Debito pubblico ancora in crescita nonostante l’aumento del gettito fiscale

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Giuseppe-Sbalchiero-ilnordestSbalchiero: “inaccettabile che in un anno il debito sia cresciuto di quasi 100 miliardi di euro”

Nel bollettino statistico appena pubblicato da Banca d’Italia sulla finanza pubblica, si evince che a fine luglio, il debito pubblico ammonta a 2.072.863 milioni di euro, con un leggero calo a luglio. Fatti due conti però, risulta che il debito pubblico del Belpaese è salito ancora: del 4,8% negli ultimi dodici mesi, pari a 94.824 milioni in più. “La situazione è inaccettabile e non più sostenibile” si sfoga Giuseppe Sbalchiero, presidente di Confartigianato Imprese Veneto secondo il quale “poco ci consola che a luglio ci sia stata una prima, timida e leggera inversione di tendenza.

Il problema è che il nostro Paese la mancata corrispondenza tra entrate fiscali, spesa pubblica e performance dei servizi pubblici, ha raggiunto una condizione non più sostenibile per la competitività dell’economia. Non a caso, nel 2013 tra le 34 economie più avanzate, l’Italia è al 6° posto per spesa pubblica sul Pil, all’8° posto per entrate fiscali sul Pil, addirittura al 3° posto per crescita delle entrate fiscali tra il 2005 e il 2013, ma precipita al 73° posto per contesto favorevole a fare impresa”

Secondo il leader degli artigiani veneti “le nostre imprese stanno morendo di troppo tasse che sembrano essere l’unica soluzione del Governo per compensare una spesa troppo alta ed una così bassa efficienza dei servizi. Non a caso sempre nel bollettino Bankitalia risulta che nei primi sette mesi dell’anno sono in crescita le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato: 225 miliardi, in aumento dell’1,4% (3,2 miliardi) rispetto a quelle dello stesso periodo del 2012”.

Le recenti manovre dei conti pubblici sono state tutte eccessivamente focalizzate sulle entrate. Se si prende in considerazione la correzione del saldo primario registrato tra il 2009 – quando il saldo al netto degli interessi era negativo e pari al -0,84% del Pil – e il picco che si raggiunge quest’anno – che ammonta al 2,44% del Pil – lo sbilanciamento è evidente: nei quattro anni esaminati l’incremento delle entrate è di 49,9 miliardi mentre la spesa primaria è scesa di soli 1,2 miliardi; tale situazione determina che il 97,7% dell’aggiustamento del saldo primario grava su incrementi di entrate.

“E’ ora di finirla – conclude Sbalchiero -. Va messa mano alla composizione e qualità della spesa pubblica che oggi risulta essere eccessiva per anziani e poca per le famiglie; ridotta per gli investimenti pubblici a fronte della salita di spesa per interessi e per pensioni, di bassa quantità e qualità per l’istruzione, eccessiva per i dipendenti pubblici. Basta ai tagli lineari ed agli squilibri centro-periferia e si avvii una politica seria di risparmio di spesa adottando una geografia amministrativa più leggera”.