“SVC Giovani” si congeda dal suo pubblico dando appuntamento alla prossima stagione

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Rosa dei venti
Con l’Ensembre vocale “La Rosa dei Venti” si è conclusa la IV edizione della rassegna
 

 

Di Giovanni Greto

 

 

Rosa dei ventiSi è conclusa in bellezza alle sale Apollinee del teatro La Fenice con un concerto in due parti dell’Ensemble vocale “La Rosa Dei Venti”, ognuna introdotta con la consueta arguzia e competenza del musicologo Alessandro Zattarin, la IV edizione della rassegna “SVC Giovani”, curata dal pianista Filippo Gamba, per la Società Veneziana di Concerti,  pensata per le scuole superiori di primo e secondo grado, ma aperta gratuitamente a tutti.

Ampio lo spazio temporale coperto dall’ensemble vocale: dal 1500 ai Beatles. Sinteticamente, Zattarin ha parlato del Rinascimento, che segnò un ritorno al paganesimo nell’arte e nella cultura italiana. In musica, cresce l’importanza della voce umana che dà  anche il nome agli strumenti. I musicisti si formano nelle “scholae cantorum” e poi passano a lavorare per le corti e per la chiesa. Famose le corti dei Gonzaga di Mantova e dei Montefeltro di Urbino, città ideale per antonomasia. Ma anche il papato all’epoca era una corte laica, mentre il mecenatismo era più generoso verso gli artisti nelle corti piccole, piuttosto che nelle grandi. 

“La Rosa Dei Venti”, ensemble a cappella, ossia privo di accompagnamento strumentale, ha eseguito dapprima mottetti del fiammingo Orlando di Lasso (1532-1594), uno dei più grandi maestri della polifonia cinquecentesca e di Pierluigi da Palestrina (circa 1525-1594), che prese il posto proprio di Lasso come maestro di cappella della basilica di San Giovanni Laterano in Roma. Il quartetto è poi passato ad interpretare “Come again”, di John Dowland (1562-1626), famoso per i suoi songs, influenzati dal madrigale europeo, e per “Lachrimae”, una raccolta malinconica di pavane, per viola e liuto, ripresa da molti in tempi moderni, non ultima la popstar inglese Sting. Quanto al madrigale, un genere predominante nel 1500, l’ensemble ha optato per due esempi di Luca Marenzio (1553-1594), massimo esponente del ‘petrarchismo musicale’, antecedente diretto di Monteverdi (“Dissi a l’amata mia”; “Zefiro torna e ‘l bel tempo rimena”). 

Nella seconda parte, dopo l’ascolto di tre esempi di polifonia contemporanea sacra, il quartetto ha riscosso un grande successo interpretando, nell’ordine, “When I fall In Love”, di Victor Young, diventato uno standard jazzistico; “ma l’amore no”, una canzone del 1943 di Giovanni Danzi ; “Gocce di fiaba”, una medley di temi tratti da film di Walt Disney (Mary Poppins, I tre porcellini, Cenerentola, La carica dei 101), facendosi apprezzare anche per una spigliata teatralità. Per concludere un simpatico mini concerto, dal repertorio dei Beatles il quartetto ha scelto “Blackbird”, delicata melodia maccartneyana, arrangiata magnificamente da Daryl Runswick, nella quale la soprano Martina Tardi, ha stupito per un caldo, melodioso, limpido fischiettio. Accanto a lei, la contralto Isabel Lombana Marino, che ha sostituito la titolare  Petra Grassi, il tenore Marco Barbon e il basso Luca Scaccabarozzi, che, aiutandosi col diapason, ha dato l’intonazione agli altri prima di iniziare ogni brano. 

Insieme da tre anni, “La Rosa dei Venti” si è formata sulla scia dell’entusiasmo di alcuni musicisti del Coro Giovanile Italiano, con l’intenzione di continuare il percorso di crescita musicale intrapreso insieme, all’interno di una eccellente realtà nazionale. Sfidando la distanza geografica (Roma, Trieste, Treviso, Milano), come Borea, Euro, Noto e Zefiro, i quattro vocalisti hanno deciso di soffiare all’unisono, dando origine ad una nuova Rosa dei Venti.

Continua ancora la stagione di musica da camera della SVC. Lunedì 2 maggio alle 20 alla Fenice ci sarà un recital del pianista Alexei Melnikov, primo premio al concorso San Marino 2014: musiche di Bach-Petri, Bach-Busoni, Liszt e Musorgskij.