Emilia Romagna, revocato stop alle ricerche di gas e petrolio

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Decisione della Giunta regionale d’intesa con il Mise

 

Fig 140 p1000132petrolioUrumqi TurfanIn Emilia-Romagna possono riprendere le attività di esplorazione alla ricerca d’idrocarburi. Lo ha deciso la giunta regionale che, d’intesa con il Ministero dello sviluppo economico, ha revocato la sospensione che era stata decisa nell’aprile del 2014 in attesa che la commissione Ichese, nominata per chiarire la questione, escludesse ogni rapporto fra le attività estrattive ed il terremoto. Le nuove linee guida introducono controlli di alta tecnologia che saranno obbligatori per le nuove concessioni e saranno sperimentati anche in tre delle 36 già in funzione: quello di coltivazione di idrocarburi di Cavone a Mirandola, quello di stoccaggio gas di Minerbio (Bologna) e quello di coltivazione di risorse geotermiche di Casaglia (Ferrara). 

Nell’accordo si ribadisce il no all’impiego del “fracking” (l’estrazione di gas e petrolio tramite la frattura delle rocce tramite l’iniezione di liquidi ad alta pressione) peraltro vietato dalla normativa nazionale ed all’utilizzo dell’acquifero profondo di Rivara che negli anni scorsi era stato al centro di un progetto, poi abbandonato, per lo stoccaggio di gas. E si prevede una nuova ripartizione dei diritti che frutteranno più soldi ai Comuni. 

«La Regione – ha detto l’assessore alle attività produttive, Palma Costi – aveva deciso una sospensione in via cautelativa. Adesso siamo arrivati a questa revoca dopo che la commissione Ichese ha dato certezza sulla sicurezza delle operazioni. Con questo accordo introduciamo, per primi in Italia, modalità completamente nuove di monitoraggio, visto che la tutela dell’ambiente deve rimanere l’elemento centrale». 

Questo accordo permette, peraltro, di superare anche una parte dello spirito dello “Sblocca Italia” che, di fatto, marginalizzava il ruolo della Regione in materia. «Questo accordo – ha detto Paola Gazzolo, assessore regionale all’ambiente – rafforza il ruolo della Regione che così può pienamente esercitare la sovranità sul proprio territorio. E parallelamente consente un efficace controllo sulle attività, aumentando il livello di sicurezza». 

Le nuove autorizzazioni saranno vagliate, alla luce di queste nuove linee guida, da un gruppo di lavoro composto da esperti. Il settore, in Emilia-Romagna, ha prodotto, nel 2014, 225 milioni di metri cubi di gas (il 9,2% della produzione italiana), ha dato lavoro a 40.000 addetti e fruttato 7,5 milioni di euro per le casse della Regione. Un apprezzamento dell’accordo con il Ministero è arrivato dal mondo sindacale, la Uil l’ha definita «una firma che parla di sostenibilità ambientale, sicurezza sul lavoro e ripresa occupazionale!. Parallelamente all’intesa con il ministero, la Regione ha firmato un accordo anche con Cgil, Cisl, Uil, tavolo regionale dell’imprenditoria, Confindustria e Assomineraria. Critiche, invece, sono arrivate dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega Nord. «Hanno vinto gli interessi delle grandi compagnie – dicono i consiglieri leghisti – la Regione ha commesso un grave errore, del quale dovrà rendere conto ai cittadini».