Trentino, il IV trimestre del 2012 vede l’economia chiudere ancora in calo per la quinta volta consecutiva

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Cciaa Trento Leveghi Dalpez Olivo 1Dalpez: “difficile veder la ripresa entro il 2013”. Polemiche tra i partiti sugli effetti della “cura” Dellai sull’economia

Per il quinto trimestre consecutivo, l’economia della provincia di Trento continua ad andare male, nonostante le consistenti iniezioni di denaro pubblico per sostenere i comparti produttivi.

L’indagine congiunturale relativa al quarto trimestre 2012 effettuata dalla Camera di commercio di Trento mette in luce due elementi principali riguardanti lo stato attuale di salute dell’economia locale. Il primo è che la fase di crisi in corso, dal punto di vista dei risultati economici delle imprese, non appare volgere al termine, “dato che anche in questo trimestre il fatturato complessivo delle imprese esaminate risulta in diminuzione del 2,1%.

Tale diminuzione non è sicuramente paragonabile per intensità a quelle rilevate durante la precedente crisi del 2008-2009, ma si tratta comunque del quinto trimestre consecutivo in cui la variazione tendenziale del fatturato appare stagnante o negativa” sottolinea il presidente dell’ente camerale Adriano Dalpez. Anche in questo trimestre l’unico elemento positivo è rappresentato dalla crescita su base annua delle esportazioni, ma tale aumento risulta già da un paio di trimestri in decelerazione rispetto a quelli rilevati nei primi sei mesi dell’anno. Il secondo elemento è dato dal fatto che ora la crisi manifesta i suoi effetti più marcati sul versante occupazionale, con decise riduzioni degli addetti in special modo presso alcuni settori più esposti all’attuale fase negativa. L’occupazione a fine anno, se raffrontata con i livelli della fine del 2011, diminuisce dell’1,9%, una variazione percentuale che non si registrava dalla fase più acuta della precedente recessione.

Slide congiuntura IV trim copia 1Con la chiusura dell’indagine sulla congiuntura relativa al quarto trimestre è possibile tracciare un breve quadro riepilogativo dell’andamento annuale dell’economia trentina nel 2012. Come noto, tale anno è stato uno dei più difficili per quanto riguarda i risultati economici e la situazione occupazionale delle aziende trentine. Negli anni recenti, solo il 2009 può essere considerato come peggiore dell’annata appena trascorsa, che si è caratterizzata per decise riduzioni del fatturato e sempre più intense diminuzioni occupazionali.

Le stime derivanti dalle indagini condotte trimestralmente evidenziano una riduzione del fatturato annuo rispetto al 2011 pari a -2,6%, diminuzione determinata dalla caduta della domanda interna, mentre le esportazioni hanno costituito il principale elemento di sostegno per l’economia trentina. Tale sostegno però si è rivolto prevalentemente verso quei settori e quelle classi dimensionali più orientate agli scambi con l’estero. Gli andamenti meno negativi si sono rilevati presso il commercio all’ingrosso e il settore manifatturiero industriale, mentre i settori dipendenti quasi esclusivamente dalla domanda locale e nazionale, come il commercio al dettaglio, le costruzioni, l’estrattivo e l’artigianato manifatturiero e dei servizi, si connotano per diminuzioni del fatturato rispetto al 2011 molto marcate.

La crescita dell’export è stata intensa nei primi sei mesi dell’anno, in continuità con quanto successo l’anno precedente, ma si è poi decisamente affievolita nel secondo semestre gettando così ulteriori ombre sulla possibilità di una ripresa nel breve periodo.

Per quanto attiene all’occupazione, l’anno passato può essere suddiviso in due parti: nei primi sei mesi le variazioni tendenziali degli addetti sono apparse solo debolmente negative ed hanno interessato prevalentemente i settori in crisi strutturale, l’estrattivo e l’edilizia, oltreché i trasporti e le unità di più piccola dimensione; nella seconda parte dell’anno invece la riduzione occupazionale è divenuta via via sempre più intensa manifestandosi presso la quasi totalità dei comparti e delle classi dimensionali.

