Confagricoltura Emilia Romagna, campagne invase dalla cimice asiatica

0
344
cimice asiatica Halyomorpha halys lab
L’insetto ha infestato il territorio con danni ingenti al comparto frutticolo. In preallarme anche le campagne di Veneto e Trentino

 

cimice asiatica Halyomorpha halys labIn un solo anno la cimice asiatica, che si riproduce quattro volte tanto quella nostrana (la cimice verde dei prati), ha procurato danni ingenti al comparto pere da Modena a Bologna e Ferrara (rovina i frutti, indebolisce la pianta, trasmette virus o funghi). Risultato: un crollo della produzione 2016 stimato intorno al 20-40%.

La preoccupazione, ora, si sposta anche su altri frutti già marginalmente colpiti, come le pesche e su altre aree che cominciano a intravedere lo spettro del temibile insetto ossia la Romagna. Ma in allarme sono anche le confinanti campagne di Veneto e Trentino, dove si sono già registrati casi della sua presenza, visto che l’insetto è un eccellente volatore.

«Accelerare la modifica della norma comunitaria che vieta l’introduzione dell’antagonista naturale scoperto in Cina, partendo subito con la sperimentazione: è l’ultima chance – auspica il presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna, Gianni Tosi -. La soluzione in grado di contrastare la specie invasiva potrebbe essere, infatti, il Trissolcus halyomorphae, un imenottero parassitoide della famiglia Scelionidae (che deposita le proprie uova in quelle della cimice e quando le larve della vespa nera si sviluppano, uccidono le uova dell’insetto asiatico) già importato in Svizzera come negli Stati Uniti». 

Secondo Confagricoltura «i produttori di pere sono in ginocchio e adesso la cimice asiatica colpisce anche le pesche. Per contrastarla si è fatto di tutto e di più, con conseguente innalzamento dei costi di produzione ma non esiste una strategia di difesa efficace. I frutteti dell’Emilia-Romagna sono tra i più esposti in Italia, insieme al basso Veneto e al Piemonte. Mentre gli esperti avvertono: Si espande a macchia d’olio, guadagnando 15-20 chilometri all’anno. Il miglior mezzo di diffusione? Siamo noi stessi perché sale sui camion e i mezzi di trasporto».