“The 12th Room”, l’ultimo lavoro del pianista Ezio Bosso

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Ezio BOSSO
Il Cd pubblicato da Incipit Records/Egea contiene gli ultimi lavori per piano solo

 

 

Di Giovanni Greto

 

 

 

Ezio BOSSOPrima di ricevere l’invito per esibirsi come ospite al festival di Sanremo, Ezio Bosso aveva iniziato a presentare il suo primo CD per piano solo. Tra le città toccate c’è stata anche Venezia. Il luogo prescelto, la sede del circolo de “I Antichi”, famosa compagnia della Calza, da sempre animatrice del Carnevale veneziano, oltre a non essere molto conosciuto agli stessi abitanti della città lagunare, era privo di un pianoforte. Bosso ne aveva sofferto molto. Lui, che senza musica non può stare – “la musica mi fa star bene” avrebbe detto nel corso dell’incontro -, senza farsi avvolgere dal suono dello strumento. 

Prima del festival non lo conosceva quasi nessuno. Il suo disco – un doppio CD registrato quasi dal vivo e con pubblico in sala al teatro Sociale di Gualtieri (RE) tra il primo e il 4 settembre 2015- si vendeva poco. Sono bastati quattro minuti di visibilità nazionale per arrivare al successo, sia nel numero di copie vendute, sia nelle numerose date di un tour, che ad ogni tappa sta registrando il tutto esaurito. Che cosa può essere accaduto? Perché tutti vogliono andare ad ascoltarlo? Magari anche quelle persone che non sono mai state ad un concerto e/o che non hanno mai acquistato un disco. 

Oltre ad essersi sottoposto ad un intervento al cervello qualche anno fa, Bosso deve lottare contro una malattia autoimmune degenerativa. Difficile da sconfiggere. Ma lui vuole provarci. E spera di uscirne vincitore.

Il secondo CD è quello più originale perché la musica che si ascolta è nata dalla permanenza in una stanza “e dai miei occhi aperti dopo, da ciò che è successo per la gioia di uscirne e di riaffermarsi a poco a poco”. Vi è incisa la “Sonata n. 1 in sol minore per piano solo “The 12th Room”. Dura poco più di 44 minuti ed è divisa in tre movimenti: 1. Adagio doloroso, verso il brio, con furore, Al tempo Primo. 2. Trio: Sospeso, Dolcemente, Con Moto, Agitato. 3. Finale: Allegro molto, Calmo, Presto, danza.                      

Ezio Bosso vorrebbe tornare alla musica come era prima del ’900, allorché si decise di porre una parete divisoria tra il pubblico e i musicisti. All’epoca di Bach, Chopin e Beethoven, quest’ultimo ammirato da Bosso perché improvvisa scrivendo, la musica si condivideva e il musicista era il portavoce della comunità. Nel libretto allegato, Bosso spiega che «c’è una teoria antica secondo la quale la vita è composta da 12 stanze nelle quali lasceremo qualcosa di noi e che ci ricorderanno. Quando passeremo l’ultima le ricorderemo tutte. Ma nessuno può ricordare la prima perché quando nasciamo non vediamo, ma pare che questo accada  nell’ultima che raggiungeremo, così da tornare alla prima e ricominciare». 

Similmente, la sua è una musica dolcemente ripetitiva, suonata con passione, con gioia. La tecnica è buona, il tocco è deciso e personale. Si avverte una felicità nella malinconia. Si passa da sonorità sottovoce con pause di silenzi a crescendo maestosi che tolgono il fiato. Sembra di udire un grido di aiuto, una richiesta di affetto verso chi lo ascolta, quasi a voler dire «Non cerco di nascondermi, sono così. Ascoltatemi con attenzione e, se vi convinco musicalmente, datemi una mano per continuare a vivere». Magari andando ai suoi concerti, ma non con un senso di pietismo o, ancor peggio, con un atteggiamento voyeuristico. Si va ad ascoltare la musica di Bosso perché ha dentro di sé una bellezza e contiene  la storia della musica da Bach al Novecento. Non è da etichettare né come classica, né come giusta – uno dei suoi maestri gli diceva spesso «diffida sempre da chi parla di musica giusta». E’, forse, una musica che sgorga dal cuore, realizzata di getto.

Il primo CD contiene invece 12 brani «di cui 4 inediti, 7 di repertorio pianistico, più un brano così inedito da non essere nemmeno mai stato eseguito dal vivo». Assai interessante, la suite “Bach was in another room”, in cui nelle sei tracce Bosso parte da un preludio di Chopin, prosegue con una cantata di Bach, riscrivendola con l’aiuto di Alexandr Ilic Siloti (1863-1945), pianista e direttore d’orchestra russo trasferitosi a New York, ritorna ad un altro preludio di Chopin, di nuovo a Bach, ancora a Chopin e conclude con il preludio n. 1 BWV 466 dal Clavicembalo ben temperato di Bach, nel quale ha optato per una interpretazione quasi estrema : “un solo unico grande crescendo come se il clavicembalo si liberasse in pianoforte. Come il fiorire a una nuova vita”. In altri brani, Bosso rende omaggio a Christoph Willibad Gluck (Ersbach 1714-Vienna 1787) e al pianista e compositore romano Giovanni Sgambati (1841-1914) eseguendo “Una, melodia di Gluck”. Si tratta di un brano che ha curato e fatto uscire dall’autoreclusione Sergey Rachmaninov. Scrive Bosso «Pare fosse il brano che eseguiva ogni giorno per calmare i suoi nervi durante una tremenda depressione che lo portò a rinchiudersi per circa due anni. Glielo fece scoprire uno psichiatra e lui lo usava quasi come forma di autoipnosi. Quando si ristabilì divenne uno dei suoi bis preferiti». 

L’ultimo omaggio spetta a John Cage (Los Angeles 1912- New York 1992), di cui Bosso esegue “In a Landscape”, un pezzo poetico e aulico. Cage era attratto da una concezione della musica che comprendeva accanto al suono, con più importanza, il silenzio e il rumore. Bosso lo incontrò, per sua fortuna, ad 11 anni. Mi ha per così dire salvato da un “cattivo maestro” che mi gridava addosso e a volte usava le mani. E di cui ero letteralmente terrorizzato. Durante una delle lezioni in cui come al solito venivo maltrattato entrò nell’aula questo signore di una certa età e chiese se potevo ripetere l’esercizio che stavo facendo. Alla fine disse: «A me sembra molto bravo, perché grida?» E almeno quel giorno il “cattivo maestro” chinò la testa.

Ezio Bosso suonerà al teatro Toniolo di Mestre, già esaurito, il prossimo 22 aprile in una serata organizzata da Veneto Jazz che lo riporterà in provincia di Venezia il 6 luglio nel parco di villa Pisani a Stra, una delle più conosciute ed apprezzate ville venete.