Nonostante il sequestro degli impianti, Fincantieri conquiste nuove commesse

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Ordinativo da Silversea Cruises per una nuova nave da crociera e un’unità anfibia multiruolo per la Difesa. La politica spinge per risolvere il blocco giudiziario del cantiere

 

silversea cruises silver spirit extralussoNonostante la tegola del sequestro di parte degli impianti di Monfalcone che di fatto blocca la produzione, Fincantieri conquista nuove commesse. La Silversea Criuses ha commissionato una nuova nave da crociera ultra-lusso che si chiamerà “Silver Muse”, la cui consegna è prevista per aprile 2017. Con 40.700 tonn. di stazza lorda e capace di 596 passeggeri, la nuova nave è un’evoluzione di “Silver Spirit” e ridefinirà i canoni del viaggio oceanico ultra-lusso; le cabine sono tutte suite. Con “Silver Muse” la flotta Silversea sale a nove navi.

«Abbiamo sempre avuto una relazione speciale con Fincantieri, da quando mio padre ordinò al gruppo la prima nave da crociera per Sitmar nel 1987 – dice Manfredi Lefebvre d’Ovidio, presidente di Silversea -. Entrambe le società hanno una chiara idea di quello che cerca il nostro viaggiatore tipo, e ognuna approccia il mercato con originalità, creatività e qualità. Il team di lavoro guidato da Giuseppe Bono è stato eccezionale nella gestione del progetto, siamo stati ben supportati da Sace». Per Giuseppe Bono, amministratore delegato Fincantieri, Silversea è «un gruppo di notevole dinamicità. Questo progetto ci offre l’opportunità di sviluppare nuove soluzioni creative e raggiungere standard innovativi per la costruzione di navi ultra-lusso».

La costruzione della nuova nave di Silversea Cruises è finanziata con una linea di credito allestita da BNP Paribas, NORD/LB e SACE di 293,5 milioni di dollari, interamente garantita da Sace.

fincantieri monfalconePer il settore della Difesa, Fincantieri e Finmeccanica si sono aggiudicate il contratto per la costruzione e l’equipaggiamento di un’unità anfibia multiruolo (LHD), prevista nell’ambito del piano di rinnovamento della flotta della Marina Militare. Il valore del contratto è di oltre 1,1 miliardi di euro, di cui la quota di Fincantieri è circa 853 milioni di euro, quella di Finmeccanica di circa 273 milioni di euro. La consegna dell’unità è prevista nel 2022. Il contratto con il Raggruppamento temporaneo di impresa (RTI), costituito tra Fincantieri (mandataria), e Finmeccanica, attraverso Selex ES (mandante), è stato firmato per il Ministero della Difesa dalla Direzione armamenti navali (NAVARM) del Segretariato generale. Il RTI è stato costituito secondo l’accordo di collaborazione del 2014 tra Fincantieri e Finmeccanica. Il programma pluriennale per il rinnovamento della flotta della Marina Militare (la “Legge navale”) si avvale un finanziamento complessivo di 5,4 miliardi euro, e prevede la costruzione, oltre all’unità LHD, di sei pattugliatori con altri 4 in opzione e di un’unità di supporto logistico. Caratteristica delle tre le classi di navi è l’alto livello di innovazione con doppio profilo di impiego militare e per operazioni di protezione civile e soccorso in mare. L’LHD, Landing Helicopter Dock, sarà lunga 200 metri, avrà velocità massima di 25 nodi e un sistema di propulsione combinato diesel e turbine a gas (CODOG); potrà ospitare oltre 1.000 persone e sarà impiegata per trasporto e sbarco di truppe. Per l’impiego civile si prevede supporto sanitario, ospedaliero, fornitura di acqua potabile e di corrente elettrica.

Sul fronte giudiziario, il Governo segue con la massima attenzione il caso dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, chiuso dopo il sequestro di un’area disposto dalla magistratura e «sta valutando ogni iniziativa per scongiurare il prolungamento della chiusura del sito produttivo». Lo ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, al “question time”. La vicenda, ha spiegato Orlando, «è ancora oggetto di esame da parte della magistratura, non sono esaurite le fasi processuali previste dalla legge. Abbiamo comunque acquisito informazioni dalla procura di Gorizia che ha disposto il sequestro a seguito di un pronunciamento della Cassazione». «Il sequestro – ha sottolineato il ministro – riguarda aree di capannoni dove sono depositati gli scarti e la magistratura dice che il sequestro non comporta il blocco di tutto il cantiere, ma una diversa gestione dei rifiuti». La decisione della procura, ha proseguito, «ha il fine di acquisire prove ed impedire che vengano commessi altri reati e può essere impugnata secondo la legge».

«Ringrazio il governo che ha preso a cuore la vicenda. Abbiamo individuato un percorso che consentirà di risolvere la situazione in tempi ragionevoli» ha detto Bono uscendo dall’incontro al Mise dopo la chiusura del sito di Monfalcone. «Il mio dovere l’ho fatto – ha continuato – poi se non posso fare il mio lavoro non è un problema mio, ma un problema di tutti. A Monfalcone non c’è mai stato un problema di salute per i lavoratori».

sergio razeto confindustria FVGLa soluzione al problema di Fincantieri è «dissequestrare lo stabilimento per consentire il prosieguo dell’attività. Fincantieri ha un programma tiratissimo per le navi. E’ indispensabile un intervento alto, un provvedimento d’urgenza governativo. Penso che un ministro possa dire di dissequestrare Fincantieri» ha affermato il presidente di Confindustria Venezia Giulia, Sergio Razeto. «L’importante è che la produzione possa andare avanti e che Fincantieri possa ottemperare ai suoi obblighi contrattuali – ha aggiunto Razeto -. Più che sulla scelta di chiudere lo stabilimento, io farei una valutazione sulla decisione di sequestrare delle aree, perché la scelta è solo conseguente alla decisione. Quando si interrompe un percorso produttivo ovviamente non si riesce più a gestire la produzione nel suo complesso. La scelta ci sta. La decisione invece di sequestrare queste aree a me sembra molto forte».

Secondo il leader degli industriali di Trieste e Gorizia «ancorché nel rispetto delle sentenze giudiziarie, per altro solo di ultimo livello, forse potevano esserci delle soluzioni meno invasive, considerando che nella realtà delle cose non c’è effettivo inquinamento, perché si tratta di scarti di lavorazione depositati da qualche parte. Si tratta di un inquinamento sì, ma burocratico», ha concluso Razeto.