Itas, inchiesta della magistratura trentina per una possibile truffa ai danni dell’azienda perpetrata dal suo direttore generale Grassi

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FOTO ITAS da sx Giuseppe Consoli vicepresidente vicario ITAS Giovanni Di Benedetto presidente ITAS e Ermanno Grassi direttore generale ITAS
L’assicurazione trentina è nel ramo danni all’ottavo posto nella classifica delle compagnie italiane. Di Benedetto: «vedremo il proseguo delle indagini, ma smentisco ogni possibilità di ricatto»

FOTO ITAS da sx Giuseppe Consoli vicepresidente vicario ITAS Giovanni Di Benedetto presidente ITAS e Ermanno Grassi direttore generale ITASUna tempesta sulla testa dell’Itas Assicurazioni di Trento e del suo direttore generale Ermanno Grassi, 51 anni, un dirigente che ha fatto tutta la sua carriera all’interno della compagnia subito dopo il conseguimento della laurea in giurisprudenza al locale ateneo.

La Procura della Repubblica del Tribunale di Trento ha aperto le indagini sull’operato dell’amministratore delegato, che si è dimesso dalla società prima che scattasse la sospensione dai suoi incarichi decisa dagli inquirenti, a seguito di un esposto da parte di una dipendente della stessa compagnia immotivatamente demansionata dal suo ruolo di assistente al vertice societario. Al centro delle indagini alcune spese “allegre” effettuate da Grassi e addebitate alla società: dalle auto di lusso (una Porsche Cayenne da 80.000 euro e una Porsche 911 da 160.000) in leasing pagate tramite una triangolazione con un’altra società cliente della stessa Itas, alle vacanze a Palma di Maiorca con i figli usufruendo anche di un volo provato per oltre 15.000 euro, alle pulizie della casa dei genitori effettuate (e pagate) dalla stessa impresa incaricata di pulire la sede della società, agli acquisti di oggettistica di lusso (borse costose come Prada e Luis Vuitton, e abiti, acquistati per sé e altri che avrebbe fatto fatturare ad un’altra società, che poi girava le fatture a Itas) per oltre 430.000 euro, oppure la ristrutturazione di un appartamento nel centro storico di Trento di proprietà della stessa Itas affittato per una cifra simbolica allo stesso Grassi per oltre 600.000 euro, fatti passare come se fosse un ufficio della compagnia, o, infine, l’assunzione della sua ex moglie in una società collegata alla compagnia, che si occupava di alcuni servizi per Itas, che non ottemperava l’obbligo della presenza in ufficio, nonostante percepisse di un lauto stipendio.

Oltre a queste, anche un presunto ricatto nei confronti del presidente della compagnia, Giovanni Di Benedetto, fatto pedinare da Grassi da un investigatore privato fino a Bologna e poi a ricattarlo tirando in ballo vicende personali del presidente. Per la Procura, Grassi si sarebbe fatto consegnare 392.000 euro sotto forma di premi per sé ed altri, la cui posizione è al vaglio degli inquirenti, in cambio del suo silenzio.

Ci sono tutti gli estremi di uno scandalo finanziario quasi alla vigilia dell’assemblea sociale della capogruppo Itas mutua, prevista il 22 aprile alle 16 all’auditorium di Interbrennero, mentre Itas vita è in assemblea il 27 aprile. Gli oltre 700.000 soci (e uno degli obiettivi della gestione Grassi era di arrivare ad un milione nel 2018) avranno di che discutere, più sulla truffa – se dimostrata – e del relativo danno d’immagine della società che sugli ottimi dati di bilancio che chiude i conti del 2016 utile di gruppo, prima delle tasse, pari a 25,6 milioni di euro.

Se le accuse dovessero essere confermate resta a capire se Grassi, in qualità di direttore generale, sia riuscito a nascondere le presunte spese illecite agli occhi di tutti, o se qualcuno altro sapeva.

Da parte sua, Grassi respinge le accuse come ha fatto durante l’interrogatorio avuto in Tribunale a Trento con il giudice Marco La Ganga e il pm Carmine Russo, assistito da un principe del foro come il milanese Matteo Uslenghi dello studio associato Dinoia che sfoggiano tranquillità circa le prove che emergeranno durante l’indagine.

La società in una nota ufficiale del presidente Di Benedetto afferma che il consiglio di amministrazione, riunitosi in seduta straordinaria all’unanimità «ha manifestato completa solidarietà al Presidente; ha accettato con effetto immediato le dimissioni del direttore generale, attivando le procedure di legge; si è riservato ogni azione, sia in sede civile che penale a tutela della società in relazione ai danni patrimoniali e non patrimoniali derivanti» Le funzioni di Grassi sono state delegate al vicepresidente di Itas Giuseppe Consoli.. Di Benedetto ha poi sottolineato che «se qualcuno mi ha “seguito” si sarà accorto che cammino con i piedi per terra schiena dritta e fronte alta. Conseguentemente ogni illazione su ogni mia presunta “ricattabilità” è destituita di fondamento».