Sanità: NordEst ai vertici per qualità nell’assistenza

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Presentati al Senato i risultati della IV Ricerca “Una misura di performance dei Servizi Sanitari Regionali” realizzata dal Consorzio Crea Sanità dell’università di Roma Tor Vergata. Veneto in cima alla classifica nazionale. Il Trentino, unico tra i territori a Statuto speciale, nel gruppo di testa

 

medici sanità fascicolo elettronicoSanità del NordEst ai vertici per qualità e prestazioni secondo la IV edizione della ricerca sulle performance sanitarie regionali realizzata dal Consorzio Crea Sanità dell’università di Roma Tor Vergata, presentata al Senato della Repubblica, con Veneto prima assoluta e Trentino al posto d’onore davanti a Toscana (terza) e Piemonte.

«Il nostro progetto – spiega Daniela D’Angela, ricercatrice dell’università Tor Vergata – si pone l’obiettivo di contribuire a valutare le prestazioni dei servizi sanitari, sviluppando però, allo stesso tempo, dei sistemi innovativi per valutare i servizi e le scelte effettuate. Abbiamo applicato un approccio multidimensionale, che fa una media tra le opinioni espresse dai rappresentanti dei diversi stakeholder del sistema sanità: utenti, management aziendali, professioni sanitarie, istituzioni e industria del farmaco».

Sulla base degli indicatori selezionati dalle diverse categorie, l’analisi evidenzia un’Italia a tre velocità. Il primo gruppo racchiude 4 Servizi sanitari regionali (SSR) e rappresenta i livelli di eccellenza, con misure di performance sensibilmente superiori alla media, con valori compresi tra 0,57 e 0,63 (in una scala dove 1 indica il valore massimo e 0 il valore minimo). Nel primo gruppo ci sono Veneto, Trentino, Toscana e Piemonte. 

Un secondo gruppo di regioni, composto da 8 SSR, ottiene una valutazione in una gamma di 0,52-0,55 (Friuli Venezia Giulia, Alto Adige, Lombardia, Basilicata, Umbria, Emilia Romagna, Marche, Lazio). Al fondo della classifica, rimangono 9 regioni: un’area “critica”, con valori fra 0,49 e 0,33, della quale fanno parte Liguria, Valle d’Aosta, Abruzzo, Sardegna, Sicilia, Molise, Puglia, Calabria e Campania.

«Il dato che emerge dalla ricerca – osserva D’Angela – è che i livelli di prestazioni sono strettamente e direttamente legati a quello della spesa: per avere buone performance bisogna investire bene. Ma la complessità intrinseca nel sistema sanità richiede una governance capace di sposare logiche multi-dimensionali; l’importanza di questo approccio è sempre più evidente, enfatizzandosi progressivamente la necessità di un equilibrio fra il perseguimento del controllo economico-finanziario e quello del miglioramento della qualità e dell’aumento di efficacia dei servizi offerti».

Tra i diversi parametri che compongono l’indicatore di performance alla base della ricerca di Crea Sanità, quello giudicato in modo più “critico” dai rappresentanti dell’industria medicale (case farmaceutiche, produttori di dispositivi medici etc) è connesso al maggior valori di spesa sanitaria pubblica pro-cpite e di quota del Pil destinata alla spesa sanitaria pubblica corrente.

I dati fanno la soddisfazione dell’assessore alla sanità della regione Veneto, Luca Coletto: «è proprio vero: “nemo profeta in patria”. Qui in Veneto furiose polemiche quotidiane sul presunto sfascio della sanità; dal resto d’Italia attestati di eccellenza. Lo dico con orgoglio e accomuno in questo sentimento tutti coloro che, con il sacrificio quotidiano, portano il sistema a questi risultati: medici, infermieri, amministrativi, tecnici dell’Area sanità della Regione, spesso richiesti anche oltre l’immaginabile. Tutti portano la loro borraccia al capitano della squadra, che per noi è il malato. La soddisfazione – aggiunge Coletto – non è quella di essere davanti a questa o quella Regione, ma aver ottenuto un nuovo riconoscimento della capacità della sanità veneta di produrre performances eccellenti dove l’attenzione ai costi si abbina alla qualità di cure, tecnologie e professionalità. E’ di venerdì – ricorda Coletto – la certezza che il bilancio sanitario del veneto 2015 si è chiuso con oltre 12,5 milioni di euro di attivo. Oggi Tor Vergata, elaborando il giudizio di ben 83 rappresentanti delle categorie ‘utenti’, ‘management aziendale’, ‘professioni sanitarie’, ‘Istituzioni’ e ‘industria medicale’, ci dice che siamo i migliori in Italia. Se penso – conclude Coletto – che si vorrebbe riportare questa sanità nelle mani di Roma rabbrividisco». 

Più politico il commento del capogruppo della Lega Nord in Consiglio regionale veneto, Nicola Finco: «puntuali sono arrivati i dati a confermare come la sanità del Veneto sia la migliore in Italia e ai primi posti a livello europeo. Una risposta che smonta in un colpo solo le teorie secondo cui in questi anni non abbiamo risposto alle esigenze dei cittadini. In questi mesi di dibattito in Consiglio regionale ne abbiamo sentite di tutti i colori, con dichiarazioni che erano evidentemente prive di ogni fondamento. C’è addirittura chi ha parlato di sanità incerottata e di tagli ai servizi, ma le bugie hanno le gambe corte. La verità è che i veneti hanno a disposizione le migliori cure possibili».

Soddisfazione anche da parte dell’assessore alla sanità della provincia di Trento, Luca Zeni: «il risultato conferma le positive prestazioni già fatte segnare negli anni precedenti. Il fatto che la Provincia autonoma di Trento sia in questo gruppo da quattro anni consecutivi è un aspetto di grande rilevanza che premia l’impegno e la competenza dei nostri operatori sanitari e non. Anche se negli anni è cambiato il peso degli indicatori alla base di questa ricerca, il sistema sanitario provinciale è solido e riesce a dare le risposte richieste dai cittadini. Questo è il nostro punto di forza principale soprattutto in un momento di crisi economica che aumenta la fragilità di molte famiglie: abbiamo un sistema che punta a una integrazione sociosanitaria sempre maggiore, che garantisca servizi adeguati».