Prosegue il braccio di ferro tra il comune di Maniago e Cementizillo per l’ampliamento della fabbrica

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Logo Unindustria Pn 1Nuovo ricorso del comune dopo la sconfitta al Tar e al Consiglio di Stato. Dura nota di Confindustria Pordenone: «così si rischia di costringere un’impresa storica della regione ad abbandonare il territorio»

Prosegue il conflitto che contrappone il comune di Maniago (e i confinanti Cavasso, Arba, Montereale e Vajont) e la fabbrica Cementizillo che vorrebbe ampliare lo stabilimento. Nonostante il rcorso delle amministrazioni comunali sia stato respinto sia al Tar che in Consiglio di Stato, è stato presentato un nuovo ricorso contro le procedure seguite dalla regione Friuli Venezia Giulia. Un ricorso che ha dato origine ad una dura nota di Confindustria Pordenone che parla di ostruzionismo e di rischio che, così facendo, molte fabbriche siano costrette a chiudere e a trasferire altrove la produzione, con gravisime ripercussioni sul tessuto sociale ed economico locale.

«Con il terzo ricorso presentato dal comune di Maniago si è scritta l’ennesima pagina di una vicenda di ostruzionismo e vessazione nei confronti di Cementizillo, azienda che, nel pieno rispetto della salute pubblica, dell’ambiente, delle leggi e delle regole civili, è presente e opera da oltre quarant’anni nel Friuli Venezia Giulia e da oltre centotrenta nel panorama industriale nazionale. A riprova di ciò, va chiarito – sostiene l’organizzazione degli imprenditori nella nota diffusa alla stampa – che il recentissimo ricorso, con tutta evidenza, è palesemente pretestuoso e strumentale in quanto diretto a contestare, seppure con riferimento al nuovo procedimento, una questione, quella della mancata partecipazione del medesimo comune alla Conferenza dei servizi, che è già stata esaminata dal TAR e dal Consiglio di Stato ed è stata risolta in senso contrario rispetto alle pretese avanzate a suo tempo dal comune. Leggendo anche sommariamente il testo del documento si evince con assoluta chiarezza che le argomentazioni e le richieste sono quelle degli appelli precedenti, addirittura con uno svarione causato da un “copia-incolla” di troppo che finisce per intestare anche quest’ultimo ricorso al sindaco pro tempore dei precedenti, Alessio Belgrado… anziché all’attuale sindaco Andrea Carli».

Unindustria prende atto di tutto ciò naturalmente con profondo rammarico: «l’ostinazione con cui un’azienda viene continuamente vessata e messa sulla graticola da un’amministrazione pubblica per questioni prive di alcun fondamento e già ampiamente chiarite in più occasioni dagli organi competenti, rende evidente, data la temerarietà dell’azione promossa, lo sperpero di denaro pubblico operato da parte dell’amministrazione maniaghese».

Non solo: «oltre alla discutibilità dell’etica amministrativa posta in essere dal sindaco di Maniago, è palese l’atteggiamento persecutorio di chi compie determinate azioni con la consapevolezza di non ottenere alcunché in sede di giudizio, ma con l’esclusivo fine di mettere in grave difficoltà un’azienda seria che crea ricchezza ed occupazione nel territorio. Più volte e in più sedi è stata ampiamente dimostrata la legittimità delle istanze aziendali circa la possibilità di utilizzare il combustibile da rifiuto di qualità (CSS ex CDR-Q) all’interno dei processi produttivi in parziale sostituzione del più costoso e più dannoso combustibile oggi utilizzato (carbone), ottenendo in tal modo un significativo abbattimento delle emissioni in atmosfera. Più volte e in più sedi è stata dimostrata l’assoluta sicurezza per la salute e per l’ambiente che deriverebbe dall’utilizzo di tali combustibili, per altro già diffusamente utilizzati da tutti i competitor italiani ed europei. Più volte e in più sedi è stata dimostrata la correttezza e il meticoloso rispetto di tutte le procedure di consultazione e verifica previste dalle norme per il rilascio delle autorizzazioni di specie».

Secondo Unindustria Pordenone «l’assurda pervicacia con cui il comune di Maniago persevera nella reiterazione di ricorsi privi di fondamento tecnico e giuridico rischia di tradursi in un invito a Cementizillo ad abbandonare il territorio. In un momento di crisi acuta come quello che stiamo vivendo in cui siamo impegnati quotidianamente a scongiurare la chiusura di fondamentali industrie del territorio e ad attrarne possibilmente di nuove, il sindaco di Maniago, pur avendo potuto constatare ripetutamente la correttezza dell’operato di Cementizillo e la legittimità delle sue istanze, inspiegabilmente si assume la responsabilità di bloccare milioni di euro di investimenti indispensabili per la competitività di tale azienda e per la riduzione del suo impatto ambientale; in tal modo il Sindaco si assume la responsabilità di mettere in discussione la presenza sul territorio di un’azienda storica che dà occupazione a centinaia di addetti».

Gli imprenditori non lasciano correre e ora puntano sull’operato del sindaco Carli: «per tutto quanto sopra, suggeriremo alla nostra associata di tutelare i propri interessi in tutte le sedi opportune e, a nome anche della collettività, intendiamo promuovere un accertamento per valutare se la condotta dell’amministrazione di Maniago, che persevera in un’azione figlia di una tesi priva di fondamento, sia effettivamente corrispondente alla tutela dell’interesse collettivo o invece, come pensiamo, ne provochi nocumento».