San Vito al Tagliamento donna con “niqab” durante consiglio comunale: condannata

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Il Gip di Pordenone la condanna a quattro mesi d’arresto convertiti in 30.000 euro di multa. Sindaco Di Biscelgie (PD): «piacevolmente sorpreso dalla celerità della giustizia, indispensabile fare rispettare le nostre leggi»

 

donna mussulmana velo integrale niqab 1Sentenza esemplare del Gip di Pordenone, Alberto Rossi, nei riguardi di una donna di origini albanesi, di 40 anni che venti giorni fa, durante una seduta del Consiglio comunale dei ragazzi di San Vito al Tagliamento (Pordenone), la donna aveva rifiutato di farsi riconoscere, avendo il volto interamente coperto dal “niqab”, il velo islamico che lascia intravvedere solo gli occhi di chi lo indossa. La condanna inflitta con il decreto penale è stata di quattro mesi di arresto, convertiti in 30.000 euro di multa.

Nonostante le richieste reiterate del sindaco Antonio Di Bisceglie (Pd) di togliere il velo integrale legato alla tradizione religiosa musulmana, che le lasciava scoperti solo gli occhi, la donna – che vive a San Vito al Tagliamento dal 2000 e da qualche anno ha acquisito la cittadinanza italiana – era rimasta sulle proprie posizioni, fino a quando è stata fatta allontanare dall’aula consiliare da personale della Polizia Locale, che aveva anche proceduto all’identificazione in una saletta attigua.

Il Gip Rossi, su richiesta del sostituto procuratore Federico Facchin, ha ritenuto che contro la donna si possa configurare la violazione della legge 152 del 1975, che disciplina il comportamento delle persone nei luoghi pubblici e l’obbligo di riconoscimento del volto, che per ragioni di sicurezza non può essere nascosto o travisato.

«Faremo opposizione al decreto penale di condanna e siamo persuasi di poter dimostrare di essere nel giusto – ha detto l’avv. Silvio Albanese, difensore della donna musulmana. – Il giudice fa riferimento al secondo comma, quello in cui la legge 22 del 1975 afferma che è in ogni caso vietato l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico, tranne quelle di carattere sportivo. Con questa scelta, si esclude il giustificato motivo, quello che può essere rappresentato dalla religione, che è invece al centro del primo comma. Di fatto – ha concluso l’avv. Albanese – si definisce il Consiglio comunale dei ragazzi una manifestazione pubblica, mentre noi pensiamo si tratti di un’encomiabile iniziativa che tuttavia non può avere alcun carattere di ufficialità. Per questo, siamo convinti che l’opposizione sarà accolta».

Soddisfatto della sentenza il sindaco Di Bisceglie: «saremo tanto più accoglienti quanto più faremo rispettare le nostre leggi. Sono piacevolmente sorpreso dalla celerità della giustizia a venti giorni dall’evento, il Gip si è già espresso, grazie a una puntuale richiesta della Procura. Circa il merito della sentenza, conferma la mia impostazione: la donna avrebbe dovuto togliere il “niqab” perché eravamo nell’aula consiliare del municipio, il luogo delle istituzioni per eccellenza. I cittadini e tanti colleghi in queste settimane mi hanno riferito la loro solidarietà rispetto alla decisione di far intervenire la Polizia locale – ha concluso Di Bisceglie – perché l’argomento andava affrontato. Restiamo comunque una comunità solidale e accogliente, che chiede ai suoi nuovi cittadini di rispettare le norme: la massima sicurezza per tutti ci sarà unicamente quando ognuno collaborerà per raggiungere questo risultato».