Rigurgito di neocentralismo da parte dello Stato: “atto ostile nei confronti delle autonomie e delle regioni del Nord Italia”

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Luca Zai 1Zaia: “Monti tradisce le indicazioni di quell’Europa che tanto gli piace”. Dellai: “sono molto preoccupato del neocentralismo governativo”. Narduzzi: “il Nord non è responsabile dei danni prodotti dalla cattiva gestione dello Stato e delle regioni meridionali”

La proposta di rivedere il Titolo V della Costituzione in fatto di autonomie ordinarie e speciali delle regioni d’Italia ha sollevato un vero muro da parte delle regioni del Nord Italia che, legittimamente, si vedono penalizzate dai progetti di riforma istituzionale, visto che esse hanno applicato la riforma per bene, gestendo in modo corretto la cosa pubblica e le competenze loro delegate.

Immediate le contestazioni all’ipotesi di riforma da parte degli esponenti politici del NordEst. Per il governatore del Veneto Luca Zaia “quest’ultimo atto di forza del Governo Monti e degli altri suoi professori è l’ennesima conferma che questo Paese, oggi, è guidato da una pervicace tendenza centralista. Dietro l’alibi di scandali, purtroppo esecrabili, si nasconde l’intenzione reale di riportare l’Italia addirittura all’era geologica precedente al 1970”.

Per Zaia “si è agevolata e probabilmente alimentata una comunicazione che ha travalicato talvolta le porte del reale e talora del ridicolo, com’è accaduto per il Veneto che, dall’essere la Regione più virtuosa sulle auto blu, è stata fatta passare per la regina di ogni spreco. Ancora, con intenzione malevola siamo stati tacciati di gestione ‘allegra’ sulle sedi estere, quando, anche su questo fronte, avevamo e abbiamo tutte le carte in regola. Mi chiedo a questo punto perché il Governo Monti non abbia il coraggio di chiudere le Regioni che vede come ostacolo al suo disegno restauratore”. Secondo Zaia, “va ricordato come l’insediamento del professor Monti avvenne per tagliare i rami secchi ministeriali e le auto blu romane. E’ invece verificabile come lor signori non siano riusciti a risparmiare neanche un euro rispetto al ‘Minotauro’ romano, che evidentemente è più forte di ogni altra considerazione”.

“Ma vado a rigor di logica – prosegue Zaia: se sulle materie concorrenti la potestà legislativa è davvero delle Regioni, allora non ha senso riaccentrare e centralizzare nuovamente ogni funzione ai burocrati capitolini. Se invece si ritiene di dover andare contro la storia per ritornare ai governi di stampo borbonico, allora si devono chiudere le Regioni definitivamente”.

Preoccupato pure il governatore del Trentino, Lorenzo Dellai, uno che all’atto dell’insediamento del Governo Monti aveva molte aspettative positive: “il clima che sta venendo avanti in Italia attorno alle regioni ed in particolare attorno alle autonomie speciali sta producendo effetti duri e preoccupanti. I comportamenti, sicuramente censurabili – ha detto Dellai – di alcuni esponenti politici di altre regioni rischiano di non far più distinguere all’opinione pubblica chi si comporta con correttezza da chi, viceversa, usa i soldi pubblici in maniera distorta”. “Come sempre nel nostro Paese – ha aggiunto Dellai – si attua la politica del pendolo, che prima andava nella direzione del federalismo e che oggi viaggia verso quella del centralismo. Alla lunga siamo convinti, ha precisato Dellai, che l´impostazione centralista non potrà che portare grandi disastri a tutto il Paese e certamente alle nostre autonomie.”

Per il vicepresidente della giunta provinciale di Bolzano, Hans Berger, “esprimiamo la volontà di compartecipare alla riduzione dei costi della politica, ma dall’altro vogliamo ribadire la necessità di tutelare i diritti dell’autonomia speciale e la difesa delle competenze statutarie. La proposta presentata dal Governo – continua Berger – lascia intravedere un abbandono della strada abbozzata del federalismo per un ritorno al centralismo, un segnale di per sé preoccupante, anche solo pensando alle competenze che la proposta assegnerebbe alla legislazione esclusiva dello Stato come la finanza pubblica, l’istruzione, l’energia, il turismo”. Per Berger “se qualche regione ha sbagliato, non per questo bisogna penalizzare anche quelle virtuose e efficienti”.

Commenti trancianti anche dal capogruppo della Lega Nord del Friuli Venezia Giulia, Danilo Narduzzi, per il quale “dopo il caso Fiorito, dopo le province, anche le regioni per questo Governo vanno liquidate per ché le ritiene un centro di spreco. Peccato che il debito pubblico lo abbiano fatto a Roma elargendo soldi a fiumi al Mezzogiorno, soldi che hanno solo fatto prosperare assistenzialismo e criminalità organizzata. Fiumi di soldi facili prelevati dai governi centralisti con le tasse ai lavoratori e alle imprese del Nord che hanno finito con il bruciare ogni stimolo d’impresa nel Meridione”. Secondo il senatore Sergio Divina, infine, “si può essere d’accordo che certe esperienze regionaliste (su tutte, il caso di Lazio, Calabria e Campania) e autonomiste (Sicilia e Sardegna) si sono rivelate fallimentari creando non pochi problemi di bilancio pubblico, nonché ai residenti di quei territori. Per certe realtà è giusto e doveroso il commissariamento, per altre invece è giusto il contrario”. Per Divina “Le Regioni ordinarie e speciali del Nord Italia sarebbero anche pronte a fare un passo in più, sollevando lo Stato dal dover pensare a tante problematiche: basterebbe riconoscere nella riforma costituzionale che il Governo sta per presentare una maggiore forma di autogoverno (sulla falsariga di già quanto avviene nelle Regioni autonome Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia) e la certezza delle risorse finanziarie (trattenimento sul territorio dell’75% del gettito fiscale ivi prodotto). In questo modo, lo Stato, liberato da tante incombenze, potrebbe occuparsi maggiormente di quelle realtà che necessitano di un intervento diretto governativo nella gestione quotidiana delle cose locali, nel tentativo di far recuperare a queste realtà l’efficienza decisionale e gestionale tipica delle realtà più virtuose”.