Italia a rischio sanzioni UE per i ritardi nei pagamenti ai fornitori

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usura pagamento mazzetta 1La Commissione europea risponde all’interrogazione dell’eurodeputata veneta Bizzotto sul ritardo dei pagamenti

Il sistema pubblico e privato italiano è sempre troppo lento nell’adempiere ai propri obblighi contrattuali in materia di pagamenti che, spesso, riardano oltre il dovuto e pongono l’Italia all’ultimo posto della classifica dei migliori pagatori (180 giorni in media contro i 24 giorni della Finlandia.

Sul tema interviene l’eurodeputata veneta Mara Bizzotto a seguito della risposta fornitale dal commissario e vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani: “l’Italia rischia l’apertura di una procedura d’infrazione per aver applicato in maniera troppo limitata la Direttiva 2011/7/UE sul ritardo dei pagamenti. E, come se non bastasse, lo Stato italiano non ha ancora pagato la stragrande maggioranza dei circa 100 miliardi di euro di debiti che le Pubbliche Amministrazioni hanno contratto nei confronti delle imprese”.

All’interpellanza dell’on. Bizzotto, il Commissario europeo all’industria Tajani, fra le altre cose, ha dichiarato: “la Commissione ha espresso preoccupazioni quanto al recepimento della Direttiva UE nella normativa italiana”, aggiungendo di “intrattenere attualmente contatti con le autorità italiane”. Se la valutazione giuridica “mettesse in luce una mancata conformità al dispositivo della Direttiva – prosegue Tajani – la Commissione UE potrà adottare le azioni necessarie, tra cui, se del caso, procedure d’infrazione”.

A giudizio di Bizzotto, “in Italia la Direttiva UE sul ritardo dei pagamenti è stata recepita per ora in maniera troppo blanda e inefficace. Troppe sono le deroghe previste nel decreto attuativo e troppi sono i margini di discrezionalità lasciati alle parti per concordare termini di pagamento superiori alle scadenze previste dalla legge. E quel che è peggio è che lo Stato italiano non è stato ancora in grado di onorare nemmeno i debiti pregressi nei confronti delle aziende creditrici”.

Secondo l’eurodeputata veneta, “c’è il rischio concreto quindi che alla valanga di debiti accumulati si sommino i debiti futuri Senza una corretta applicazione della direttiva sul ritardo dei pagamenti potremmo trovarci presto di fronte ad una nuova e gravissima situazione d’indebitamento: le aziende che oggi lavorano con lo Stato devono essere pagate entro un massimo di 30 giorni, altrimenti si ripiomberà nel tunnel dei debiti che lo Stato non è in grado di onorare. Dall’inizio della crisi, sono oltre 15.000 le aziende che hanno chiuso la propria attività a causa del ritardo dei pagamenti, con la perdita di ben 60.000 posti di lavoro – conclude Mara Bizzotto – Ben venga quindi il pugno duro dell’Europa, se questo servirà a ridare ossigeno alla nostre imprese e a salvaguardare migliaia di posti di lavoro”.