Famiglia Romagnolo, ovvero la storia d’amore per l’Aglio bianco Polesano Dop

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aglio polesano Dop azienda Pierino romagnolo 1L’azienda di Fenil del Turco racconta della coltura più tradizionale e più faticosa del territorio

«Questa è una coltura che richiede una lavorazione talmente faticosa, che si può fare soltanto per passione. E’ qualcosa che ti entra nel sangue» dice Pierino Romagnolo, titolare dell’omonima azienda agricola, produttrice di Aglio bianco Polesano Dop, con la voce che si colora di fervido attaccamento per il suo lavoro.

«Forse proprio a causa di questa fatica, che ti fa grondare sudore – prosegue Romagnolo – la coltivazione dell’aglio è in calo qui in Polesine, nonostante che i prezzi, almeno per il prodotto a marchio, tengano abbastanza bene. E’ una lavorazione con varie fasi complesse, che si tramanda dalle vecchie generazioni, ma che i giovani non accolgono con grande favore, preferendo altre colture».

L’azienda ha radici a Fenil del Turco, nell’entroterra rodigino, è nata nel 1988, sulla scorta dell’esperienza sindacale di Pierino in Coldiretti, dove ha ricoperto la carica di vice delegato dell’allora Movimento giovanile dal 1986 al 1987. «Insieme al delegato Paolo Guerzoni – spiega Romagnolo – rappresentavamo la provincia di Rovigo alle consultazioni del movimento a Roma. Per me che ero figlio di coltivatori diretti, ma proveniente da un altro settore economico, il movimento ha fatto nascere un’amicizia e uno scambio coi giovani di mezza Italia, che dura fino al presente. E’ stato attraverso i corsi di formazione in casa Coldiretti – continua Pierino – che ho maturato l’idea che non basta produrre, ma bisogna anche saper vendere il prodotto».

Nel 1988 Romagnolo acquista i primi terreni e diventa titolare di un’impresa agricola che si dirige subito verso l’oro bianco del Polesine. All’inizio solo per un ragionamento prettamente commerciale: «un prodotto leggero che mi sembrava redditizio – racconta Pierino. – Poi ti rendi conto che ci sono costi eccessivi, margini di guadagno sempre più risicati, ma io amo il mio prodotto e sono riuscito ad andare avanti grazie ad una squadra molto affiatata, che è il nerbo dell’azienda: i miei collaboratori e dipendenti, stabili e stagionali, che sono con me da vent’anni e che hanno un’elevata professionalità e spirito di sacrificio; e mia moglie, che si occupa di contabilità e burocrazia. Questa è un’impresa agricola attiva, che non vive di rendita, che offre posti di lavoro e dove tutti contribuiscono al risultato finale».

«L’aglio è come un bambino che resta nel grembo della madre per nove mesi – afferma Romagnolo. – Non solo devi selezionare il seme e piantarlo. Ma devi accudirlo perché resta in campo appunto nove mesi; devi controllarlo, stare attenti alle infestanti e, come quest’anno, intervenire quando gli sbalzi di temperatura e la piovosità rischiano di farlo ammalare. Poi c’è la raccolta, che solo in parte è meccanizzata; la vera raccolta tradizionale (che amo perché permette di non danneggiare i bulbi), è quella fatta interamente a mano». Ma non è finita, perché poi bisogna essiccare. «E quante volte – racconta Romagnolo – la mia squadra quest’anno ha tolto e rimesso i teloni per ripararlo dalla pioggia!». Infine c’è la pulitura e l’intreccio, ancora a mano. Le trecce e le confezioni da 100 grammi arrivano nei supermercati del Nord Italia, attraverso la piacentina “Del Fanti trade”, distributore esclusivo. Ma l’aglio dell’azienda Romagnolo è presente anche in Slovenia e Croazia, dove è apprezzato per la buona conservabilità.

E’ una gran fatica, ma un grande amore. Dai pochi metri iniziali, l’azienda oggi coltiva dieci ettari di solo aglio, di cui sette a marchio Dop e il restante con aglio da seme per hobbistica, per una produzione di circa 7-800 quintali all’anno (di cui 300 per l’hobbistica). L’aglio da seme è un’invenzione aziendale: «mi sono accorto che le rivendite di sementi per l’orto casalingo non avevano l’aglio – spiega Romagnolo – così abbiamo pensato di colmare il vuoto: oggi forniamo bulbi da seme nelle più svariate confezioni, l’ultima in cubetti da trapianto, che consentono di avere il prodotto anche a chi abita all’XI piano di un condominio. Riforniamo di aglio le maggiori catene nazionali di negozi per l’orticoltura, non solo nella varietà “bianco avorio” (l’unica registrata)».