Quale progetto per il rilancio dell’Italia?

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Unises Italia obiettito 2035 apertura 1A Rovigo convegno dell’Unises che punta alla rivalutazione del patrimonio edilizio esistente

Il nuovo “risorgimento italiano” passa dalla rivalutazione del patrimonio edilizio esistente. Ne è convinto il Centro studi tecnico economico giuridico Unises, associazione no profit nata nel 2013 dall’impegno dell’economista Stefano Baldassini e da altri ricercatori in campo economico, che hanno ideato un piano di intervento nazionale per far ripartire l’economia italiana.

Un impegno che prevede l’innesto nell’economia reale di 100 miliardi all’anno, di cui ben 67 indirizzati verso la riqualificazione delle città e delle sue periferie, dei beni artistici e architettonici del Paese e delle sue aziende.

Nell’ambito di un tour nazionale intrapreso a partire dall’aprile dello scorso anno, l’Unises ha presentato la sua sfida presso l’Hotel Europa di Rovigo, davanti ad oltre 200 professionisti tra architetti, avvocati, commercialisti, geometri, giornalisti, ingegneri. Il punto di partenza dell’associazione è di «ribaltare i trend urbanistici che hanno dominato fino al secolo scorso, con una tendenza alla continua espansione: noi puntiamo alla riqualificazione dei centri storici e delle periferie delle città e ai meccanismi di perequazione urbanistica» ha spiegato Davide Caporali, responsabile degli eventi culturali dell’Unises.

La riduzione delle norme è uno dei macro temi individuati dal rapporto “Italia obiettivo 2035”, il grande progetto di riferimento ideato da Unises che verrà illustrato anche il prossimo 26 febbraio a Padova. Lo sguardo al 2035 si basa su 4 grandi riforme: le prime due sono la riorganizzazione di una struttura statale ormai obsoleta e la semplificazione delle oltre 300.000 norme che compongono il nostro ordinamento – ha spiegato Baldassini –. Ispirandoci ad altri Paesi europei, potrebbero bastare 10.000 leggi, che seguano gli indirizzi transnazionali e permettano agli stakeholder di indirizzare le risorse su progetti strategici e strutturali».

Ma la parte più corposa di “Italia obiettivo” riguarda l’assenza di politiche economiche a lungo termine: «abbiamo creato un piano sistemico nazionale che punta – sottolinea Baldassini – a definire le potenziali programmazioni su alcuni settori strategici, per la crescita del Pil, la riduzione del debito pubblico e la sostenibilità di quello privato, un abbassamento notevole della pressione fiscale e uno stimolo all’occupazione». Alla base di questo progetto c’è una società chiamata “Italy Spa”, che avrebbe il compito di attrarre capitali stranieri da reinvestire nell’economia reale: «”Italy Spa” dovrà emettere “Italy bond”, garantiti dallo Stato e dalle banche italiane, il cui capitale verrebbe rappresentato dagli asset fruttiferi pubblici, stimati in circa 700 miliardi di euro», ha sostenuto Baldassini.

Il piano di Unises punta all’investimento di 100 miliardi all’anno che avrebbero, secondo i suoi ideatori, effetti fortemente positivi sull’occupazione e sull’economia del Paese: «solo nel primo anno di partenza del progetto, si creerebbero 1.300.000 posti di lavoro, con una parallela riduzione della pressione fiscale e benefici sul Pil», ha detto Baldassini. Si tratta di un piano ambizioso (che si può trovare in formato digitale sul sito unises.org) che si sviluppa addirittura lungo i prossimi 100 anni e che muoverebbe 6.700 miliardi di euro, interessando 38,3 milioni di unità immobiliari (di cui 256.000 su base annua nelle prime 100 città d’Italia).