Daniza il giorno dopo: impazzano le polemiche sulla gestione della cattura dell’orso

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orsa daniza con cuccioli 1Gli ambientalisti, oltre a denunciare la provincia di Trento, chiedono il sequestro di tutti gli orsi e il trasferimento della responsabilità del progetto

Daniza il giorno dopo: la morte dell’orsa durante le operazioni della sua cattura da parte dei Forestali della provincia di Trento ha innescato una feroce polemica sia politica che tra gli ambientalisti, con numerose ripercussioni tra la popolazione.

I risultati dell’autopsia di Daniza saranno disponibili solo tra qualche giorno. Lo comunica la provincia di Trento che ha disposto l’esame autoptico dell’orsa morta nella fase di cattura, che è stato eseguito da un istituto indipendente alla presenza delle autorità giudiziarie competenti. Riguardo ad un presunto stress subito dall’orsa a causa delle operazioni di cattura, la Provincia sottolinea che «non è mai stato messo in atto alcun tipo di inseguimento. Daniza era infatti monitorata a distanza e si sono attese le condizioni più sicure per agire senza che si siano condizionati i suoi spostamenti».

La Lega antivivisezione (Lav) aveva depositato in Procura a Trento un’istanza di sequestro probatorio del corpo di Daniza chiedendo di far eseguire subito l’autopsia all’Istituto forense di medicina veterinaria del ministero della Salute. «Il piccolo laboratorio dell’Istituto zooprofilattico di Trento – sottolinea la Lav – è una struttura che approfondisce gli aspetti dell’allevamento, le patologie dei ruminanti, le tecniche di trasformazione del latte e di stagionatura del formaggio, tutti aspetti ben lontani dalle competenze e dalla indipendenza necessaria per eseguire un esame autoptico sul cadavere di un’orsa uccisa per telenarcosi».

Per accertare ogni responsabilità nell’uccisione dell’orsa Daniza, la Lav chiede al Ministro dell’Ambiente Galletti di riferire al più presto alle Camere, attraverso una propria inchiesta, del tutto indipendente dalla Provincia di Trento. Non solo: per la Lav «la Procura di Trento, che ha colpevolmente cestinato tutti gli esposti a tutela degli orsi presentati nelle ultime settimane e che ieri è rimasta silente, oggi deve esprimersi su questa clamorosa vicenda. Indispensabile è l’immediato sequestro probatorio del cadavere di Daniza, e il sequestro preventivo dei suoi cuccioli – troppo piccoli per sopravvivere senza la mamma! – nonché di tutti gli orsi del Trentino, per la loro messa in sicurezza evitando così nuove esecuzioni». Gli ambientalisti chiedono inoltre che «la gestione di tutti gli orsi del Trentino, sia trasferita in capo al Nirda del Corpo Forestale dello Stato, in quanto la Provincia non offre garanzie di una corretta gestione dei plantigradi, rispettosa e non cruenta – afferma Massimo Vitturi, responsabile Lav Fauna selvatica – la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato, per Legge dello Stato».

Intanto, l’uccisione dell’orsa rischia di trasformarsi in un boomerang a livello di opinione pubblica.“Mai più in Trentino”, “siete la terra dove si pratica l’orsicidio”, “trentini buoni a nulla, incompetenti, barbari e dilettanti”, “tenetevi le vostre montagne”. Una marea di messaggi contro il Trentino sta invadendo in queste ore i social network, dopo il fallito tentativo di cattura dell’orsa Daniza finito con la sua morte. Il popolo del web pare abbia decretato che il Trentino sia un luogo dove il rispetto della natura e degli animali sarebbe ormai scomparso. Una certa preoccupazione quindi comincia a serpeggiare fra operatori turistici e amministratori locali di una provincia votata al turismo e che ha fatto da anni di questa attività economica il traino a tutta l’economia. Il turismo estivo 2014, con gli alti e bassi di tutte le ultime stagioni, va comunque già in archivio senza particolari scossoni per l’effetto Daniza, ma c’è incertezza in vista dell’inverno e delle settimane bianche. In questo periodo gli orsi saranno in letargo; l’importante – osservano alcuni albergatori – è che non ci vadano anche gli sciatori.

Della faccenda non si mostra particolarmente preoccupato il presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi: «l’80% di quelli che scrivono questi messaggi non sanno neanche dove è il Trentino, non credo si debba dare troppo peso a questo tipo di emotività. Alla luce di questo avvenimento sfortunato, prenderemo comunque delle contromisure con nuovi piani di marketing turistico».