Vino “bio”: oltre il 22% della superficie vitata mondiale è in Italia

0
326
Coronavirus e il vino Strada Vino Soave Garganega e Soave
Secondo i dati Firab e Aiab presentati al Sana di Bologna crescono i consumi: +16% in un anno

 

Strada Vino Soave Garganega e SoaveE’ record per i consumi di vino “bio” che passano, in poco più di un anno, da 2% a 16,8%; in crescita del 6,5% anche la superficie vitata pari all’11% del totale vigneto Italia, in controtendenza rispetto alla convenzionale che continua a diminuire.

Sono i dati Firab (Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica) e Aiab (Associazione italiana agricoltura biologica), presentati al Sana, che confermano l’Italia ai primi posti nel mondo per la produzione di vino “bio” e al secondo per superficie vitata in Europa dopo la Spagna; tra l’altro oltre il 22% della superficie vitata mondiale è in Italia. 

Le cantine “bio” certificate in Italia sono 1.300 che vinificano 4,5 milioni di ettolitri; a guidare la classifica è la Sicilia per dimensioni e incidenza, con quasi 1 ettaro su 4 coltivato a vite è “bio”, seguita da Puglia e Toscana; bene anche la Calabria, fanalino di coda nella produzione vinicola tradizionale, ma in prima linea nella biologica. Secondo l’associazione, i primati del vino biologico si devono all’etichetta più chiara e trasparente, resa molto più attraente per gli acquirenti della grande distribuzione che hanno messo a segno una crescita del 14% calcolata da Nomisma, a fronte di un calo di quasi l’1% del prodotto convenzionale; un andamento confermato anche nei primi mesi dell’anno, pari a +5,6%. 

A tirare la crescita è l’export, come del resto accade anche per il vino convenzionale: solo negli Stati Uniti, è italiana una bottiglia di vino “bio” su tre di quelle importate, per un conto economico totale di 56 milioni di euro nel 2013. «La qualità del vino “bio” in questi ultimi anni è nettamente aumentata a detta di esperti enologi e consumatori – afferma Vincenzo Vizioli, presidente Aiab – basti pensare che il 49% dei consumatori ritiene che sia di qualità superiore rispetto ai convenzionali».