Nuovo ospedale di Trento: il Consiglio di Stato azzera la gara e tutto riparte d’accapo

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Pat presentazione nuovo ospedale trento ugo rossi
Pat presentazione nuovo ospedale trento ugo rossiLa bocciatura dà la stura alle polemiche. Rossi: «siamo pronti a ripartire». Bezzi: «troppi errori e approssimazioni nella gestione della gara». Allotti: «uno stop che rischia di costare caro al Trentino»

Dopo che il Tar di Trento aveva azzoppato parzialmente la gara per l’appalto di costruzione del Nuovo ospedale di Trento (Not), ora tocca al Consiglio di Stato azzerare il tutto e riaprire il bando dall’inizio. L’appalto per complessivi 2 miliardi di euro realizzato tramite la tecnica della finanza di progetto aveva scatenato gli appetiti di numerose cordate imprenditoriali che, a gara chiusa e buste aperte, hanno scatenato la valanga dei ricorsi da parte degli esclusi.

Ora, il punto fermo messo dalla magistratura amministrativa, che impone alla provincia di Trento di ripartire dall’inizio, o quasi. Il tutto per un banale errore di fondo, legato alla procedura di nomina della commissione tecnica, dove due dei suoi componenti erano incompatibili perché avevano partecipato anche alla fase precedente della gara di appalto. Cosa palesemente in violazione dell’articolo 84 comma 4 del D.P.R. n.163 del 2006 che recita in modo semplice e chiarissimo: “I commissari diversi dal Presidente non devono aver svolto né possono svolgere alcun’altra funzione o incarico tecnico o amministrativo relativamente al contratto del cui affidamento si tratta”. Un errore da principianti che ora ha mandato a zero la gara nel suo complesso.

L’esito del ricorso ha mandato su tutte le furie il presidente della provincia di Trento, Ugo Rossi: «una sentenza che da un lato conferma il buon operato della Provincia, ma dall’altro è una sentenza che non ha individuato un vincitore, imponendo di rifare tutto d’accapo, con notevole perdita di tempo». Rossi assicura che la nuova commissione giudicatrice «sarà nominata in tempi rapidissimi, ma non sarà possibile definire una data certa di apertura del cantiere, perché c’è più che la fondata possibilità che anche l’estio della nuova gara possa venire impugnato dagli esclusi, visto che così accade per il 90% dei grossi appalti indetti in Italia». Quanto al fatto che il Consiglio di Stato ha cassato le modalità di nomina della commissione giudicatrice con la presenza di due dirigenti provinciali, Rossi dice «che è un paradosso, perché mi sembra un controsenso che rimangano fuori della commissione giudicatrice i dirigenti provinciali che meglio conoscono il progetto e che meglio possono valutar ele offerte in gara nel loro complesso».

Lo stop imposto dai giudici al Not scatena le reazioni delle opposizioni alla maggioranza di centro sinistra autonomista che governa il Trentino e del mondo sindacale. Per l’esponente di Forza Italia, Giacomo Bezzi, «era palese il conflitto d’interessi da parte di due dirigenti provinciali presenti nella commissione giudicatrice, dato che doveva essere conosciuto dai responsabili della gara, cosa di cui ora qualcuno dovrebbe rispondere nelle dovute sedi per via dei costi e dei ritardi che ciò comporterà, compresi i costi sostenuti dalla Provincia nei due gradi di giudizio amministrativo». Per la Lega Nord si parla «di evidente spreco e di costi che ricadranno sui cittadini, sempre quelli che pagano le tasse», mentre sarebbe anche opportuno «rivedere le modalità complessive dell’appalto, visto che la tecnica della finanza di progetto ha già evidenziato i propri limiti in occasione di altre gare ospedaliere, come quella dell’ospedale dell’Angelo di Mestre. Più che pagare un canone annuale di quasi 60 milioni all’anno per i prossimi 25 anni, sarebbe meglio approntare finanziamenti suddivisi per stati di avanzamento lungo gli anni di attività del cantiere direttamente dal bilancio provinciale e poi coprire la differenza con un mutuo. Il totale sarebbe di gran lunga inferiore».

Critiche anche dal mondo sindacale: il segretario della Uil Trentino Walter Alotti parla di «errori che vengono da lontano, che già al momento della scelta dell’allora Giunta Dellai ed Assessore Rossi sulla finanza di progetto aveva sollevato obiezioni e perplessità su tali scelte». Per Alotti «se è vero, come affermano l’ex assessore ora presidente Rossi e il premier Renzi, che “sugli appalti di opere pubbliche lavorano più gli avvocati che i muratori”, è altrettanto certo che diversi sono gli errori che sono stati fatti dall’amministrazione provinciale e che hanno portato a questa pesante, drammatica situazione».

La Uil critica anache il metodo della finanza di progetto per realizzare opere pubbliche: «si paventa sempre più l’ipotesi che anche per il Not, come per l’ospedale “Angelo” di Mestre lievitano costi dell’opera (in quel caso quintuplicati) e sicuramente si dilatino i tempi di realizzazione e di inizio attività».