamo tolto i fondi per i corsi di sci e cucito agli immigrati entrati irregolarmente e li usiamo per i rimpatri».

L’articolo 54, comma c, prevede, invece, che gli incentivi occupazionali regionali «possono essere concessi esclusivamente a fronte di assunzioni, inserimenti o stabilizzazioni occupazionali riguardanti soggetti che, alla data della presentazione della domanda di incentivo, risultino continuativamente residenti sul territorio regionale da almeno cinque anni». Una misura che tende a “proteggere” i lavoratori autoctoni rispetto agli immigrati perché concede i contributi per le imprese che assumono i residenti in Regione da almeno 5 anni. Anche su questo punto, Fedriga è netto: «secondo il neo governo Pd-5 Stelle con i soldi dei cittadini di questa Regione non possiamo aiutare i cittadini di questa Regione, ma dobbiamo aiutare anche gli immigrati». Pd-M5s «sono già diventati il governo dell’immigrazione selvaggia», chiosa il governatore.

E rispetto ad una dichiarazione del neo ministro Boccia secondo cui «questa vicenda del Friuli Venezia Giulia è un atto dovuto, lo dico perché ho la sensazione che ci sia una gran voglia di fare polemiche a prescindere. Lo avrebbe fatto anche il governo Lega/Cinquestelle perché è una legge scritta male per ammissione dello stesso Fedriga che ci aveva inviato una nota fuori tempo massimo, nella quale diceva che si sarebbe impegnato a cambiare la sua stessa legge», Fedriga ribadisce che «mai abbiamo dato mai daremo disponibilità a modificarle, ed è proprio per questo che ci presenteremo di fronte alla Corte costituzionale».

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