Trentino, decolla la legislatura con l’elezione di Dorigatti alla presidenza del Consiglio e la lettura del programma da parte del presidente Rossi

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PAT Ugo Rossi ufficio presidente 2 1
PAT Ugo Rossi ufficio presidente 2 1Autonomia fiscale: il Governo deposita l’emendamento con cui, se approvato, le province di Trento e di Bolzano potranno gestire in proprio i tributi locali

In Trentino la legislatura è iniziata con l’elezione del presidente del Consiglio, Bruno Dorigatti, PD ed espressione della maggioranza di centro sinistra autonomista che governa la provincia, che succede a sé stesso, mentre alla vicepresidenza è stato eletto Diego Mosna, il candidato governatore delle liste di centro uscito sconfitto. Eletto anche l’ufficio di presidenza dell’Assemblea. Subito dopo, è toccato al neo governatore Ugo Rossi leggere il programma di legislatura.

Oltre che sulle procedure d’insediamento che sono filate via lisce, la giornata politica è stata segnata dal deposito del’emendamento governativo alla legge di Stabilità con cui Letta accoglie la proposta delle province di Trento e di Bolzano di contraccambiare i paventati tagli al bilancio con nuove competenze e, soprattutto, con la possibilità di gestire autonomamente i tributi locali.

“L’emendamento firmato e depositato in Commissione bilancio per le Province autonome di Trento e Bolzano è in parte di portata storica” afferma il presidente Rossi, che da settimane, appena eletto, lavora alle trattative col Governo sulla partita finanziaria che riguarda il Trentino. La portata storica è, come spiega Rossi, nell’apertura di una “prospettiva nuova sulla competenza primaria sui tributi locali: una modifica significativa per lo Statuto di autonomia”. Per quanto riguarda poi le agenzie fiscali e l’esercizio amministrativo della giustizia contenuti nell’emendamento, “si concretizzeranno con un’intesa tra le parti da fare entro giugno”, come lo stesso presidente aveva ricordato nel suo discorso sul programma di legislatura in Consiglio provinciale. “La parte finanziaria invece – sottolinea – resta in violazione dello Statuto e saremo costretti a impugnarla”. Perché in sostanza lo Stato chiede al Trentino 700 milioni di euro l’anno, più altri 140 milioni di euro di riserve all’erario. Cifre che andrebbero a incidere rispettivamente per il 16% e, sommando la seconda, per il 19% sul bilancio, stracciando di fatto il cosiddetto “Accordo di Milano” del 2009 sulla finanza locale dove si stabiliva nel 13%, cioè sotto i 600 milioni di euro l’anno il contributo a carico di ciascuna provincia autonomia. “Significativa dunque l’apertura del Governo – ha concluso Rossi – tenuto conto del contesto di crisi e della difficoltà estrema a reperire risorse. Ma è importante che si faccia l’accordo di giugno e che per il futuro lo Stato smetta di decidere di anno in anno le cifre con cui il Trentino deve contribuire al risanamento della finanza pubblica. Abbiamo individuato e proposto per questo – ha ribadito Rossi – il metodo del ‘residuo fiscale’, da allineare rispetto a quello delle aree sviluppate del Paese, in particolare dei territori delle Regioni dell’Italia settentrionale. Importante – ha evidenziato – sarà che Trento e Bolzano lavorino unite con tutte le altre autonomie speciali, in particolare quelle del Nord. Credo che intanto i nostri senatori e la delegazione parlamentare in generale stiano facendo un buon lavoro, anche se molto è ancora da fare”.

Secondo il senatore Giordio Tonini (PD) “entro il 30 giugno alle Province andrà la delega sulle agenzie fiscali e l’ organizzazione della giustizia. Una sfida per la provincia di Trento quella che si apre – sottolinea -, fare meglio dello Stato spendendo meno, come diceva De Gasperi. Le Province – prosegue – avranno dunque competenza legislativa in materia di tributi locali anche in deroga alla legge statale. Un buon accordo – commenta – perché lo Stato risparmia e l’Autonomia si rafforza”.

Soddisfatto anche il senatore Sergio Divina (Lega Nord): “se l’emendamento sarà approvato, per l’autonomia sarà un successo, perché Trento e Bolzano potranno decidere quale livello di fiscalità adottare, uno strumento che potrebbe diventare uno strumento di competitività e di attrazione di nuova imprenditoria. Sarebbe bello – conclude Divina – che questo cammino si concludesse con una vera autonomia fiscale, con la possibilità di intervenire anche sul livello degli altri tributi oggi fissati dallo Stato”.