Le Pro Loco trevigiane a difesa del “Panevin”

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Giovanni Follador
Giovanni Follador

Giovanni FolladorTradizione e innovazione nel “codice di autoregolamentazione Panevin” proposto dalle Pro Loco del Quartier del Piave

La celebrazione dell’Immacolata apre le Festività Natalizie 2011-2012 e le Pro Loco trevigiane, in particolare quelle del Consorzio Quartier del Piave, scendono in campo per tutelare la tradizione del Panevin. Nelle settimane scorse sono stati lanciati segnali di preoccupazione per il fumo sprigionato dai falò della tradizione: “è un allarmismo che non condividiamo – spiega Giovanni Follador, presidente UNPLI Treviso – che si presta a facili strumentalizzazioni e che non tiene conto della realtà dei fatti, oltre a minare una delle poche tradizioni rimaste davvero nel cuore delle nostre comunità e particolarmente sentita anche dai giovani.”

“Si tratta di preoccupazioni legittime ma non condivisibili perché lontane dalla realtà dei fatti – aggiunge Roberto Franceschet, presidente del Consorzio Pro Loco Quartier del Piave – Proprio lo scorso 11 novembre ci siamo ritrovati a Rua di Feletto con alcuni amministratori e tecnici del settore per la stesura e la condivisione di un ‘Codice di Autoregolamentazione Panevin’ proposto da noi che consenta ai volontari di avere un vademecum utile per la costruzione dei falò rispettando le esigenze ambientali e la tutela dei cittadini che partecipano alla festa. In particolare il codice sottolinea l’importanza di non esagerare con la grandezza del falò che non ha nulla a che fare con lo spirito della tradizione, di utilizzare materiale povero ed ecologico vietando l’uso di ramaglia verde, pneumatici, combustibili ed altro materiale inquinante, limitando la presenza di tralci di vite e di garantire la tutela dei presenti mettendo in sicurezza il palo centrale, transennando i resti del falò e tenendo gli spettatori ad una distanza prudenziale.”

Nel “codice di autoregolamentazione Panevin” condiviso lo scorso novembre, ci sono inoltre passaggi importanti dedicati al recupero di una tradizione fatta di canti popolari e non di petardi e botti. Un ruolo particolare viene dato alle scuole che si auspica possano coinvolgere i più piccoli in una festa che ha radici antichissime e che continua ad essere fortemente sentita dalle comunità locali.

“Siamo convinti – conclude il presidente Follador – che chi ha lanciato l’allarme Panevin saprà farlo rientrare, sposando l’iniziativa partita spontaneamente dalle pro loco che si fanno carico dell’organizzazione dei falò dell’Epifania. Siamo convinti infatti che le tradizioni possano e debbano adeguarsi ai tempi, rispettando ad esempio le nuove necessità in ambito di tutela ambientale, ma crediamo fortemente che la storia dei nostri paesi e delle nostre comunità vada difesa e sostenuta con altrettanto vigore. Se abbandoniamo anche il Panevin, cosa resterà alle future generazioni, del passato che ha fatto crescere le nostre comunità? Nulla. Questa è la risposta. Stiamo andando verso il nulla”.