Assemblea Confartigianato Verona: serve uno scatto per la competitività del sistema Veneto

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confartigianato assemblea verona presidente Andrea Bissoli 1 1Bissoli: “il mondo dell’artigianato vuole contare di più. Siamo stufi di essere vessati da troppa burocrazia, eccesso di tasse e politici che non decidono”

La cantina di Soave ha ospitato l’assemblea provinciale di Confartigianato Verona che si è svolta alla presenza di centinaia di artigiani e di un nutrito parterre politico ed imprenditoriale. A fare gli onori di casa il presidente della categoria veronese, Andrea Bissoli, che dopo i convenevoli di rito è entrato nel cuore dell’attualità. “la categoria rappresenta 27.780 imprese, con un saldo negativo di 117 unità a causa della crisi. So che chi sta affrontando gravi difficoltà, persino in termini di sopravvivenza della propria azienda, potrebbe sentirsi colto da qualche moto di rabbia ascoltando inviti all’ottimismo, al tener duro, a valutare aspetti positivi di prospettiva, pur in una situazione congiunturale drammatica. Me ne rendo conto e, come Confartigianato, vi posso assicurare che siamo al fianco sia di chi cresce, sia di chi resiste e sia di chi soffre”.

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All’insegna dello slogan “più forti, più uniti, più vicini”, l’assemblea 2012 di Confartigianato Verona, categoria con 66 anni di storia alle spalle, ha snocciolatole cifre di un’economia che gira, nonostante tutto: “il tasso d’imprenditorialità in Italia è pari a 6,6% imprese ogni 100 abitanti, dato che – secondo Bissoli – fa guadagnare al Belpaese la testa della classifica delle economie avanzate. Una diffusione che nel NordEst, in Veneto e a Verona assume dimensioni ovviamente maggiori. Una propensione che va sostenuta sia nella fase di avvio dell’impresa, ma soprattutto durante la vita dell’azienda. Non basta puntare sulle start up innovative, se poi in Italia continuano a non esserci le condizioni favorevoli perché le imprese possano svilupparsi e generare occupazione”. Bissoli va oltre, oltre anche una “politica che ormai ha superato ogni limite, ingenerando malessere, diffidenza e indifferenza: preferiamo occuparci di cose concrete, come concreto è il nostro lavoro. Per questo desidero rivolgermi unicamente ai politici che interpretano il loro mandato come una missione, un servizio in grado di ripagare la fiducia concessa loro dagli elettori: abbiate il coraggio di cambiare, e subito, perché siamo vicini al collasso, non c’è più tempo da perdere in chiacchiere, teatrini, balletti di alleanze, spartizione di incarichi, retorica ed indici puntati sempre contro il nemico di turno”. Gli scenari che si prospettano non sono incoraggianti: “i prossimi mesi continueranno a mostrare il volto più duro di una crisi economica che ormai ci accompagna da alcuni anni. Perché? Perché, al di là del giustificato e giustificabile ottimismo ostentato da chi tenta di non affondare le borse, prevedendo timidi accenni di ripresa economica per il 2013, la verità è che, mentre c’è la possibilità che la grande finanza si avvii lentamente verso una qualche sorta di stabilizzazione, l’economia reale, i consumatori, i contribuenti, le piccole e piccolissime imprese potrebbero risentire ancor più pesantemente di una crisi creata da altri negli anni e nei mesi scorsi. Temiamo – dice Bissoli – che chi, fino ad ora, è riuscito a resistere, abbia purtroppo raggiunto il limite della sopportazione, soprattutto alla luce degli aumenti tariffari e fiscali, delle novità contributive e legate alla riforma del lavoro, per non parlare dei prezzi genericamente stimati in rialzo”. In Veneto e Verona “i settori più a rischio sono ancora quelli delle costruzioni e dei trasporti. La crisi dell’edilizia trascina con sé categorie quali l’installazione d’impianti e del legno-arredo già alle prese con una lunga crisi strutturale che dura da anni, senza dimenticare il marmo. Ed è qui, tra le piccole e piccolissime imprese artigiane, che purtroppo prevediamo si concentreranno le principali “perdite” di lavoratori” afferma il presidente, ricordando come, a differenza di altri comparti che hanno occupato le cronache, “gli artigiani e i loro dipendenti che hanno già perso il lavoro fino a questo momento non Bissoli rivolge un appello agli amministratori locali: “alla classe politica capace di ascoltare chiediamo di agire in modo da favorire le economie locali, soprattutto per chi investe nella produzione nel veronese. È assolutamente necessario creare occupazione e opportunità imprenditoriali sul territorio, quindi, le politiche che alcuni definiscono, erroneamente, “protezionistiche” non possono più essere viste in modo negativo o tacciate di ottusità anacronistica. Alle istituzioni del territorio chiediamo, ad esempio, di rivolgersi alle imprese locali per i lavori pubblici e di valutare con attenzione, sempre in favore dell’economia locale, le opportunità occupazionali che potrebbero creare i grandi e piccoli progetti a livello provinciale”.

