Mercato dell’auto: a settembre torna a salire, ma non è vera crescita

Confronto con un settembre 2018 fortemente in calo per il boom delle immatricolazioni ad agosto. Ancora tensioni fino a fine anno.

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A settembre il mercato dell’auto torna a crescere (+13,4%), mostrando il primo segno positivo dopo quello dello scorso aprile (+1,5%), anche grazie a un giorno lavorativo in più (21 giorni lavorativi a settembre 2019 contro i 20 di settembre 2018), ma il dato deve essere bilanciato con i dati del bimestre agosto-settembre 2019 con lo stesso periodo del 2018 per depurare i dati dall’effetto WLTP che hanno gonfiato le vendite ad agosto 2018. Nell’agosto-settembre 2018 le immatricolazioni furono 217.147, mentre nello stesso periodo del 2019 sono state 231.075. «La crescita è del 6,4% e può essere considerata l’incremento effettivo del mercato nell’ultimo bimestre al netto delle distorsioni dovute alla vicenda WLTP» commenta Gianprimo Quagliano presidente del Centro studi Promotor secondo cui «il mercato rimane nel suo complesso debole e ancora in calo su base annua, oltre che l’unico tra i grandi mercati europei ad essere ancora stagnante».

Da qui alla fine dell’anno il mercato dell’auto sarà soggetto ancora a perturbazioni normative: dal 1 settembre 2019 entrain vigore la procedura di misurazione delle emissioni inquinanti (NOx, HC, PN), dei consumi e delle emissioni di CO2 delle autovetture denominata “Real Driving Emissions” (RDE) – la quale, abbinata al test WLTP, garantisce che le emissioni misurate in laboratorio non vengano superate durante la guida reale e si applica a tutte le auto di nuova immatricolazione, rappresentando un’ulteriore sfida per i Costruttori, ai quali è chiesto di portare le rispettive gamme di prodotto al di sottodella soglia di 95 g/km/CO2 a partire dal 1 gennaio 2020, pena l’irrogazione da parte della Commissione europea di pesanti multe. Una situazione che, da qui a fine anno, poterà molte case a “pompare” le vendite di tutte le auto con maggiori emissioni con sconti e promozioni al fine di alleggerire l’ammontare delle sanzioni, cui saranno soggette quasi tutte le case europee.

Tornando all’andamento del mercato a settembre, emerge ancora il pesante calo della motorizzazione Diesel, vittima di un’assurda e ingiustificata demonizzazione, a vantaggio di quella a benzina che causa maggiori emissioni inquinanti, oltre ad una sostanziosa crescita delle alimentazioni alternative (frenate però dalla carenza di modelli predisposti nel caso del Gpl e della carenza della rete distributiva nel caso del metano), oltre alle ibride ed elettriche, che fanno registrare percentuali a tre cifre, ma rimangono sostanzialmente marginali sul volume complessivo del mercato, evidenziando come i consumatori non siano ancora disposti ad acquistare veicoli che costano di più (nonostante i ricchi incentivi pubblici statali e di molti enti locali) e che sono di difficile gestione per via della scarsa autonomia e della insussistenzadella rete di ricarica pubblica.

Nella composizione del mercato italiano si evidenzia come ancora il 31,3% del parco circolante totale sia ancora di categoria compresa tra Euro 0 e Euro 3, che hanno livelli inquinanti decisamente elevati, mentre solo il 21,8% è di livello Euro 6. «Su un totale al 30 giugno di 38.190.000 vetture circolanti – sottolinea Michele Crisi, presidente dell’Unrae -, il 31,3% (circa 12.000.000 di auto) è rispondente alle Direttive di emissione ante Euro 4, quindi con più di 14 anni di età», rendendo necessario rivedere le politiche di sostegno al mercato da parte dello Stato, sia per ridurre l’inquinamento conazioni di rottamazione con sostituzione con il nuovo o anche usato “fresco” che per aumentare la sicurezza attiva e passivadei veicoli.

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