Nella ricerca medica e scientifica sempre più importante il ruolo dei fondi privati

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Fondazione CRO Aviano Onlus Agrusti Giordano Cappelletti 2 1Riunione del Comitato d’indirizzo della Fondazione CRO Aviano Onlus alla presenza del prof. Antonio Giordano

“Oggi finanziare la ricerca vuol dire competere adeguatamente con la tumultuosa sfida tecnologica in atto per ottenere rapidamente risultati per chi soffre”. Due punti – chiave che secondo il professor Antonio Giordano, 49 anni, allievo del premio Nobel Watson al Cold Spring Harbor Laboratory e presidente del Comitato Scientifico della Fondazione CRO Aviano Onlus, a Pordenone per un incontro con i vertici della Fondazione e dell’Istituto, si possono conseguire, anche, col contributo di “realtà di successo imprenditoriale che – ha detto in conferenza stampa – debbono scendere in campo dimostrando di essere sensibili e illuminate.

Ciascuno – ha aggiunto il presidente e fondatore dello Sbarro Health Research Organization di Philadelphia – può e deve uscire dal proprio giardino per aiutare la ricerca a giungere rapida ed efficace al paziente”. Giordano, tra l’altro revisore dei progetti di ricerca per American Cancer Society, NIH’s National Cancer Institute, ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e revisore esterno per la valutazione dei programmi di ricerca dell’U.S. Food and Drug Administration, ha spiegato che “nell’ambito degli IRCCS italiani il CRO vanta almeno un paio di primati: è tra i più giovani e in poco più di vent’anni è divenuto un punto di riferimento internazionale sia per i pazienti oncologici sia per la ricerca. “Come tutte le grandi organizzazioni scientifiche – ha puntualizzato – deve confrontarsi con lo sviluppo tecnologico e le evoluzioni di patologie che, in taluni casi, fanno registrare incrementi causati da nuovi fattori di rischio. In tal senso è necessario sviluppare, incessantemente, know-how tecnologico”.

Su questo tema si è innestato, dopo il primo, riconoscente ed orgoglioso saluto introduttivo, l’intervenuto di Michelangelo Agrusti, presidente di Unindustria Pordenone e del Consiglio di indirizzo e verifica sulle attività del CRO che ha specificato che la Fondazione di cui Giordano è capo del Comitato Scientifico, “promuoverà e sosterrà i progetti di trasferimento tecnologico derivati da ricerche svolte presso l’Istituto in ambito biomedico, delle tecnologie diagnostiche e terapeutiche e dell’information technology finalizzate al miglioramento dell’erogazione delle cure in oncologia e della qualità di vita dei pazienti”.

Il ricorso al privato, in un periodo di straordinaria contrazione economica, è fondamentale: “Paesi come l’Italia, che ha sempre investito poco – ha aggiunto il professor Giordano – oggi destinano quote sempre più modeste alla ricerca. Persino storici capisaldi come gli Stati Uniti, però, hanno dovuto rivedere i propri programmi al ribasso”. Il fund raising evocato dal luminare napoletano, in sostanza, dovrà consentire al CRO e ai suoi ricercatori di potersi dedicare con risorse sempre più ingenti allo sviluppo di tecnologie destinate a interagire rapidamente con i pazienti. “Gli ambiti primari sono quelli diagnostici, di prevenzione e di produzione di farmaci per la cura della malattia”.