Debiti della pubblica amministrazione, ancora nulla di fatto

0
172
giuseppe sbalchiero 2 1
giuseppe sbalchiero 2 1Protesta delle categorie economiche. 15.000 i fallimenti riconducibili ai ritardi dei pagamenti. Zaia: “ci lascino spendere i nostri soldi”. Divina: “preoccupa la latitanza del Governo su questo delicatissimo aspetto dell’economia nazionale”

Tutti s’aspettavano un tardivo colpo di reni da parte del Governo Monti: il tanto atteso decreto di sblocco dei pagamenti alle imprese dei debiti della pubblica amministrazione è stato rimpallato di ora in ora, fino a finire definitivamente nel bidone dei buoni propositi rimandati a tempi migliori. Alla fine, Monti ha deciso di non decidere. E pazienza se ciò causerà altre migliaia di fallimenti delle imprese nazionali, come certifica uno studio condotto dalla Cgia di Mestre, secondo la quale sono oltre 15.000 le imprese italiane che dall’inizio della crisi alla fine del 2012 sono fallite a causa dei ritardi dei pagamenti.

A seguito di queste chiusure, il numero dei posti di lavoro persi si aggirerebbe attorno alle 60.000 unità. Si tratta di dati molto preoccupanti, che mettono in luce gli effetti negativi sul tessuto produttivo ed occupazionale  italiano dei ritardati o mancati pagamenti (siano essi imputabili a committenti privati o a quelli pubblici).

I risultati a cui è giunta la Cgia di Mestre hanno origine da alcune osservazioni realizzate da Intrum Justitia. Secondo questo istituto, il 25% delle imprese fallite in Europa chiude a causa dei ritardi dei pagamenti. Tenendo presente che l’Italia è maglia nera in Europa per quanto concerne la mancata regolarità dei pagamenti tra la pubblica amministrazione e le imprese nonché nelle transazioni commerciali tra le imprese, la Cgia stima che tra il 2008 ed il 2010 questa incidenza abbia raggiunto la soglia del 30%, per salire al 31% nel biennio 2011-2012. A fronte di oltre 52.500 fallimenti registratisi in Italia nel quinquennio preso in esame, la Cgia stima che poco più di 15.100 chiusure aziendali siano addebitabili ai ritardi nei pagamenti.

Visto che il 95% delle imprese in Italia ha meno di 10 addetti, l’eventuale sblocco di una parte importante dei 91 miliardi di euro di arretrati che la pubblica amministrazione conta nei confronti delle imprese, gioverebbe a tutto il sistema economico ed in particolar modo alle piccole realtà imprenditoriali. “Affinché ciò avvenga – commenta il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi – questo provvedimento di smobilizzo deve essere accompagnato dall’impegno dei destinatari di questi pagamenti a saldare in tempi rapidissimi gli arretrati accumulati nei confronti dei propri subappaltatori/subfornitori. Solo così tutto il sistema produttivo potrà beneficiare di questa nuova ondata di liquidità”.

Non solo: c’è anche l’aspetto burocratico legato ad un decreto che non si sa se vedrà mai la luce: “se il Consiglio dei Ministri confermasse la versione del testo che circola in queste ore le imprese assisterebbero all’ennesima falsa partenza di un provvedimento che risulta ancora una volta un percorso ad ostacoli che allontanerebbe la concreta possibilità di vedere onorati i debiti della PA”, commenta Giuseppe Sbalchiero, presidente di Confartigianato Imprese Veneto. Il perché è presto detto: il testo prevede l’emanazione di leggi regionali, decreti e graduatorie che rischiano di paralizzare ancor di più l’attività delle amministrazioni. Unico segno di concreta utilità – secondo Sbalchiero – il meccanismo di allentamento del patto di stabilità interno in favore degli enti locali, ma che rischia anch’esso di rimanere sulla carta, sia per l’esiguità dei margini messi in campo, rispetto a quanto denunciato e richiesto dall’ANCI, sia per la farraginosità delle procedure”.

Il testo, inoltre, non raccoglie le raccomandazioni approvate all’unanimità dal Parlamento che impegnano il Governo a predisporre interventi di immediata eseguibilità, con procedure semplificate o automatiche, evitando il rimando a ulteriori fonti normative di carattere secondario e, soprattutto, verificando la fattibilità di introdurre la compensazione diretta tra debiti e crediti da parte delle imprese, da sempre richiesta dal Rete Imprese Italia. “Non è più tempo – conclude Sbalchiero – di illudere le imprese con le false promesse che alla fine servono soltanto per perdere ulteriore tempo, come è accaduto con i decreti varati 10 mesi fa che avrebbero dovuto dare il via al rilascio delle certificazioni dei crediti per favorire l’intervento delle banche e la compensazione con i debiti iscritti a ruolo. Purtroppo nulla ha funzionato e non c’è nessuna ragionevole certezza che quanto all’esame del Governo funzionerà”.

L’auspicio di Sbalchiero di allentare il patto di stabilità interno è fatto proprio dal presidente della regione del Veneto, Luca Zaia: “quanto si va prospettando a Roma sul pagamento dei debiti della pubblica amministrazione rappresenta per la Regione del Veneto l’ennesima beffa”. Non usa giri di parole il presidente Luca Zaia, manifestando il suo disappunto sulle soluzioni che si profilano per sbloccare l’ormai insostenibile blocco dei pagamenti alle imprese: “per come si sta costruendo questo percorso a noi serve ben poco. La Regione del Veneto, infatti, come stiamo dicendo ormai da tempo, non ha bisogno di maggiore liquidità ma molto più semplicemente di un patto di stabilità più elastico, in grado di dare adeguate possibilità di manovra a quelle amministrazioni, come la nostra, che non da due o tre anni ma da sempre dimostrano lungimiranza e virtuosità nella tenuta dei propri conti. Stanti così le cose – precisa Zaia –, quel miliardo e 250 milioni che sono nostri ma non nella nostra disponibilità e che potrebbero essere utilizzati per pagare finalmente aziende e fornitori, restituendo una boccata di ossigeno a un’economia asfittica e in pesantissima crisi, è destinato a rimanere bloccato in tesoreria. Sono soldi dei Veneti e chiediamo solo che ci lascino usarli sul nostro territorio, per le nostre imprese, per i nostri cittadini”.

LNT Sergio Divina esterno 1Preoccupazione per la piega che la vicenda sta prendendo è espressa anche dal senatore trentino Sergio Divina: “spero che il rinvio sia brevissimo e solo per ragioni tecniche. Il provvedimento sblocca credito alle imprese deve diventare al più presto una realtà, pena aggravare ulteriormente la crisi del Paese e del suo sistema imprenditoriale”. Divina sottolinea anche come “non sia in alcun modo accettabile che lo sblocco dei pagamenti alle imprese venga accompagnato da un contestuale aumento della tassazione generale”.