Lotta alla povertà: dal 18 settembre in Emilia-Romagna parte il Reddito di solidarietà (Res)

gentiloni bonaccini
Fino a 400 euro al mese ai nuclei famigliari in forte difficoltà economica. Bonaccini: «un atto di giustizia sociale. Non una misura assistenzialista, ma una risposta concreta e dignitosa a chi si trova in difficoltà»

gentiloni bonacciniUn sostegno concreto per persone e famiglie in grande difficoltà economica. Dal 18 settembre parte ufficialmente in Emilia-Romagna il “Res”, il Reddito di solidarietà. La misura di contrasto alla povertà voluta, ideata e introdotta dalla Regione, che per realizzarla stanzia 35 milioni di euro all’anno di risorse proprie.

E circa 20.000 sono le famiglie che potrebbero potenzialmente beneficiare del sussidio. In questa settimana, considerata di avvio sperimentale, tutto ha funzionato bene, a partire dal sistema elettronico per l’inserimento delle domande. Sono già state inviate e accolte le prime richieste di accesso: si tratta di persone sole che non lavorano – “categoria” finora poco nota ai servizi sociali – e famiglie con bambini.

Il contributo – che prevede un massimo di 400 euro mensili per nucleo familiare, per non più di 12 mesi –  sarà erogato dai servizi sociali all’interno di un percorso concordato e personalizzato, finalizzato a superare le condizioni di difficoltà dei beneficiari e a favorirne l’inserimento lavorativo. 

L’iniziativa è stata presentata in Regione a Bologna alla presenza del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, in occasione della firma del Protocollo regionale sull’impegno comune contro la povertà.

«Per noi, che l’abbiamo fortemente voluto, il “Res” è un atto di giustizia sociale, perché tutti devono poter tagliare il traguardo – ha sottolineato il presidente della Regione, Stefano Bonaccini -. È una risposta concreta e dignitosa a chi si trova in grande difficoltà economica, e non una misura assistenzialista». Il contributo viene dato, infatti, a fronte di un progetto personalizzato di attivazione sociale e inserimento lavorativo. 

«Un dovere farsi carico di coloro che rappresentano l’anello più debole della nostra catena sociale, ma che a nessun titolo possono essere lasciati indietro. Questo per noi è il “Res”- ha commentato la vicepresidente della Regione ed assessore al welfare, Elisabetta Gualmini -. E con questo Patto, che rimane aperto alla firma di eventuali ulteriori soggetti ed è il primo del genere in Italia, disegniamo un nuovo modello di welfare».

Nonostante la “tenuta complessiva” e la ripresa, produttiva e occupazionale, in Emilia-Romagna in questi anni il tasso di povertà relativa è passato dal 2,2% del 2009 al 4,5% nel 2016, il che significa che circa 200.000 persone hanno difficoltà economiche a procurarsi beni e servizi. Sono invece oltre 65.000 le famiglie (3,3% in Emilia-Romagna, 6% in Italia) al di sotto della soglia di povertà assoluta, ovvero che non hanno reddito sufficiente a soddisfare i bisogni ritenuti essenziali (perlopiù giovani, cioè sotto i 35 anni o tra i 35 e i 49 anni con minori a carico). A questo si assomma il dato della emarginazione adulta che, secondo le stime ufficiali, riguarda oltre 4.000 persone senza dimora.  

Al Reddito di solidarietà la Giunta regionale destina 35 milioni di euro l’anno, che si sommano ai 37 milioni erogati dallo Stato all’Emilia-Romagna per il Sostegno all’inclusione attiva (Sia), misura attiva di contrasto alla povertà che la legge di Stabilità 2016 ha esteso a tutto il territorio nazionale e che il Res affiancherà e integrerà. A ciò si aggiungono 20 milioni dal Fondo sociale europeo per i tirocini formativi. Va sottolineato come il “Res” allarghi la platea dei potenziali fruitori: nel Sia, infatti, è richiesta la presenza all’interno del nucleo familiare di un minore, o di un figlio disabile, o di una donna in stato di gravidanza. Condizioni, queste, non richieste invece dal Res, pensato per qualsiasi tipo di nucleo familiare, anche composto da una sola persona.