Cibus 2014 chiude all’insegna del record di presenze

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Cibus 2014 ministro carlo martina 1Aumenta l’export di prodotti alimentari, con la prospettiva della ripresa anche dei consumi interni dopo la lunga crisi

La XVII edizione di Cibus, la fiera internazionale dell’alimentare che si tiene a Parma ogni due anni , si è chiusa all0insegna del grande successo di presenze di pubblico e degli operatori di settore, italiani ed internazionali. I dati finali fanno registrare un +12% di visitatori, toccando la cifra record di 67.000 visitatori, 2.700 aziende espositrici e 950 giornalisti accreditati. In crescita anche il numero degli acquirenti stranieri presenti: mille in più rispetto all’edizione del 2012, per un totale di 12.000 operatori commerciali esteri. Lo sviluppo della fiera d’altronde è ben illustrato dal numero delle aziende espositrici: 2.100 nel 2010; 2.300 nel 2012; 2.700 nel 2014.

Al successo di Cibus hanno contribuito anche aspetti congiunturali come la leggera ripresa dei consumi interni dei primi mesi del 2014, un clima di maggiore ottimismo nel Paese, e, soprattutto l’occasione straordinaria rappresentata da Expo2015, la esposizione universale che è dedicata proprio ai temi dell’alimentazione nel pianeta. Le aziende alimentari italiane avranno l’opportunità di partecipare ad Expo nel padiglione “Federalimentare4Expo”, una struttura di 7.000 mq che verrà gestita da Federalimentare con la consulenza tecnica ed organizzativa di Fiere di Parma.

cibus logo 2014 1Il messaggio globale che arriva dalla XVII edizione di Cibus è chiaro: è possibile una ripresa delle vendite sul mercato interno (è questo il significato della presentazione a Cibus di centinaia di novità di prodotto) ed è possibile fare molto di più sul fronte dell’esportazione. Da uno studio presentato a Cibus risulta che il valore dell’export alimentare ha le potenzialità per passare da 26 a 70 miliardi di euro nei prossimi dieci anni. Molto dipenderà dal sostegno finanziario ed istituzionale alle imprese e dalla lotta alla contraffazione sui mercati esteri, ma in questo senso assicurazioni e progetti sono giunti dal Ministro delle politiche agricole, Maurizio Martina, e dal Vice ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, che entrambi hanno visitato Cibus 2014.

«Cibus è la piattaforma fieristica per capire e promuovere la realtà del comparto alimentare italiano ed il progetto strategico per il suo sviluppo. Se useremo bene la leva di Expo2015 ed il padiglione “Federalimentare4Expo”, le imprese alimentari faranno un grande salto di qualità» ha detto il Ministro Martina, evidenziando come «qui tocchiamo con mano il saper fare italiano di imprese nominalmente piccole, ma in realtà giganti per quello che fanno. Qui, oltre il padiglione per le imprese, c’è una filosofia fatta di conoscenza, creatività ed esperienza».

Il padiglione per le imprese alimentari sarà realizzato ad Expo2015 da Federalimentare (l’Associazione confindustriale delle imprese alimentari) con la consulenza tecnico organizzativa di Fiere di Parma. Ospiterà 500 aziende, Consorzi e organismi istituzionali del “Made in Italy” alimentare, per raccontare l’agroindustria italiana ai visitatori, in un viaggio interattivo per scoprirne i prodotti, i protagonisti, la ricchezza dei territori, i marchi e gli imprenditori che li hanno creati e sviluppati. Il progetto operativo prevede 2 padiglioni polifunzionali di circa 1.300 mq ciascuno, sviluppati su 3 piani per un totale di 7.000 mq, e collegati tra loro da una passerella di 8 metri di larghezza. I padiglioni avranno un design interno e esterno armonizzato con quello del Padiglione Italia, di cui saranno lo “specchio industriale”, e si troveranno in una posizione strategica, nella “testa” del “pesce” e in prossimità dell’ingresso Est, dal quale passerà il 40% del pubblico e la maggior parte degli operatori “professionali” che visiteranno Expo 2015. Saranno 9 i percorsi tematici di edutainment dedicati ai settori chiave dell’industria alimentare (latte, formaggi e derivati; conserve vegetali; condimenti; sfarinati, pasta e pizza; carni; ittico; bevande; dolci; spezie e coloniali). 9 viaggi esperienziali realizzati con scenografie “immersive” e proiezioni 3D, che le aziende renderanno concreti e tangibili grazie alle postazioni interattive (fino a 500) che sveleranno ai visitatori il loro patrimonio storico e culturale.

