A marzo prosegue il crollo del mercato dell’auto: -26,7%, con il gruppo Fiat che fa peggio

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Federauto,Unrae e Anfia chiedono al Governo Monti provvedimenti per rilanciare il settore strangolato dagli effetti dell’aumento dell’Iva e dalla crescita dei costi dei carburanti. Servono provvedimenti per rimodulare la fiscalità sull’auto aziendale, eccessivamente penalizzata rispetto all’Europa

A marzo prosegue il crollo del mercato dell’auto, con un nuovo calo del 26.7%, con il gruppo Fiat che fa peggio della media, andando oltre il 30% di calo, vedendo ridursi la propria quota di mercato nazionale sotto il 25% causa eventi contingenti (come lo sciopero delle bisarche che hanno impedito la distribuzione e la cnosegna delle vetture vendute) e, soprattutto, la miope strategia aziendale che ha limitato negli ultimi anni la gamma di prodotto, oggi oltre modo ridotta e poco in linea con le richieste di un mercato sempre più segmentato e sofisticato. Se la crisi sul nuovo fa piangere flotti di lacrime da parte degli operatori, nemmeno il mercato dell’usato sorride, visto che a marzo sono stati registrati 391.863 trasferimenti di proprietà di auto usate, con un calo dell’8,22% rispetto a marzo 2011, durante il quale ne furono registrati 426.972 (a febbraio i trasferimenti di proprietà di auto usate erano stati invece 339.756). Il mese scorso, il volume globale delle vendite (530.000 autovetture) ha interessato per il 26,06% auto nuove e per il 73,94% auto usate.

Nei primi tre mesi dell’anno, le immatricolazioni di nuove vetture in Italia ha ceduto il 20,95% attestandosi a 406.907 unità, contro le 514.759 dello stesso periodo di un anno fa. Tra i costruttori esteri presenti in Italia, a marzo la vetta del podio rimane in mano Volkswagen, nonostante il calo dei volumi del 22,84% (a 12.353 unità). Numero due è Ford con 10.924 unità vendute (-38,61%), seguita da Opel a 9.616 pezzi (-24,35%). Toyota sale al quarto posto a 6.558 vetture vendute (-29,23%), mentre quinta è Citroen a 6.356 unità (-25,5%), seguita da Renault (-16,97% a 6.344). L’altra francese Peugeot è ottava (-25,62% a 5.458). Il settimo posto invece se lo aggiudica Audi (-11,49% a 5.708 unità). Tra le altre tedesche di lusso la segue Mercedes (-10,41% a 4.357) e poi Bmw (-33,54% a 3.803). Tra le case estere la flessione più accentuata l’ha segnata la Honda (-85,6%). Tra tanti segni negativi, da registrare anche i vistosi incrementi di Land Rover (+60,55%), che ha registrato il miglior progresso del mercato, Hyundai (+11,51%, che si avvantaggia di una gamma molto ricca e rinnovata), Kia (+26,92%), Porsche (+10,66%) e Subaru (+1,32%).

Unrare presidente jaques bousquet“L’effetto della crisi congiunturale, l’aumento continuo del prezzo dei carburanti, la forte crescita delle assicurazioni Rc Auto, l’assenza di credito alle imprese, unito alle mancate consegne per lo sciopero delle bisarche è stato un mix letale che ha inciso pesantemente sul mercato dell’auto”: così commenta Jacques Bousquet, presidente dell’Unrae, l’andamento delle immatricolazioni di nuove auto in Italia a marzo e nel trimestre, secondo cui “il periodo più importante dell’anno in termini di stagionalità favorevole (con un peso del 30% sul totale dell’anno) se ne è andato, lasciandoci con la conferma di una tendenza (non una previsione) da 1.370.000 vetture a fine 2012 e già con 107.852 vendite in meno rispetto all’anno scorso. Sarà – secondo Bousquet – molto difficile riuscire a recuperare nei prossimi mesi senza interventi strutturali di sostegno all’auto”.

