Rifiuti, le Pmi contro il “Sistri”

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Sistri chiavetta USB lettore camion
Sistri chiavetta USB lettore camionLorenzin: «subito un nuovo progetto, totalmente differente da quello esistente, che non ha mai funzionato»

Le Pmi scendono in campo per definire un nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti, con l’obiettivo di superare i difetti e le inefficienze dell’attuale “Sistri”. Per questo anche Apindustria Vicenza, all’interno della confederazione nazionale Confimi Impresa, ha lanciato al ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, una serie di proposte per arrivare ad un progetto condiviso.

Tra queste rientrano il riordino delle disposizioni finalizzato alla costituzione di un quadro normativo coerente, il superamento degli attuali sistemi hardware e software incompatibili con l’obiettivo della tracciabilità dei rifiuti.

Apindustria Vicenza e Confimi mirano ad una semplice informatizzazione degli adempimenti cartacei che fino ad ora hanno garantito il rispetto delle disposizioni comunitarie, al pieno coinvolgimento istituzionale, sfruttando come modello l’Albo dei gestori ambientali, e ad una maggiore attenzione alla sostenibilità economica del progetto affinché non penalizzi gli investimenti delle imprese, compresi quelli per la tutela ambientale.

«In questa fase di revisione e rivalutazione – spiega il rappresentante della Pmi vicentine, Flavio Lorenzin – vogliamo dare il nostro contributo delineando i principi imprescindibili per la riuscita del nuovo progetto, affinché possa rappresentare un valido e concreto superamento di un Sistri che ad oggi è inaccettabile, da riscrivere completamente. Serve implementare la tracciabilità dei rifiuti in maniera più agevole evitando costi inutili, sanzioni ingiustificate, procedure che bloccano l’attività quotidiana delle imprese e che gravano con oneri insostenibili».

Lorenzin invita quindi a mantenere alta l’attenzione per non incorrere nel pericolo di dare vita ad un “Sistri 2”: «non bastano modifiche. Bisogna rifare tutto da zero perché quello che abbiamo oggi è un sistema costoso, ingestibile, non in grado di garantire l’obiettivo di tutela dell’ambiente attraverso una gestione più trasparente dei rifiuti. Non possiamo permetterci di cadere in altri errori di questo tipo perché le imprese non possono più sostenere costi e procedure amministrative così pesanti».