Confartigianato, un errore il TFR in busta paga

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confartigianato veneto frav presidente giuseppe sbalchiero 1 1Sbalchiero: «riduce ancora di più investimenti, nuovi posti di lavoro e penalizza i dipendenti». Sartori: «una scelta che non è detto che sostenga i consumi. Di sicuro penalizza la liquidità delle aziende»

Il governo Renzi è alla ricerca di un’altra mancetta da estendere questa volta a tutti i suoi potenziali elettori. Non potendo erogare denaro fresco tramite l’allargamento della platea dei beneficiati degli 80 euro erogati a ridosso dell’appuntamento elettorale europeo che ha regalato al partito di Renzi un rotondo 40,8% di consenso popolare, si cerca di percorrere un’altra strada, questa volta mettendo le mani nelle tasche delle aziende. Aziende, specie quelle piccole e medie (che in Italia sono la stragrande maggioranza) hanno innalzato immediatamente le barricate.

«No all’ipotesi di anticipare mensilmente parte del TFR ai dipendenti. Sarebbe un grave errore. Ridurrebbe ancor di più investimenti e posti di lavoro sul versante delle imprese e penalizzerebbe pure i dipendenti» afferma deciso Giuseppe Sbalchiero, presidente di Confartigianato Imprese Veneto secondo cui «ancora una volta si vuole percorrere la strada di incentivare i consumi dei lavoratori. Operazione meritevole se fosse accompagnata da politiche volte ad aumentare la fiducia dei consumatori, altrimenti si rischia il flop avuto con gli ottanta euro».

Come sottolineano i dati del CENSIS, gli italiani preoccupati e sfiduciati per il futuro, hanno aumentato del 23% i loro risparmi. Secondo Sbalchiero «quella sul TFR è un’uscita estemporanea al di fuori di tutte le logiche su cui si è ragionato negli ultimi anni. Non vorremmo che dietro a questo ci fosse la volontà di recuperare Irpef a danno dei lavoratori, vista la diversa tassazione cui è assoggettato».

renzo sartori presidente confartigianato marca trevigiana 1Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente di Confartigianato marca Trevigiana, Renzo Sartori: «un provvedimento di questa natura, pur interessando le imprese di tutte le taglie, impatterebbe negativamente sulle imprese con meno di 50 dipendenti che a Treviso rappresentano oltre il 97% del totale imprese con dipendenti e occupano il 60% dei lavoratori. Le aziende con oltre 50 dipendenti hanno già subito “l’esproprio” del TFR già nel 2005». Per Sartori «per le imprese la questione si tradurrebbe in un’ulteriore aggravio della liquidità mensile necessaria ad evadere gli adempimenti contributivi e retributivi previsti, con ricadute molto gravi sulla loro capacità contrattuale nei confronti delle banche. Oltre a inficiare seriamente l’andamento della previdenza integrativa per alimentare una pensione supplementare per fronteggiare il decisio taglio di copertura di quella principale a seguito delle ultime riforme».