Nuova proposta musicale della Gianluca Petrella Cosmic Band: ‘Coming Tomorrow-Part One’,’Coming Tomorrow-Part Two’ (Spacebone Records)

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petrella1 1di Giovanni Greto

Anche se sono state registrate entrambe nel maggio del 2008 – il 12 e il 13 la prima parte, il 14 e il 15 la seconda – la seconda è uscita da poco, a due anni dalla prima. Forse questa consistente distanza temporale è stata pensata per consentire al pubblico di assimilare il progetto e sentirne l’esigenza di un’ulteriore appendice. Ogni CD presenta 11 tracce. Sia nel primo che nel secondo, quattro appartengono alla scrittura di Sun Ra (1914-1993). Ciò nonostante la Cosmic Band attinge con originalità, freschezza, vigoria, fantasia dal repertorio della Solar Arkestra, proponendo cinque brani inediti nel primo, sette nel secondo. Il celebre bandleader aveva dato vita a spettacolari esibizioni, coreograficamente vicine al kitsch con sprazzi di guitteria in forma di inconsueto teatro musicale. In sintesi, il tastierista e direttore americano affermava di discendere dal pianeta Saturno e che tutto il popolo africano, afroamericani inclusi, apparteneva ad un altro mondo, doveva liberarsi dal dominio culturale americano ed europeo e lottare con tutte le forze per far ritorno alla terra d’origine, la madre Africa.

Petrella, classe 1975, premiato sia in Italia che negli USA – ha vinto nel 2005 il “critics poll” della prestigiosa rivista Down Beat quale ‘rising star’ del trombone – è forse rimasto affascinato dalla ricchezza sonora dell’Arkestra e, spinto dalla curiosità, dalla voglia di scoprire e di avventurarsi in territori diversi, ha riunito nove giovani talenti quasi quattro anni fa, facendo uscire due dischi stimolanti, che ascolto dopo ascolto evidenziano sempre nuovi aspetti. La prima cosa avvertita, appena inseriti i CD nel lettore, è una sonorità limpida, cristallina, evidentemente curata con attenzione. Si rimane affascinati ed avvolti da un suono, che nella frequente diversità dinamica comunica sensazioni di sgomento in una tensione che si libera all’interno di ogni brano. Musicalmente c’è tanto swing, ci sono richiami attualizzati alle marching band e alle bande di paese con le quali Petrella si era fatto le ossa, accanto ad un incalzante tappeto ritmico funky. Oltre ai quattro fiati – il leader al trombone, al synth bass e agli effetti, Francesco Bigoni al sax tenore e al clarinetto, Beppe Scardino al sax baritono, Mirko Rubegni alla tromba – che intessono fitti dialoghi, compare la chitarra elettrica, spesso magicamente distorta, di Gabrio Baldacci, il fender Rhodes, le tastiere e gli effetti di Alfonso Santimone, che spesso riportano al 1969, allorché Miles Davis, licenziando ‘Bitches Brew’ indirizzava il Jazz verso sonorità elettriche, spiazzanti a quell’epoca, il pianoforte di un Giovanni Guidi sempre più importante, il contrabbasso di Francesco Ponticelli, la batteria di Federico Scettri e le percussioni discrete di Simone Padovani.

Dai brani in scaletta nella prima parte emerge ‘Space is the place’ di Sun Ra, un funky-jazz ad ampio respiro, nel quale, a conclusione dell’esposizione tematica, si fa strada un assolo di chitarra, dal lontano suono distorto, nel quale si inseriscono efficaci riff dei fiati. Un affettuoso, tenero, omaggio alle big band degli anni ’40 con il timbro caldo del sax tenore, il trombone con sordina, la tromba che si arrampica con i sovracuti, è la versione dell’ensemble di ‘The second star to the right’ di Sammy Cahn e Sammy Fahn.

Nella seconda parte emerge per personalità il brano più lungo, ‘Friendly Galaxy n. 2’, nuovamente di Sun Ra. Si rimane dapprima catturati da un’atmosfera sospesa, nella quale i fiati si inseriscono con un ostinato riff, sostenuti da una ritmica swingante la quale, dopo un perfetto stop, lancia gli assolo del trombone e del sax tenore, entrambi arricchiti da effetti, wah-wah e da un fender Rhodes in agguato che ci riporta allo Zawinul del periodo davisiano . Del Petrella autore si impone per coralità ‘Dark Lady’: il trombone declama il tema con rilassatezza, mentre piatti, piccole percussioni e tamburi del drum set, con il rullante sempre senza cordiera, conferiscono un alone di mistero che non si risolverà , mantenendo la tensione fino alla fine.