confartigianato assemblea verona oscar giannino giuseppe sbalchiero ferdinando albini vp cciaa vr 1Il confronto con il sistema bancario è il tasto dolente della relazione del presidente degli artigiani veronesi: “le banche faticano ad interpretare le esigenze delle imprese, perché non ne percepiscono gli equilibri, perché nella valutazione di un’impresa non è sufficiente parlare di bilancio e conto economico. L’aspetto qualitativo, nella concessione di un rating, dev’essere invece rilevante per poter spostare le decisioni della banca a favore dell’impresa. Nel confronto con le banche, il nostro sistema può porre l’accento sulle situazioni più difficili, trovando soluzioni con dati alla mano ed esperienze quotidiane. Interveniamo regolarmente presso gli istituti di credito, con il peso del nostro sistema di garanzia interpretato da Fidinordest, per sensibilizzarli nei confronti delle difficoltà economiche che debbono affrontare le imprese. A chi rappresenta le banche vorremmo ricordare che concedere, o meno, credito potrebbe significare decidere il futuro di un’impresa. Un investimento significa lavoro, sviluppo e competitività”.

La relazione di Bissoli si allarga al panorama nazionale: “a livello nazionale, condividiamo le proposte presentate da Confartigianato, tramite Rete Imprese Italia, a Governo e partiti, per rimettere in moto l’economia. Un patto per l’Italia, l’Europa e l’euro, con il quale noi imprenditori abbiamo chiesto al Governo Monti di portare a termine le riforme avviate in questi mesi. A chi si candiderà a guidare il Paese, poi, chiediamo l’impegno a risanare i conti pubblici, a puntare su innovazione, semplificazione, riduzione della pressione fiscale, liberalizzazioni. Lontano è lo Stato! In maniera molto chiara e diretta, mi si consenta di affermare che gli artigiani sono stanchi, da tempo, di avere a che fare, come tutti i cittadini, con una politica vecchia e inconcludente, amante più del confronto e dello scontro dialettico fine a se stesso che dell’azione e della soluzione concreta dei problemi. Vanno eliminati gli sprechi, va rimessa in moto l’economia reale, chiudendo i rubinetti aperti da più di mezzo secolo su pozzi pubblici senza fondo e senza obiettivo”. Guardando verso l’Europa, Bissoli afferma come “la crisi è globale, ma nell’Eurozona è stata aggravata dalla mancanza di coraggio e visione di lungo periodo e dal persistere di egoismi nazionalistici. L’appello è quindi di avviarsi decisi verso una vera unione politica e fiscale e a realizzare tempestivamente anche l’unione bancaria. Mentre il mondo fa i conti con gli effetti nefasti delle bolle speculative, della finanza frenetica e troppo disinvolta, dovremo ritrovare una nuova visione imprenditoriale legata alla dimensione. Lo sottolineiamo spesso, ma oggi va ribadito: le piccole e piccolissime imprese, pur rappresentando il più vecchio fondamento della realtà imprenditoriale del NordEst, rappresentano anche la più attuale e prospettica soluzione futura alla crisi”.

Il rilancio dell’economia nazionale passa attraverso la tutela del “Made in Italy”: “il marchio di provenienza nazionale va difeso strenuamente, anche contro l’indifferenza del governo europeo. La bocciatura della Commissione Europea del ‘Made in’ è un colpo durissimo per le imprese veronesi e venete. Una decisione che potrebbe costare molto a quel ‘Made in Italy’ che tutto il mondo ci invidia. Le imprese – secondo Bissoli – si sentono sempre più sole e meno tutelate, tanto più in questo momento in cui ci si attenderebbe che l’Europa facesse ancora di più per aiutare le aziende. Questa non è l’Europa che vogliamo! Ed è anche per questo che acquista grande valore l’iniziativa di Confartigianato, che – diciamo così – ha scelto di arrangiarsi. In Italia esiste una norma a tutela del ‘100% Made in Italy’, la Legge n. 166, approvata dal Parlamento nel 2009, a seguito di una forte azione di Confartigianato, ma forse ancora troppo poco conosciuta e applicata. Confartigianato ha creato e registrato il logo ‘100% Made in Italy’ per incoraggiare e indirizzare gli acquisti verso prodotti di qualità ‘veramente italiana’, che rispettino pertanto tutte le regole sanitarie, sociali e del lavoro. Dunque, un marchio di qualità superiore rispetto al più noto ‘Made in Italy’, per il quale basta che l’ultimo, ma sostanziale, passaggio di lavorazione sia fatto in Italia. Usare il marchio ‘100% Made in Italy’, invece, è una garanzia per il cliente e un’arma di difesa contro le frodi e gli inganni, oltre ad una tutela della propria attività artigiana”.

