Dei 137 miliardi di divario dell’Iva a livello comunitario, ben 33,5 accadono in Italia

Studio della Commissione europea sull’IVA. I dati relativi al 2017. Per ridurre il fenomeno necessaria una riforma complessiva e una maggiore omogeneità delle aliquote tra gli stati membri. Il divario maggiore in Italia.

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Secondo uno studio pubblicato dalla Commissione europea, nel 2017 i paesi dell’UE hanno perso 137 miliardi di euro di entrate provenienti dall’imposta sul valore aggiunto (IVA), in calo da 145,4 miliardi del 2016: il cosiddetto “divario dell’IVA” – vale a dire la differenza tra il gettito IVA atteso e l’importo effettivamente riscosso – si è leggermente ridotto rispetto agli anni precedenti, pur rimanendo ancora molto elevato. Stime per il 2018 indicano che la tendenza al ribasso continuerà e che il “divario dell’IVA” probabilmente scenderà al di sotto di 130 miliardi di euro.

Questa situazione evidenzia ancora una volta la necessità di una riforma globale delle norme UE in materia di IVA, come proposto nel 2017 dalla Commissione, e di una maggiore cooperazione tra gli stati membri per contrastare le frodi dell’IVAe rendere funzionali le norme per quelle imprese e quegli operatori commerciali che operano nella legalità.

Il “divario dell’IVA” è un indicatore dell’efficacia delle misure di applicazione e controllo dell’IVA in ciascuno stato membro, in quanto fornisce una stima della perdita di gettito dovuta alla frode e all’evasione, all’elusione fiscale, ai fallimenti, alle insolvenze finanziarie e agli errori di calcolo. I divari maggiori sono quelli riscontrati in Romania (36%), Grecia (34%) e Lituania (25%). Mentre i più contenuti, intorno all’1% delle entrate da IVA, sono quelli di Svezia,Lussemburgo e Cipro. In termini assoluti, il divario più alto si è avuto in Italia con circa 33,5 miliardi di Euro.

I risultati ottenuti dai singoli stati membri variano ancora in modo significativo. Il “divario dell’IVA” è diminuito in 25 stati membri, mentre è aumentato in tre. Malta (-7 punti percentuali), Polonia (- 6) e Cipro (-4) hanno registrato buoni risultati, con una notevole diminuzione delle loro perdite di IVA. Anche altri 7 stati membri (Slovenia, Italia, Lussemburgo, Slovacchia, Portogallo, Repubblica ceca e Francia), hanno ottenuto risultati soddisfacenti, riducendo il loro divario dell’IVA di oltre 2 punti percentuali.

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