Il ministro Delrio con Serracchiani, D’Agostino e Dipiazza alla firma del decreto attuativo
Quella del porto franco di Trieste potrebbe essere annoverato in un classico caso di inefficienza amministrativa dell’italica burocrazia, in quanto per arrivare alla sua pratica attuazione sono stati necessari ben sessant’anni di paziente attesa. Infatti, Trieste è Porto franco dall’immediato secondo dopoguerra, ma da allora mancava un decreto attuativo.
Ovvio che la firma del decreto attuativo che finalmente slega l’attività del nuovo assetto amministrativo sia stato definito dal sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, come «un momento veramente storico per la nostra città. Questo porterà veramente molto interesse, lavoro e sviluppo per Trieste. Oggi credo che siamo l’unico scalo d’Europa Porto Franco. I triestini forse non si ricordano – prosegue Dipiazza -, ma il Porto Franco era fermo da 20-30 anni. Oggi il decreto attuativo lo sblocca, con grande opportunità di lavoro e crescita per la nostra città».
«E’ una prerogativa che ha solo Trieste in Europa – ha sottolineato il presidente dell’Autorità portuale, Zeno D’Agostino -. Solo a Trieste esiste la possibilità di fare attività industriale in “Punto Franco” e questa prerogativa è gestita a un soggetto unico che è l’Autorità di Sistema Portuale. E’ un grandissimo risultato che aspettavamo come minimo dal ’94 (con la legge di riforma sui Porti) ma posso dire che era dal ’54 che non c’era certezza giuridica su chi gestiva i punti franchi del Porto di Trieste. Oggi abbiamo ottenuto questo decreto. Ciò significa che abbiamo una capacità di organizzazione e attrazione spaventosa. Durante la recente missione in Cina abbiamo visto brillare gli occhi degli interlocutori quando si sentivano dire che siamo l’unico vero Punto franco esistente in Europa, in cui si può fare anche manifattura industriale».
«Una svolta epocale che segna un momento storico per il porto di Trieste: la firma del decreto attuativo che norma il regime di punto franco internazionale dello scalo giuliano. Il che, in concreto, significa la possibilità di poter fare manifattura industriale, trasformazione delle merci e logistica in un sistema doganale unico in Europa. Lo sblocco di una situazione di stallo che attendeva una soluzione operativa da sessant’anni» ha detto la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani.
Il ministro Grazieno Delrio ha voluto ribadire le formidabili opportunità che si aprono per il porto di Trieste e di conseguenza per tutto il territorio regionale: la garanzia di poter operare in uno spazio extradoganale, la capacità di sviluppare impresa e l’offerta sui mercati internazionali dell’unico Porto franco in Europa. «Essere l’unico porto franco in Europa significa per Trieste più facilità di accesso delle merci, extra territorialità doganale, e quindi più competitività – ha detto Delrio -. Questo riconoscimento rientra nella nostra visione del sistema portuale italiano come unico. L’Italia deve porsi sempre più come porta del Sud e dell’Est Europa. In questo senso Trieste rafforza l’interno sistema, non a scapito degli altri, ma attraendo più traffici. Si rafforza la vocazione europea dell’Italia che intende essere protagonista del sistema logistico e portuale mondiale».
Sodisfatto della firma del decreto attuativo, il presidente della Camera di commercio della Venezia Giulia, Antonio Paoletti: «la Camera di commercio ha sempre creduto nelle grandi opportunità offerte da questo particolare e unico regime fiscale e per tale ragione già a inizio giugno 2015 consegnammo all’allora Commissario dell’Apt, Zeno D’Agostino, una approfondita analisi. Va dato atto a D’Agostino e alla Regione Friuli Venezia Giulia – prosegue Paoletti – di aver sensibilizzato il Governo italiano per l’emanazione del decreto attuativo atteso dal secondo dopoguerra. Sarà nostro compito, ora, promuovere le opportunità offerte, e ormai legalmente “certificate”, alle imprese del territorio».
