Presidente Bissoli, che bilancio di quest’assemblea?
Molto positivo per via della partecipazione di centinaia di artigiani che dimostrano di voler contare e di essere protagonisti nell’associazione e nella società. Questo costituisce una grande responsabilità per tutto il gruppo dirigenti di Confartigianato Verona nei confronti degli iscritti. Da quest’assemblea parte una nuova stagione di Confartigianato all’insegna dello slogan ‘più forti, più uniti, più vicini’

‘Più forti, più uniti, più vicini’: ma verso quale obiettivo? Minore tassazione, maggiore semplificazione per uno Stato amico delle imprese?

Questi sono sicuramente cavalli di battaglia della categoria, ma da anni non siamo ascoltati. Nonostante ciò, ci crediamo e andiamo avanti, con l’obiettivo di fare rete soprattutto tra le nostre imprese per dare servizi e opportunità per andare avanti, per tenere aperte le imprese.

Verona è uno dei poli produttivi più forti del NordEst e del Paese. Come vede dal suo osservatorio la situazione economica locale e nazionale? E’ ancora crisi nera o s’intravvede la fine del tunnel?

Non ci sono segnali di luce di fine tunnel e bisogna essere realisti. Lavoriamo tra mille difficoltà e nonostante quanto pubblichino i media oggi ci reggiamo solo sulle nostre gambe. La crisi esiste e non è vero che il NordEst sia così ricco: siamo una realtà che arranca, che ha difficoltà e che sta lottando per superarle, ogni mattina nell’aprire le nostre botteghe. Il NordEst va avanti, con fatica, grazie al coraggio di centinaia, migliaia di artigiani che non si arrendono.

Come giudica il rapporto tra le banche e la categoria artigiana? Non sono ancora maturi per creare un proprio credito artigiano facendo evolvere gli attuali Confidi?

Farei piuttosto un passo dietro l’altro: al momento sarebbe già tanto arrivare ad avere un unico Confidi regionale, pienamente efficiente e dotato di risorse adeguate. Questo era uno dei miei obiettivi all’atto di accettare l’elezione alla presidenza. Spero di poterla vedere prima della scadenza del mandato. Fare una banca è un obiettivo ancora più ambizioso e difficile: meglio prima mettere in piedi un Confidi pienamente in grado di supportare le esigenze del mondo artigiano.

All’assemblea di Confartigianato Verona è intervenuto anche il presidente regionale della categoria, Giuseppe Sbalchiero.

Presidente, qual è il suo giudizio su quanto detto in assemblea?

Un giudizio sicuramente positivo, ad iniziare da quanto entusiasmo ho visto provenire dalla categoria. Ottimismo che non dice che le cose non vanno bene, ma che semmai sottolineano come la categoria è determinata nell’andare avanti e di non farsi piegare dal momento contingente.

In assemblea sono risuonati gli appelli ad un maggiore impegno della categoria nella politica, per essere protagonisti delle decisioni piuttosto che attori passivi. Che ne pensa?

Siamo pronti ad incitare tutti i nostri ad andare a votare. Valuteremo poi le opportunità su chi far convergere il nostro voto.

Il governo Monti compie un anno dal suo insediamento. Che giudizio ne dà?

Se all’inizio nutrivo grandi aspettative, oggi non è più così e sono deluso. L’atteso risanamento delle finanze dello Stato è avvenuto solo tramite l’inasprimento fiscale, mentre la voce dei tagli e dell’efficientamento della spesa pubblica è stato sostanzialmente trascurato.

Confartigianato Veneto cosa lamenta nei confronti del Governo Monti?

Fino ad oggi, le nostre imprese hanno solo pagato in più di prima. Tutto quello che doveva servire alla categoria e all’occupazione per favorire la ripresa dell’economia non si è visto. Vogliamo vendere la riduzione delle imposte, la riduzione del costo del lavoro e la riduzione del costo dell’energia e la sostanziale semplificazione dell’apparato burocratico che oggi è sostanzialmente improduttivo.