Referendum Comunità di valle: domenica 29 aprile i Trentini chiamati alle urne per decidere se abrogarle o meno

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Congresso Nazionale LNT 11 aprile 2010 maurizio fugatti
Congresso Nazionale LNT 11 aprile 2010 maurizio fugattiI promotori del referendum sostengono che è un ente inutile e costoso. I favorevoli affermano che è un tassello fondamentale per la gestione del territorio

Mai ente pubblico ha avuto una vita così travagliata nel suo primo anno di vita come le Comunità di valle, 15 enti territoriali nati in provincia di Trento sulle ceneri dei comprensori per la gestione del territorio frapponendosi tra i 217 piccoli comuni (molti dei quali arrivano a stento a 1.000 abitanti) e la provincia di Trento. Un livello di governo del territorio, il quinto, forse ridondante per una realtà territoriale come la provincia di Trento che annovera poco più di 500.000 abitanti.

Fatto sta che in poco più del loro primo anno di vita, le Comunità di valle (alcune di esse formate da assemblee pletoriche di rappresentanti locali con oltre 90 consiglieri) non hanno fatto parlare bene di sé, ad iniziare dalle modalità di partecipazione al voto della popolazione per eleggere i componenti delle prime assemblee rappresentative: con poco più del 44% degli aventi diritto che sono andati a votare, di fatto le Comunità sono nate zoppe, delegittimate dalla scarsa partecipazione popolare. L’inizio falso avrebbe dovuto spingere gli amministratori delle Comunità ad uno sprint per recuperare legittimazione popolare e partecipazione, ma così non è stato. Per oltre un anno, le Comunità hanno di fatto vivacchiato, molte limitandosi a distribuire consulenze di studio sui temi più disparati e ad erogare complessivamente 1,7 milioni di euro in indennità per presidenti ed assessori, oltre che a costare oltre 160 milioni di euro per il funzionamento della loro “macchina” burocratica.

Tanto è bastato per fare scattare la richiesta di referendum abrogativo proposta inizialmente dalla Lega Nord (cui successivamente si è allineato anche il PdL), con la raccolta di oltre 9.000 firme di cittadini per l’indizione della consultazione popolare, che il Governatore del Trentino Lorenzo Dellai ha fissato in un giorno topico del calendario: l’ultima domenica tra quelle possibili, posta nel bel mezzo del primo grande ponte primaverile (quello tra il 25 aprile e il 1 maggio), propiziata anche dalla chiusura obbligatoria degli uffici pubblici fissata per il 30 aprile. Decisione legittima, ci mancherebbe altro, ma l’aver fissato la consultazione elettorale per domenica 29 aprile non facilita di certo il lavoro dei promotori del referendum impegnati per convincere gli elettori ad andare a votare in modo da fare scattare il quorum, indispensabile per sancire la validità del referendum. Anzi, di fatto testimonia anche la paura della maggioranza per il voto che potrebbe scaturire dalle urne se la popolazione farà comunque il proprio dovere di cittadini-elettori sancito dalla Costituzione, andando a votare qualunque sia la propria convinzione sul tema.

Se per i promotori del referendum le Comunità sono un inutile spreco, un lusso da abolire in un contesto di crisi come l’attuale che impone di ridurre e razionalizzare la spesa pubblica, non così i fautori delle Comunità, ad iniziare dal Governatore Lorenzo Dellai che in questi ultimi giorni di campagna elettorale sta girando la Provincia come una trottola visitando ogni Comunità con la giunta provinciale al gran completo, dispensando fondi pubblici e promesse di ogni genere. Per costoro le Comunità sono fondamentali per assicurare il corretto governo del territorio in presenza di una rappresentanza comunale eccessivamente parcellizzata, in modo da assicurare economie di scala ed efficienza nei servizi pubblici anche nei territori più disagiati di alta montagna, che altrimenti sarebbero penalizzati. Motivazioni rispedite al mittente dai referendari: per il segretario della Lega Nord Trentino Maurizio Fugatti, tra i principali promotori del referendum, “le Comunità sono buone solo per assicurare a caro prezzo pagato da tutti i contribuenti un futuro e un’indennità di carica ai tanti sindaci ed assessori della maggioranza di centro sinistra autonomista che non potevano più essere rieletti dopo due mandati. Ovvio che il Governatore Dellai non potesse ne volesse privarsi di quella cinghia di trasmissione che ne ha decretato il successo elettorale negli ultimi 10 anni, anche se ciò costa 7,5 milioni di euro in una legislatura. Ma quel che il centro sinistra autonomista ha fatto con le Comunità di valle poteva essere tranquillamente ottenuto favorendo la nascita di consorzi volontari tra singoli comuni, magari favorendone l’unificazione nel tempo in modo da ridurne il numero, senza dovere inverare un nuovo ente pubblico con i relativi, pletorici livelli di governo interno”. Ma così facendo, molti amministratori del centro sinistra autonomista non rieleggibili avrebbero dovuto trovarsi altro da fare: “appunto” chiosa l’on. Fugatti.

Quanto alle dichiarazioni di voto, l’Upt del Governatore Dellai, così come il Patt, sono per l’astensionismo, mentre il PD è per votare NO. Lega Nord, Pdl, Italia dei Valori e Sel sono invece per l’abrogazione delle Comunità e invitano a votare compattamente per il SI.