Comuni di confine, chiesta una diversa ripartizione più equa dei fondi a disposizione

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associazione comuni confinanti sergio divina marco scalvini 1Adriano: “basta sperequazioni tra comune e comune. Per tutti un trattamento uguale, senza creare sperequazioni”

I 454 comuni che confinano (direttamente o indirettamente) con una regione o provincia a statuto speciale o con la Svizzera e l’Austria sono stufi di essere trattati come figli di un Dio minore, alle prese con risorse scarse quando a pochi chilometri di distanza c’è il bengodi.

L’associazione presieduta da Marco Scalvini e dal segretario Nicola Adriano è stata ricevuta al ministero agli Affari regionali grazie ai buoni uffici del senatore leghista Sergio Divina, che da anni ha a cuore la vicenda di queste realtà (“gli siamo molto grati per la sua disponibilità” dice Adriano).

I comuni confinanti con realtà speciali si suddividono in due fasce: quelli a diretto contatto con province e regioni autonome (quelli cosiddetti di “prima fascia”: 99) e quelli che confinano con i comuni di “prima fascia” (355): “per queste realtà la situazione è particolarmente difficile – dichiara il segretario dell’Associazione Comuni di Confine, Nicola Adriano – perché le nostre realtà sono spesso costituite da comuni piccoli e di montagna, a forte rischio di spopolamento, perché è facile e comprensibile passare il confine e avere una vita migliore in tutto. E questo vale sia per le persone fisiche che per le aziende”.

Attualmente, a favore di queste realtà svantaggiate esistono due forme d’intervento. Uno è gestito direttamente dallo Stato che assegna ogni anno ai comuni di confine circa 70 milioni di euro da dividersi in modo equo tra tutti i comuni di “prima fascia”: a ciascuno vanno poco più di 700.000 euro, una cifra “pesante” per realtà che spesso hanno bilanci di 3-4 milioni di euro ciascuna. A questi si aggiunge il “Fondo Odi” che riguarda solo i comuni lombardi e veneti confinanti con le province autonome di Trento e di Bolzano: qui per i 48 comuni confinanti sono disponibili ogni anno 80 milioni di euro (40 erogati da ciascuna Provincia). Peccato che per questi fondi la ripartizione tra i comuni aventi diritto non avvenga come per il fondo gestito dallo Stato in modo paritario, ma sulla base di una valutazione sul merito dei vari progetti da finanziare presentati dai comuni aventi diritto. “Qui sono sorte le maggiori problematiche – dice Adriano – che hanno finito per innescare ricorsi da parte dei comuni che si sono sentiti danneggiati dal meccanismo vigente”. Secondo il segretario dell’Associazione Comuni Confinanti “le modalità scelte dal presidente Aldo Brancher sono eccessivamente discrezionali. Va bene la valutazione dei singoli progetti fatta da un organismo terzo come Invitalia che stila una graduatoria di merito, ma non ci sta bene che questa possa venire sostanzialmente disattesa dalla possibilità che i gestori del Fondo Odi attribuiscano a propria insindacabile discrezione un punteggio variabile da 0 a 6 (ora portato a 10). In questo modo – continua Adriano – si finisce con il finanziare interventi spesso molto costosi in realtà che non ne avrebbero bisogno, penalizzando altre realtà che di questi fondi avrebbero disperatamente bisogno per non finire spopolati”. Adriano chiede quindi che anche le disponibilità del Fondo Odi “vengano ripartite equamente tra tutti i richiedenti, respingendo le pratiche fin qui seguite dal presidente Brancher e quelle che vorrebbe utilizzare la provincia di Bolzano privilegiando esclusivamente i comuni confinanti con il proprio territorio. Se Bolzano non cambia, c’è il rischio che i ‘suoi’ 40 milioni di euro ‘bagnino’ solo sei comuni, creando così disparità ancora più macroscopiche di quanto accada oggi”.

Per ovviare a queste discrasie, Adriano e Scalvini, accompagnati dal senatore Divina, sono stati ricevuti dal capo di gabinetto del ministero degli Affari regionali Riccardo Carpino e dal capo di gabinetto Calogero Mauceri, ai quali la delegazione ha spiegato lo stato delle cose. “Siamo stati colpiti dalla disponibilità dei funzionari ministeriali che hanno ricevuto informazioni che non conoscevano, garantendo il loro interessamento presso il ministro Gnudi per risolvere una volta per tutte queste sperequazioni, anche per assicurare l’equo trattamento a tutti i cittadini italiani”.

L’aspettativa è che tutti i comuni confinanti con le autonomie speciali possano ridurre le attuali, eccessive, disparità: “pensi che al comune di Bagolino (Bs) sono stati costretti a rivolgersi al confinante comune di Storo (Tn) per sostituire i giochi del locale asilo, eccessivamente usurati. A Bagolino non avevano i denari per acquistarne di nuovi. A Storo, la provincia di Trento eroga ogni due anni contributi al 90% della spesa per il loro rinnovo. I sindaci di Bagolino e di Storo si sono accordati in questo modo: Bagolino ha acquistato i giochi usati di due anni (praticamente nuovi) dell’asilo di Storo pagando il 10% scoperto dal contributo provinciale; così, Storo ha acquistato i giochi nuovi senza spendere un centesimo” dice sconsolato Adriano, che potrebbe citare mille di altri simili esempi, molti dei quali riguardano l’economia e la concorrenzialità delle aziende dei comuni confinanti, che tendono sempre più a varcare il confine per fruire di condizioni migliori, specie oggi che la crisi “morde” per tutti.

Adriano ha ancora una richiesta da fare: “sarebbe bello, oltre che equo, che il Fondo Odi, attualmente alimentato dalle sole province di Trento e di Bolzano e valevole per i soli comuni confinanti con esse, venisse integrato volontariamente anche dal Friuli Venezia Giulia e dalla Val d’Aosta con liberi contributi. Ciò al fine di non sperequare una volta di più i comuni di “seconda fascia”, quelli che confinano con i comuni a loro volta confinanti con le specialità. Il caso tipico è nel Bellunese, dove i comuni sono ‘schiacciati’ tra le provincie di Trento e di Bolzano e la regione Friuli Venezia Giulia. Se non si pone rimedio a questa situazione, c’è il rischio che s’inneschi la corsa al cambio di regione da parte dei singoli comuni, con il rischio che la Macroregione si venga a creare per progressive annessioni di singoli comuni da parte delle autonomia speciali. Quello che vogliamo – conclude Adirano – è che tutti possano continuare a vivere nella loro realtà, cancellando almeno in parte le attuali tensioni sociali ed economiche che le disparità di trattamento esistenti con le regioni e province speciali”.

Da parte sua, il senatore Divina si dice “fiducioso che il ministro Gnudi possa intervenire per risolvere le attuali disparità di trattamento, dando nuove disposizioni sulla gestione del Fondo Odi nella direzione auspicata dall’Associazione Comuni Confinanti. Spetta al Governo risolvere l’attuale situazione, sempre che non voglia favorire la diaspora dei comuni dalle regioni ordinarie a quelle speciali mantenendo le odierne disparità”.