Girondini: “Vogliamo portare allo stesso livello di offerta e di gradimento del pubblico anche la stagione invernale”

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Francesco Girondini
Francesco Girondini

Francesco GirondiniL’intervista al Sovrintendente della Fondazione Arena di Verona Francesco Girondini

La Fondazione Arena di Verona inaugura il 13 dicembre la sua stagione invernale con l’opera “buffa” di Verdi, Falstaff. Sovrintendente Girondini, quali sono le problematiche per un ente lirico come l’Arena di Verona alle prese con due stagioni molto ricche, di cui quella estiva è una delle più note ed apprezzate in Italia e all’estero?

Le problematiche sono molto ampie. Rispetto ad altre Fondazioni che hanno solo una stagione, noi abbiamo un grande impegno finanziario ed organizzativo, specie in un contesto come l’attuale dove la scarsità di fondi impone molta attenzione. Gestire una stagione estiva con 50 serate in poco più di tre mesi è un impegno notevole. Ora, la scommessa è portare allo stesso livello di offerta e di gradimento del pubblico anche la stagione invernale, che può fungere anche da traino per il turismo veronese.

Quanto conta l’apporto degli sponsor nella programmazione dell’attività della Fondazione?

La presenza degli sponsor è importante, specie in presenza di un contributo sempre più in calo da parte dello Stato, visto che con i ricavi della sola biglietteria non si riescono a coprire tutte le spese. Ci fa piacere vedere le aziende locali disponibili a sostenere tangibilmente l’attività della Fondazione. Produrre cultura di alta qualità costa molto e reperire risorse adeguate è necessario per mantenere allo stesso livello l’offerta degli allestimenti e la ricchezza del cartellone.

La regione Veneto è una delle poche realtà italiane che ha due enti lirici di prestigio come Verona e Venezia. E’ possibile avere una maggiore collaborazione e più ampie sinergie, anche per offrire ai turisti un programma variegato e diluito nel tempo?

La Fondazione Arena di Verona collabora già da tempo e con reciproca soddisfazione con la Fenice di Venezia. Stiamo operando molto soprattutto sull’aspetto formativo, oltre che in alcune coproduzioni. Inoltre per alcuni allestimenti La Fenice si appoggia sui nostri laboratori per produrli, visto che Venezia ne è sprovvista. La Fenice ha un occupazione molto elevata delle sue serate (oltre il 92%), segno tangibile del gradimento della proposta da parte del pubblico. Anche noi con il Teatro Filarmonico dobbiamo offrire ai veronesi e ai turisti un’offerta adeguata diluita lungo tutto l’anno.

Da alcune parti si avanza la proposta di fondere le due realtà liriche venete in un’unica Fondazione, anche per avere risparmi sui costi di gestione. Quanto è fattibile questo scenario?

Questo è un tema che non abbiamo mai affrontato seriamente. Si potrà sicuramente valutarlo, ma in un sistema generale di ridisegno di tutta l’attività lirico-sinfonica delle fondazioni, sia a livello nazionale che locale. Può essere uno scenario su cui lavorare, anche per programmare meglio le risorse disponibili, visto che oggi non sappiamo mai con il dovuto anticipo su quante e quali risorse possiamo disporre per la nostra attività.