Da gennaio ad agosto 2019 immatricolati solo 6.453 auto elettriche

Nonostante il ricco sostegno pubblico (in alcune realtà italiane si arriva a ben 12.000 euro) il mercato dell’auto elettrica rimane ancora di nicchia. Meglio spostare gli incentivi pubblici sulla mobilità elettrica personale, sostenendo scooter elettrici, biciclette a pedalata assistita e monopattini. 

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Secondo l’analisi effettuata dal Centro studi e statistiche UNRAE, sono solo 6.453 le auto elettriche immatricolate in Italia nei primi 8 mesi del 2019, in crescita del 109% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ma comprende solo lo 0,5% del mercato totale che risulta in calo del 3,3% a 1,33 milioni di pezzi.

L’acquisto di un’auto elettrica interessa prevalentemente i privati – che rappresentano il 41,0% degli acquisti – e il noleggio a lungo termine (30,7% del totale). Nel periodo di analisi i diversi modelli immatricolati sono 26, in crescita rispettoai 22 di un anno fa.

In questo quadro, il Centro studi è andato ad approfondire in particolare le scelte dell’acquirente privato di auto elettriche nei primi 8 mesi del 2019. Il 72,4% delle immatricolazioni di BEV (battery electric vehicle) sul mercato privati è realizzato da uomini, 13,2 punti percentuali in più rispetto ai valori di mercato su tutte le altre alimentazioni e la fascia di età più rappresentativa è quella da 46 a 55 anni, con il 32,8% di quota di mercato (+7,4 p.p. rispetto alla quota su tutte le altre alimentazioni).

Dal punto di vista geografico, circa i 3/4 degli acquisti di auto elettriche si concentrano nel Nord del Paese, mentre la città di Roma rimane al 1° posto per numero di immatricolazioni, pur riducendo la sua quota a meno della metà rispetto al 2018.

Se si guarda a cosa i clienti hanno dato in permuta a fronte dell’acquisto di auto elettriche, nei 5 mesi di questo anno (periodo nel quale il dato è consolidato) il 45% dei veicoli permutati ha alimentazione diesel, in linea con le tendenze in atto; segue la benzina al 35% del totale. Da segnalare anche un 10% di veicoli elettrici. Ciò è spiegato in parte con le offerte vantaggiose che le Case automobilistiche rivolgono agli utilizzatori di BEV in occasione dell’uscita di nuove versioni del modello in uso.

Guardando al mercato dell’usato, infine, nei 5 mesi sono stati 422 i passaggi di proprietà al netto delle minivolture, con oltre il 57% che coinvolge quattro principali modelli.

Salta all’occhio che le generose risorse pubbliche investite per il sostegno delle auto elettriche (fino a 6.000 euro da parte dello Stato, altrettanto o quasi da parte degli enti locali per un totale di 12.000 euro a veicolo) sono in gran parte sprecati e andrebbero meglio indirizzati per favorire un reale contenimento delle emissioni inquinanti e una decongestione della circolazione stradale, ambiti dove il sostegno a scooter elettrici, biciclette a pedalata assistita e monopattini elettrici può essere realmente risolutiva, anche sotto l’aspetto salutistico degli utilizzatori. In questo contesto, sarebbe logico che gli amministratori nazionali e locali indirizzassero le risorse pubbliche a sostegno di questi acquisti, prevedendo un contributo pubblico del 50% del prezzo d’acquisto, con un tetto all’intervento pubblico complessivo di 3.000 euro ad acquisto.

Parimenti, andrebbero immediatamente cessate tutte le politiche di penalizzazione e di demonizzazione a danno della propulsione Diesel, soprattutto se a standard Euro 6, che offre livelli di emissioni di ossidi d’azoto irrisori, particolato non misurabile ed emissioni di anidride carbonica anche inferiori a quelle di un veicolo elettrico che ha, soprattutto per quelli con batterie di dimensioni da 60 a 100 kWh di potenza installata, un costo di gestione chilometrico decisamente superiore a quello di un moderno Diesel. Senza considerare le positive ricadute su tutta la filiera produttivadell’automotive nazionale ed europeo, dove l’industria di settore italiana (soprattutto quella della componentistica) è molto forte, allontanando la crisi che la sta colpendo e che rischia di costare decisamente caro a tutto il sistema Paese.

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