Le province d’Italia e la riforma che le vuole cancellare: i conflitti aperti dal decreto Monti e la Proposta dell’Upi

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province-ricorso da sx Colombo Fiasella Saitta Schneck Muraro Casagrande Bottacin 1A Vicenza i rappresentanti delle province italiane a pochi giorni dall’inizio del commissariamento degli enti lanciano la sfida al Governo con ricorsi al Tar

Con la presentazione dei ricorsi al Tar di 4 delle 8 province che dovrebbero andare al voto in questa tornata elettiva di maggio da parte delle province di Vicenza, Ancona, Como, La Spezia, a Vicenza è stata illustrata la proposta dell’Upi (Unione Province d’Italia) di autoriforma delle province e dei risultati di un’analisi realizzata dalla CGIA di Mestre “L’impatto delle manovre economiche sui bilanci delle Province e conseguenze sullo sviluppo economico”, alla presenza del vicepresidente dell’UPI, Antonio Saitta (presidente della provincia di Torino), il presidente dell’UPI Veneto, Leonardo Muraro (presidente della provincia di Treviso), il presidente della provincia di Vicenza, Attilio Schneck, la presidente della provincia di Ancona (e dell’Upi Marche), Patrizia Casagrande Esposto, l’assessore provinciale alla Cultura di Como, Mario Colombo, e il presidente della provincia di La Spezia, Marino Fiasella. A sostegno dell’iniziativa anche l’ex presidente della provincia di Belluno, Gianpaolo Bottacin.

A causa dei tagli ai bilanci e dei vincoli al patto di stabilità, le spese per investimenti delle province sono diminuite del 47% dal 2008 al 2011 (oltre 2 miliardi e 200 milioni in meno). Nel 2011, per effetto dei vincoli del patto di stabilità, sono stati bloccati nelle casse delle province italiane 2,5 miliardi di euro destinati alle imprese per lavori già eseguiti, creando disagi a catena in tutta la filiera per i mancati pagamenti.

“Non sono solo le imprese ad essere in credito dallo Stato. Le province sono creditrici per quasi 3 miliardi di euro. Non vorremmo essere costretti a inviare anche noi un decreto ingiuntivo con la richiesta di pagamento immediato come s’apprestano a fare tante imprese per incassare legittimamente i loro crediti” ha detto il vicepresidente Upi Saitta che ha ribadito come “dai bilanci delle province ci risulta che lo Stato ci deve, per mancati trasferimenti, 2 miliardi e 864 milioni di euro. Si tratta di vecchi trasferimenti erariali che spettavano alle province e che non sono mai stati erogati, con cui noi abbiamo costruito i bilanci ma che, di fatto, sono rimasti fermi nelle casse dello Stato. Sono soldi che vogliamo usare per pagare le imprese e i fornitori, per sostenere l’economia locale, per fare ripartire gli investimenti. Se il Governo non provvede al pagamento – ribadisce Saitta – siamo pronti a mandare i decreti ingiuntivi. Non accettiamo di essere commissariati da chi non è stato eletto, ma nominato. Se si deve risparmiare, si pensi a riformare le prefetture e i tanti uffici periferici dello Stato. Se una riforma è necessaria, e di certo lo è, non può interessare solo le province: si parta pure dalle province, agendo in un processo che deve essere molto più lungo e interessare molti più enti responsabili di sprechi ed inefficienze”.

Secondo il presidente di Upi del Veneto, Muraro, “questa riunione è importante per ribadire il concetto di incostituzionalità della manovra Monti. Qui ci sono le quattro province che hanno deciso di portare avanti un ricorso alla magistratura amministrativa come Ente contro la scelta statale del commissariamento che si affianca ai ricorsi presentati alla Corte Costituzionale da parte di 8 regioni”. Per Muraro “non sono questi i tempi per stravolgere l’architettura statale se non porta benefici economici determinanti ed evidenti. Gli sprechi, in questi giorni di triste cronaca politica, sono altrove: si deve partire da lì per fare immediatamente cassa e non continuare sulla via di accrescere la pressione fiscale sulle famiglie e sulle imprese. Non ha senso modificare l’assetto di un Ente che eroga servizi radicati sul territorio in questo momento di grande ansia e urgenza”. Muraro guarda anche alle responsabilità e alla rappresentatività degli enti che saranno commissariati: “finite le elezioni, gli imprenditori in credito con quelle province non andate al voto a chi si rivolgeranno come referenti? Chi si occuperà di scuole, strade, ambiente? Ad oggi non si sa nulla! In questi anni abbiamo avuto diversi esempi di una politica miope basata sulle esigenze immediate di fare cassa senza una visione programmatica del futuro, che hanno finito con l’essere controproducenti. Dobbiamo cambiare indirizzo”.

Per il presidente della provincia di Vicenza Schneck “siamo dinanzi ad un paradosso: ci chiedono di dare il nostro contributo al risanamento dei conti pubblici e nel contempo ci commissariano, bloccando ogni attività e ogni decisione. Eppure avevamo dimostrato con i numeri, non a parole, che il risanamento del debito pubblico è possibile, e la provincia di Vicenza ne è la prova: in 5 anni abbiamo più che dimezzato il debito dell’Ente, passando da 222 a 104 milioni di euro, riducendo il personale del 20%, tagliando le spese e il prelievo fiscale. Il tutto mantenendo servizi e opere, bloccati solo dai vincoli del patto di stabilità. Questo significa fare buona amministrazione e a questo devono essere chiamati tutti gli enti, ad iniziare da uno Stato centrale che fatica enormemente a mettersi a dieta”.

Se per Casagrande (provincia di Ancona) “la terzietà nel governo del territorio è importante quanto la garanzia che le province di una medesima regione abbiano le stesse condizioni di gestione dell’area vasta per non creare disparità tra i diversi enti”, per Colobo (provincia di Como) “è disarmante vedere come lo Stato centrale lasci nell’oblio totale interi territori, senza preoccuparsi di programmare prima di distruggere”. Una riflessione sulla democrazia e sulla rappresentatività l’ha svolta Fiasella della provincia di La Spezia: “le Province che hanno fatto ricorso al Tar chiedono che sia ripristinato il diritto al voto dei cittadini poiché la democrazia non è un lusso ma una valore prezioso che viene da lontano. Stiamo difendendo il diritto dei cittadini di scegliere chi li deve rappresentare: il voto è infatti l’elemento vitale della democrazia”.

I rappresentanti delle province in via di commissariamento attendono di sapere il loro futuro, visto che gli enti hanno dinanzi alcune settimane di limbo: un’attesa che auspicano che sia il più ridotta possibile, magari supportata da un lieto fine da parte delle sentenze dei Tar, la prima attesa per il 24 maggio prossimo, sollevando un chiaro conflitto di costituzionalità circa i provvedimenti del Governo Monti dinanzi alla Corte Costituzionale.