Gli effetti di un così vistoso calo delle vendite dovuto alle carenze finanziarie delle famiglie italiane, chiamate ad onorare ormai troppi impegni fiscali non tarderanno a riflettersi anche sul comparto auto motive. Per Bousquet “restano ancora non risolti i temi della fiscalità delle auto aziendali, della stretta creditizia su concessionarie e imprese, nonché l’inefficacia d

el superbollo nel generare risorse per lo Stato, tributo che anzi ha innescato una spirale perversa sulle auto a maggior gettito di Iva. Con un mercato che crolla del 21% anche l’auto pagherà un tributo in termini di posti di lavoro, perché verrà a mancare in molte Concessionarie la massa critica di sostentamento per vendita e assistenza”. Unrae conferma la stima che saranno circa 350 quest’anno i concessionari che chiuderanno, con una perdita complessiva di circa 10.000 addetti, con un mercato che torna indietro al 1965 in termini di volumi venduti.

Visti i numeri in proiezione, lo Stato si sta preparando a perdere circa 2,3 miliardi di euro di minor gettito Iva, 1 miliardo di euro dall’evasione della tassa di possesso, 105 milioni di euro di mancato introito da un inutile superbollo e deve tenersi pronto ad affrontare un problema occupazionale aggiuntivo determinato dalla chiusura di diverse centinaia di Concessionarie e di Officine di assistenza post vendita. Davvero un bel risultato per il governo dei tecnici e professori.

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Per l’organizzazione dei concessionari, Federauto, il bilancio è anche peggiore di quel che appare: secondo il presidente Filippo Pavan Bernacchi “la flessione del 26,7% è arrivata nonostante l’iniezione dei veicoli ‘chilometri zero’ dell’ultimo minuto”, senza la quale il risultato sarebbe stato ancora più negativo. Per Pavan Bernacchi “stiamo vivendo in Italia il momento più tragico da quando è stata inventata l’automobile e nessuno muove un dito. Noi siamo vicini a Monti e al suo Governo tecnico ma chiediamo dopo il giro di vite sulle tasse, che per il nostro settore vuol dire essere passati dagli incentivi ai disincentivi, di cominciare a parlare di misure di sostegno della domanda, di sviluppo”.

Federauto sottolinea che il primo trimestre 2012 si è chiuso a 406.907 vetture, facendo segnare un calo del 20,95%, dato che proiettato sul 2012 confermerebbe le previsioni di Unrae a 1.370.000 vetture vendute, al di sotto del 1.500.000 ipotizzato dai concessionari stessi.
Uno scenario, secondo Pavan Bernacchi, da “Day After, e non comprendiamo più l’immobilismo del Governo. Pochi giorni fa, lo stesso ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, nell’audizione alla Camera dei Deputati ha parlato senza reticenze della recessione in atto, legittimando in qualche modo le preoccupazioni espresse in precedenza dalla stessa Camera dei Deputati proprio con riferimento alla crisi del settore auto che, voglio ricordarlo sempre, in Italia fattura l’11,6% del PIL, contribuisce con il 16,6% al gettito fiscale nazionale e dà lavoro a 1.200.000 persone”.

Federauto non comprende perché il Governo non abbia ancora aperto un tavolo di confronto con le associazioni del settore, atto recentemente sollecitato anche dalla Camera dei Deputati con ordine del giorno accolto dal Governo stesso. Secondo il presidente di Federauto “evidentemente la crisi di vendite degli autoveicoli e del settore nel suo complesso, fino ad oggi non è stata recepita come una priorità per il Paese e questo ci dispiace. E’ però il momento di agire subito, questa è la nostra richiesta, che si accompagna al piano di proposte già presentate e che punta ad una gamma di interventi strutturali per il rinnovo del parco e di revisione della fiscalità delle auto, specie di quelle aziendali per allinearsi alla media europea”.