A Riva del Garda (TN) rivivono i fatti tragici della Resistenza

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MAG guerra 31 1Con “Achtung Banditen!” è possibile conoscere quanto accaduto in città alla fine della Seconda guerra mondiale

Lorenzo Gardumi, scrittore e ricercatore alla fondazione Museo storico del Trentino, uno dei più autorevoli storici trentini, conduce nel pomeriggio di sabato 13 ottobre una passeggiata nelle vie della città a ripercorrere i fatti tragici della Resistenza, esattamente nei luoghi in cui avvennero: dall’orribile eccidio del 28 giugno 1944 alle conseguenze della guerra; dai danni (non solo materiali) alla ricostruzione, fino ai processi ai collaborazionisti. Un modo per rivivere la storia e per conoscere davvero la città. L’iniziativa è un evento collaterale della mostra multimediale “Achtung Banditen”, allestita al terzo piano della Rocca fino al 4 novembre. Il ritrovo è in Rocca alle ore 15.30.

La mostra nelle sale della Rocca propone le immagini “vive” scattate nelle vie delle città e dei paesi del Basso Sarca mentre i tragici fatti della guerra e della Resistenza si compivano, accostate a documenti storici, interviste, installazioni e anche alla ricostruzione dell’ufficio della Geheime Staatspolizei, la tristemente nota Gestapo, la polizia politica del Terzo Reich.

In città invece il percorso seguirà le installazioni sui luoghi significativi della Resistenza, realizzate usando le immagini della mostra. “Una prima tappa sarà dedicata doverosamente ai luoghi dell’eccidio del 28 giugno 1944 – spiega Lorenzo Gardumi – che per lo più furono abitazioni; le uccisioni infatti avvennero soprattutto all’interno delle case e dopo l’esecuzione i corpi delle vittime non furono esposti in pubblico perché la politica d’occupazione tedesca nell’Alpenvorland mirava, a differenza che in altri luoghi, a non terrorizzare eccessivamente l’opinione pubblica. L’eccidio del 28 giugno doveva costituire un monito non visibile. Il percorso porterà nei luoghi testimoni della battaglia per la liberazione di Riva del Garda”.

MAG guerra 11 1Un altro capitolo importante del percorso (e della mostra) riguarda l’impatto dei danni materiali subiti nel corso dei combattimenti tra partigiani, tedeschi e americani, e la difficoltà di un rapido ritorno alla normalità: “la ricostruzione rappresentò il primo banco di prova per tutta la comunità – spiega Gardumi – così come l’immediato dopoguerra, con il riconoscimento solenne del sacrificio dei caduti, del 28 giugno e della battaglia finale. Durante il conflitto il dolore per le vittime era rimasto relegato ad una rielaborazione tutta interiore e non era stato condiviso fisicamente e pubblicamente, per paura di ritorsioni da parte tedesca; nel dopoguerra il cordoglio e la solidarietà cittadina si concretizzarono nelle cerimonie funebri tenutesi pubblicamente nel maggio e giugno del 1945”.

La mostra, che affronta un orizzonte temporale che va dalla fine del conflitto all’immediato dopoguerra, è divisa in tre parti, secondo tre diversi temi. Nella prima la Resistenza è avvicinata da una distanza ampia, ovvero dalla dittatura e dalla politica fascista, specie nei confronti dei giovani, con una speciale attenzione alle caratteristiche specifiche delle vicende nel Basso Sarca, dove la Resistenza fu partecipata anche dalla generazione dei giovani che seguendo un percorso del tutto particolare passarono dal fascismo all’antifascismo. Nella seconda, l’attenzione è alla vigilia del 28 giugno 1944, giornata cruciale che viene collocata nel contesto dell’estate 1944, periodo decisivo per i fatti che accadono, legati allo sviluppo a livello nazionale della Resistenza, cui segue la risposta tedesca; risposta che a Riva del Garda, causa la nota vicenda dell’infame delazione, avviene addirittura a livello preventivo. La terza parte della mostra riguarda la Liberazione di Riva del Garda con l’arrivo delle truppe americane e il ruolo rilevante della brigata Eugenio Impera; e si conclude con il dopoguerra, i danni umani, materiali e morali patiti nella zona, compresi quelli causati dai processi ai collaborazionisti e al mancato corso della giustizia.