Comieco, la nuova frontiera per il cibo è l’imballaggio circolare

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Al Cibus di Parma presentato un programma di cambiamento rivolto alla tutela dell’ambiente e a migliorare l’economia del settore agroalimentare. Possibili oltre 500.000 nuovi posti di lavoro e una notevole riduzione di rifiuti

 

imbalaggi alimentariCambiare strategia nell’ambito dell’imballaggio dei prodotti alimentari è diventata non solo un’opportunità ma anche una necessità e non solo per la tutela dell’ambiente ma anche per l’economia del settore agroalimentare. E’ questo in sintesi il risultato dello studio che Comieco, il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica, ha presentato nell’ambito di Cibus, il salone internazionale dell’alimentazione in corso alle fiere di Parma. 

La ricerca, curata da Francesco Bertolini dell’Università Bocconi di Milano, ha evidenziato come oggi sia evidente la necessità di rivolgersi sempre di più verso nuovi imballaggi compostabili (carta, bioplastica o poliaccoppiato carta e bioplastica), soluzioni sempre più vantaggiose non solo, come detto, per le implicazioni ambientali ma anche per quelle economiche grazie alla sostituzione del food pack tradizionale in plastica con materiali “circolari”, ovvero prodotti che mantengono il loro valore aggiunto il più a lungo possibile e non creano rifiuti.

Si stima che un uso più efficiente delle risorse lungo l’intera catena di valore potrebbe ridurre il fabbisogno di fattori produttivi materiali del 17%-24% entro il 2030, con risparmi per l’industria europea dell’ordine di 630 miliardi di euro l’anno. Attraverso l’economia “circolare” l’industria europea potrebbe realizzare notevoli risparmi sul costo delle materie e innalzare potenzialmente il Pil dell’Unione Europea fino al 3,9%, attraverso la creazione di nuovi mercati e nuovi prodotti. Il conseguimento dei nuovi obiettivi della Commissione Europea in materia di rifiuti basati sull’approccio dell’economia “circolare” (riciclaggio del 70% dei rifiuti urbani e dell’80% dei rifiuti di imballaggio entro il 2030 e, a partire dal 2025, il divieto di collocare in discarica i rifiuti riciclabili) creerebbe poi 580.000 nuovi posti di lavoro oltre a ridurre l’impatto ambientale e le emissioni di gas a effetto serra. 

Molti prodotti di largo consumo potrebbero inoltre permettere di ridurre, se corredati di un imballaggio “circolare”, lo spreco alimentare (si parla di 190.000 tonnellate di cibo sprecato per una valore di 5 milioni di euro). In particolare i vassoi per l’ortofrutta e i salumi, quelli per la carne fresca confezionata in atmosfera modificata, la quarta gamma per il confezionamento delle insalate e si sta lavorando anche per pesce fresco e affumicato e per prodotti da forno. Tutto questo con importanti risposte economiche, in primis un risparmio di 1,9 milioni di euro sulle mancate inefficienze, l’invio al compostaggio di 91.737 tonnellate di imballaggi compostabili (che salgono fino a 142.011 tonnellate considerando anche lo scarto alimentare della Gdo), un aumento nell’utilizzo di carta in sostituzione all’imballaggio plastico pari a 84.874 tonnellate (+12% circa sulla produzione di scatole e astucci in cartoncino teso) e, infine, un aumento del mercato delle bioplastiche pari 25.292,8 tonnellate. Non dimenticando le 8 milioni di tonnellate di plastica che ogni anni finiscono nei mari: mangiare meglio a tavola aiuterà a limitare sostanzialmente questa gravissima emergenza ambientale.