Unioncamere Friuli Venezia Giulia presenta l’indagine congiunturale II semestre 2016

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Cciaa Pordenone-Udine: da sx il vicepresidente Giovanni Pavan e il presidente Giovanni Da Pozzo
Pavan: «tengono tutti gli indicatori chiave e la manifattura è in ciclo positivo»

 

unioncamere fvg giovanni pavan e giovanni da pozzoL’economia del Friuli Venezia Giulia continua a reggere. Nonostante il lieve calo rispetto al 2015, tengono ancora quasi tutti gli indicatori chiave dell’indagine congiunturale di Unioncamere del II trimestre 2016, presentata nella sede di Glp, studio proprietà intellettuale. Emerge il quadro di «un clima ancora permeato di ottimismo nonostante qualche timore preventivo innescato dal rallentamento di mercati esteri importanti», ha introdotto il presidente di Unioncamere Fvg e Cciaa di Pordenone Giovanni Pavan.

A trainare il sistema economico regionale, costituito da 90.000 imprese, la maggior parte delle quali sotto i 50 addetti, è il sistema manifatturiero che non interrompe il trend positivo iniziato nel I trimestre 2014. Piccoli segnali positivi si registrano anche nel settore del commercio al dettaglio che vive sui consumi interni mentre il sistema delle costruzioni mostra ancora segnali di difficoltà. 

«Restiamo in fiducia – ha aggiunto Pavan – ciò nonostante non possiamo non tenere conto delle previsioni negative manifestate dal 30% degli imprenditori che superano di sei punti quelle positive, mentre il 45,9% degli intervistati prevede stabilità. Il timore preventivo trova consenso soprattutto nelle imprese che dialogano con l’Europa dove notori problemi di disequilibrio fiscale consentono ai competitori mondiali di sfuggire, del tutto o in parte, alla tassazione».

L’86% delle aziende considerano il Friuli Venezia Giulia un luogo mediamente sicuro. Ma lavoro sommerso (24,08%), contraffazione (15,61%) e frodi finanziarie (13,38%) sono rischi maggiormente percepiti dagli imprenditori. E’ quanto emerge dal focus sul binomio tra imprese e legalità dell’indagine congiunturale di Unioncamere su un tema di forte attualità se si pensa che secondo i dati ISTAT a livello nazionale il valore aggiunto generato dall’economia sommersa vale l’11,9% del Pil, in aumento rispetto agli anni precedenti mentre quello delle attività illegali vale l’1%. Il valore aggiunto dell’economia non rilevata deriva per il 47,9% dalla componente dell’attività sotto dichiarata dagli operatori economici mentre la parte restante è attribuibile al lavoro irregolare (34,7%). 

«Agli occhi degli imprenditori la crisi è tra i fattori più gravi per la diffusione di illeciti nel mondo produttivo, unitamente alla scarsa chiarezza delle normative, vero vulnus nel nostro sistema economico», ha affermato il presidente della Cciaa di Udine, Giovanni Da Pozzo. Secondo gli intervistati, i principali motivi che favoriscono la diffusione delle attività illegali di tipo economico sono la scarsa chiarezza normativa (56,62%) e il ciclo economico recessivo (51,75%), seguiti da scarsa trasparenza dell’attività amministrativa (45,08%) e da un sistema legislativo troppo permissivo (43,43%) oltre che da fattori culturali (37,56%). E sono convinti che i principali strumenti a disposizione della pubblica amministrazione siano essenzialmente la vigilanza su gare e appalti pubblici (53,79%) e sui prodotti (43,38%). «In Italia ci troviamo sempre di fronte a incertezze o difficoltà interpretative dovute a scarsa comprensibilità delle norme. Se da un lato ciò garantisce scappatoie per i disonesti, dall’altro impedisce a chi vuole operare correttamente e onestamente di farlo con tranquillità e sicurezza», ha aggiunto Da Pozzo rimarcando l’invito al legislatore a intervenire al riguardo.

Quanto ai dati dei singoli settori economici, continua il ciclo positivo della manifattura regionale che registra un +0,8% del fatturato complessivo, con un +1,1% di quello estero. Crescono la produzione (+1,2%) e gli ordini interni, mentre calano quelli esteri (+2,9%). Stabile il dato sull’occupazione (+0,04%) e il grado di utilizzo degli impianti che resta su livelli elevati (70%). Anche se i dati degli indicatori tendenziali del vicino Veneto sono ancora più positivi, con un +3% di produzione e +2,6% di fatturato.

Al 30 giugno 2016 risultano iscritte nei registri camerali quasi 92.000 imprese, la maggior parte delle quali nel commercio 21.128, che pure registra un segno negativo (-1,32%) sull’anno precedente. In calo anche le aziende nei settori agricoltura (14.270 pari al -1,87%), industria (9.778) e costruzioni (14.427). Crescono le aziende nei campi dei servizi alla persona (+2%), alle imprese (+0,51%) e dell’ospitalità (+1,15%). 

L’analisi del secondo semestre del 2016 mostra una congiuntura positiva anche per i settori vitivinicolo, che aumenta produzione (+2,4%), fatturato (+7,2%) e ordini interni (+3,2%) ed esterni (+11%); della logistica che cresce in fatturato (+1,5%) e occupazione (+0,8%). Per il sesto trimestre consecutivo si confermano positive le vendite del commercio, con un +1,4%, e si registra una sensibile crescita dell’occupazione (+1,2%). Così come crescono leggermente le vendite anche nei servizi dell’ospitalità (+0,2%), settore fortemente legato alla stagionalità, che registra un boom di presenze anche di turisti stranieri legati a fattori internazionali. Resta invece in area negativa l’edilizia, con un segno meno per tutti gli indicatori: produzione (-0,9%), fatturato (-3,8%) e occupazione (-3,6%), sebbene si noti qualche spiraglio positivo rispetto al trimestre precedente. Guardando al futuro di breve periodo, nel campione rappresentativo di 1.521 imprese intervistate prevale la prudenza. Se vitivinicolo, edilizia e servizi all’ospitalità guardano con fiducia al futuro, nella manifattura e nel commercio prevalgono le aspettative negative, legate a una crescita dell’economia italiana fragile e a un contesto internazionale in cui dominano terrorismo, crisi dei migranti e Brexit.