Il Friuli Venezia Giulia ha il suo suino geneticamente friulano Doc

0
1258

Dopo 4 anni dall’avvio del progetto di qualificazione genetica, presentato nell’azienda agricola Avoledo a Spilimbergo

Ora c’è anche il suino geneticamente friulano, con un marchio ad hoc, fra le produzioni agroalimentari del Friuli Venezia Giulia, riconducibili al paniere del Tipicamente friulano. Dopo 4 anni di ricerca, infatti, l’Associazione Allevatori regionale, l’Università di Udine, la Regione, rappresentata dall’assessore Claudio Violino, hanno presentato il suino geneticamente friulano nell’azienda agricola Avoledo a Spilimbergo che, con l’azienda di Sonia Armellin, ha partecipato alla fase sperimentale.

“Un punto di arrivo per nuovi progetti” ha detto il presidente dell’Ara, Luca Vadori, che ha ringraziato tutti i soggetti che hanno collaborato, e che ci consente non solo di mantenere in vita la suinicoltura della regione, ma di riposizionarla fra quelle di alta qualità. “Un progetto innovativo apprezzato in Italia e all’estero” ha aggiunto il direttore dell’Ara, Oliviero Della Picca, che “ha coinvolto tutti i soggetti della filiera, dagli allevatori, all’università, dal Consorzio del prosciutto di San Daniele, ai macellatori e ai salumifici, dall’Ineq, agli artigiani e ai commercianti, tutti uniti per individuare un nuovo suino friulano da utilizzare sia per il prosciutto di San Daniele sia, commercializzando con il marchio Aqua (garantisce l’origine delle carni e degli insaccati) tutte le altre parti del maiale, valorizzando l’intero animale”. Il progetto prevede anche criteri oggettivi di valutazione degli animali e quindi il riconoscimento del loro valore.

 

Un progetto che rappresenta un modello per l’Italia e che ha portato la ricerca nelle imprese agricole, apprezzato dal presidente nazionale dell’Anas (associazione nazionale allevatori suinicoli), Andrea Cristini, venuto appositamente a Spilimbergo per conoscerlo. “Siete stati capaci di trasformare, facendo sedere tutti i soggetti della filiera attorno a un tavolo, un problema serio in una opportunità”. Il prof. Bruno Stefanon, preside della facoltà di Medicina Veterinaria dell’università di Udine, e il prof. Denis Guiatti hanno illustrato il progetto di qualificazione genetica dei suini nati e allevati in Friuli Venezia Giulia che prevede addirittura la tracciabilità degli animali con microchip; il prof. Giuseppe Comi, sempre dell’Università di Udine, ha parlato di carne e qualità del salame; Marco Bassi, tecnico dell’Associazione Allevatori Fvg, ha relazionato circa le performance ottenute e ha presentato la relazione del dott. Francesco Ciani, direttore dell’Ineq. Soddisfatto l’assessore regionale all’agricoltura, Claudio Violino: “mai avrei pensato che in così pochi anni si potessero ottenere risultati così prestigiosi. Mi congratulo con l’Associazione Allevatori e l’Università di Udine e con tutti i soggetti della filiera e li ringrazio per il grande lavoro svolto che ha ottenuto risultati concreti ancor prima della fine del progetto. Progetto che è sicuramente un modello da imitare, un modello esemplare di collaborazione fra privati e pubblico, fra ricerca e imprese sostenuto dalla Regione. Il progetto ci insegna anche che occorre puntare sulla qualità e non sui prodotti a basso prezzo, sui prodotti identificabili con il territorio e riconoscibili”.