L’export alimentare italiano può aumentare dagli attuali 26 miliardi a 70 miliardi di euro nello spazio di circa 10 anni ed il cibo “Made in Italy” può uscire dalla catalogazione di nicchia per diventare un prodotto acquistato quotidianamente o quasi. Per esportare di più, le strategie sono diverse, come ha dichiarato Antonio Cellie, amministratore delegato di Fiere di Parma, intervenendo al convegno sulla promozione del “Made in Italy” organizzato da Gruppo Food e Fiere di Parma: «noi di Cibus abbiamo pensato che la cosa migliore fosse portare le imprese italiane ad incontrare i buyer della distribuzione estera direttamente dentro i loro punti vendita. E di questo rapporto diretto hanno beneficiato sia le imprese sia Cibus». Oltre alla grande apertura registratasi nei mercati europei ed americani è indubbio che la domanda di cibo tricolore sia prepotente anche dall’Asia, e quindi dal Giappone, dove il prodotto italiano è già molto conosciuto, ma anche dalla Cina e da tutti i Paesi del Sud Est Asiatico. «Co-organizzeremo la grande fiera alimentare di Pechino in novembre – ha detto ancora Cellie – portando almeno 300 imprese italiane ad esporre, grazie alla collaborazione con Anuga/Fiera di Colonia e Federalimentare, replicando quindi la partecipazione di successo alla fiera alimentare di Bangkok lo scorso anno. E questo modello andremo a seguire ed ampliare nei prossimi mesi, cioè sostenere i nostri clienti all’interno delle fiere più consolidate nei mercati obiettivo non dispendendo risorse in costose start up o rischiose acquisizioni».

Nel corso del convegno è stata presentata una ricerca della Bain&Company sull’export italiano in cui si è evidenziato come la classifica dei Paesi che importano quote maggiori di cibo italiano veda, nell’ordine, Germania, Usa, Francia, Regno Unito, con una crescita notevole di Cina, Russia e Brasile. «Va ricordato che l’Italia esporta un prodotto di qualità – ha sottolineato Andrea Petronio di Bain&Company – e quindi analisi e paragoni devono tener ben presente questo dato. Il consiglio alle imprese italiane è quello di individuare i mercati prioritari, evitando dispersioni, di studiare bene i comportamenti di consumo locali, e di individuare il modello distributivo più confacente, scegliendo tra un intervento nel nuovo mercato tramite distributori locali, oppure tramite partnership locali, oppure con un rapporto diretto ed autonomo».

Un’altra opportunità per presentare e vendere l’alimentare italiano è dato dal web e dal commercio elettronico. Per esempio, in Giappone opera “Shop Italia Mia” per acquistare i prodotti italiani, mentre l’applicazione “Be my eye” consente a qualsiasi consumatore di diventare un “occhio” per le aziende che vogliano verificare in Italia e all’estero il posizionamento sui punti vendita del proprio prodotto o le caratteristiche delle proprie categorie.

Andrea Olivero, Vice ministro per le politiche agricole, ha detto che «i dati positivi che emergono da Cibus rappresentano un’ottima prova generale per Expo 2015», ribadendo «l’intenzione del Governo di lanciare un marchio “Made in Italy” unitamente ad una piattaforma realizzata tra Ministero, Google e l’associazione dei Consorzi di Tutela Aicig: poiché risulta che l’alimentare è la categoria maggiore delle ricerche alla voce “Made in Italy”, è stato inserito un atlante – sul sito www.google.it/madeinitaly-in – cui sono inseriti tutti i prodotti certificati.