Il “sentiment” degli imprenditori è stato interessato da un deciso peggioramento a partire dal secondo trimestre del 2012 e poi è rimasto sostanzialmente stazionario, senza alcun accenno ad un recupero. Alla luce di quest’ultima constatazione e considerando anche il saldo, sempre più negativo, tra la percentuale di imprese che dichiarano gli ordinativi in aumento e quelle che li reputano in diminuzione, sembra ragionevole poter affermare che il punto di svolta dell’attuale crisi è ancora piuttosto lontano.

Nel quarto trimestre 2012 il fatturato complessivo dei settori oggetto d’indagine è diminuito del 2,1% rispetto all’analogo trimestre dello scorso anno. La diminuzione del fatturato è determinata ancora una volta dalla caduta della domanda interna, in special modo di quella locale, che diminuisce su base annua del -4,3%, mentre quella nazionale evidenzia una riduzione più contenuta (-1,2%). Permane positiva la dinamica tendenziale del fatturato estero (+2,3%) anche se negli ultimi due trimestri il tasso di crescita si è ridotto notevolmente rispetto ai periodi precedenti. Le imprese che appaiono meno in sofferenza sono quelle di medie dimensioni (21-50 addetti) il cui fatturato cresce su base annua dello 0,4%, mentre si riducono sensibilmente i ricavi delle vendite delle micro imprese con 1-4 addetti (-13,5%). Soffrono considerevolmente anche le unità con 11-20 addetti (-9,1% la riduzione del fatturato), mentre sembrano reagire meglio le piccole (5-10 addetti) e le grandi imprese (oltre 50 addetti), il cui fatturato si riduce all’incirca dell’1%.

Il dato più preoccupante emerso in questo quarto trimestre è rappresentato dalla pesante riduzione dell’occupazione, che diminuisce rispetto allo stesso trimestre del 2011 dell’1,9%, situazione poi ulteriormente aggravata presso le micro imprese che registrano un calo occupazionale del 4%. Anche le ore lavorate si riducono decisamente dell’1,9%.

Quanto al futuro, le opinioni degli imprenditori in merito alla situazione dell’azienda in termini prospettici (arco temporale di un anno) sono ancora pessimistiche e indicano che molto probabilmente, almeno nel breve periodo, non vi saranno punti di svolta nell’attuale fase di congiuntura negativa. Le imprese che temono un peggioramento della propria situazione economica sono il 32,2%, mentre solo il 10,8% prevede un miglioramento. Il saldo risulta, quindi, sensibilmente negativo (-23,3%). I settori che denotano un maggior pessimismo circa le prospettive future sono l’estrattivo e le costruzioni, mentre gli imprenditori del manifatturiero sono maggiormente ottimisti

Anche i giudizi in prospettiva sulle capacità competitive delle proprie aziende, se analizzati considerando la serie storica degli ultimi trimestri, evidenziano una diminuzione della percentuale di coloro che le reputano in miglioramento e un aumento di coloro che le reputano stazionarie o in diminuzione. Tuttavia, il saldo tra ottimisti e pessimisti permane, in questo quarto trimestre, ancora positivo e in lieve aumento rispetto ai tre mesi precedenti (+4,8%), specialmente presso le unità di più grande dimensione, mentre è negativo solo presso le imprese con 1-4 addetti.

Il dato sugli ordinativi conferma la validità delle indicazioni rilevate dall’analisi del “sentiment” degli imprenditori circa il momento di difficoltà che stanno attraversando le imprese e che sembra destinato a perdurare anche nei prossimi trimestri: la percentuale di imprese che segnala una diminuzione della consistenza degli ordinativi rispetto a tre mesi fa è pari al 37,4%, mentre la percentuale di imprese che rileva un aumento è del 12,8%; il restante 49,9% li considera stazionari.