Italia, le coltivazioni biologiche sfiorano i 2 milioni di ettari

Secondo i dati del Sinab, in Italia dal 2010 gli ettari di superficie biologica coltivata sono aumentati di oltre il 75%, e il numero degli operatori del settore (79.000) di oltre il 65%. 

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coltivazioni biologiche ortaggi

Il settore del biologico in Italia sta vivendo un periodo di crescita e di conferme, anche come risultato del sostegno politico e legislativo con l‘agricoltura biologica che si consolida come settore d’interesse economico e produttivo per il Paese e costituisce un fiore all’occhiello nel panorama della qualità agroalimentare italiana con oltre 2 milioni di ettari di coltivazioni biologiche.

I dati elaborati dal Sinab (Sistema di Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica) per il Mipaaft relativi all’anno 2018 lo dimostrano: dal 2010 gli ettari di coltivazioni biologiche sono aumentati di oltre il 75%, e il numero degli operatori del settore di oltre il 65%. Ad oggi, la superficie biologica raggiunta nel 2018 nel territorio italiano equivale all’estensione della Regione Puglia. Secondo le analisi effettuate dal Sinab per il Mipaaft, infatti, nel 2018 in Italia si è arrivati a sfiorare i 2 milioni di ettari di superfici a coltivazioni biologiche, con un incremento rispetto al 2017 di quasi il 3%. Ciò si è tradotto in 49.000 ettari in più in soli 12 mesi: una crescita non solo in termini di superfici ma anche di soggetti coinvolti nel settore, che hanno raggiunto le 79.000 unità, con un incremento rispetto all’anno precedente di oltre il 4%.

L’incidenza della superficie biologica in Italia ha raggiunto nel 2018 il 15,5% della SAU nazionale, e questo posiziona l’Italia di gran lunga al di sopra della media UE, che nel 2017 si attestava al 7,0%: i dati confermano il primato dell’Italia in Europa per quanto riguarda il numero di operatori.

L’evoluzione positiva del settore è stata confermata anche dai primi dati sul mercato del biologico (Ismea). I consumi crescono da oltre 5 anni senza soluzione di continuità (+102% dal 2013 a oggi). Secondo le stime Ismea, gli acquisti di prodotti biologici sono aumentati di un ulteriore +1,5% nei primi mesi dell’anno. Un risultato positivo soprattutto se valutato in relazione ai quantitativi di merce presenti sul mercato, che vede ormai vicino il traguardo dei 3 miliardi di valore del comparto a fine 2019. A trainare le vendite la grande distribuzione organizzata, con un +5,5%, a scapito delle quote dei negozi tradizionali (-7%). Significativa anche la crescita del bio nei discount (+20,7%). Relativamente alle importazioni di prodotti biologici da Paesi terzi, dopo anni di continua crescita, nel 2018 si è verificata una flessione complessiva del 10% dei volumi importati. Tale diminuzione è da attribuire principalmente alla categoria dei prodotti industriali, che hanno registrato un calo del 50% rispetto al 2017. Continua invece la crescita delle importazioni di cereali e di ortaggi e legumi, rispettivamente del 14% e 11%.

Secondo l’indagine Coldiretti-Ixé, quasi due italiani su tre (64%) acquistano prodotti alimentari biologici regolarmente (22%) o occasionalmente (42%) con una tendenza che si è costantemente rafforzata nel tempo.

Si tratta in realtà della punta dell’iceberg della decisa svolta sostenibile a tavola con quasi sei italiani su dieci (59%) che secondo Coldiretti/Ixè hanno fatto la spesa dal contadino almeno una volta al mese nell’ultimo anno in frantoi, malghe, cantine, aziende, agriturismi o mercati degli agricoltori per acquistare prodotti locali a chilometri zero direttamente dai produttori che non devono percorrere lunghe distanze con mezzi inquinanti. Ma c’è anche un 33% degli italiani chi si impegna con i propri comportamenti di acquisto a sostenere la biodiversità, per salvare prodotti a rischio di estinzione.

Un’attenzione che ha spinto l’agricoltura nazionale a diventare la più ecologica d’Europa con l’Italia che è l’unico Paese al mondo con 5.155 prodotti alimentari tradizionali censiti, 297 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg ed ha fatto la scelta di vietare le coltivazioni Ogm e la carne agli ormoni a tutela della biodiversità e della sicurezza alimentare.

«La spinta verso la sostenibilità dell’agricoltura italiana non ha solo un valore ambientale ma è anche il vero valore aggiunto delle produzioni “Made in Italy” – ha affermato il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini -. Investire sulla distintività è una condizione necessaria per le imprese agricole di distinguersi in termini di qualità e affrontare così il mercato globalizzato».

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