Autostrada del Brennero si allontana il rinnovo della concessione

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La burocrazia ministeriale frena il rilascio “in house” trentennale. Si profila uno scenario dove l’Anas sia socio di maggioranza. Allarme tra gli amministratori del Trentino Alto Adige

autostrada del brennero cartelloNelle intenzioni degli azionisti di maggioranza dell’Autostrada del Brennero (gli enti territoriali del Trentino Alto Adige che detengono la maggioranza assoluta della società) il rinnovo trentennale della concessione senza ricorrere alla gara internazionale doveva essere una cosa piuttosto facile e scontata, contando pure sullo stesso colore politico bianco-rosso tra il Governo concedente e le amministrazioni locali assegnatarie.

Non potendo superare il “niet” granitico al semplice rinnovo importo dall’Unione Europea, si era pure trovato il trucco dell’assegnazione ad una nuova realtà posseduta interamente da soci pubblici, liquidando il circa 18% in mano ai privati. Un escamotage parzialmente digerito a Bruxelles, che ha dato un via libera di massima al procedimento iniziato ormai un anno fa. Ora, a scadenza della legislatura pericolosamente vicina, l’obiettivo della riassegnazione della concessione si allontana nuovamente e si profila uno scenario da incubo per gli attuali soci: quello del passaggio della maggioranza delle azioni dagli enti locali all’Anas in procinto di trasformarsi profondamente con la prospettata fusione con Ferrovie dello Stato.

Tra Trento e Roma è in corso un vero scontro di potere e di burocrazia, dove quest’ultima sembra avere la meglio nell’insabbiare l’anelito autonomista nel conservare la proprietà di una gallina dalle uova d’oro, capace di erogare agli azionisti dividendi netti per un’ottantina di milioni di euro ogni anno, oltre ad una serie di opere pubbliche (tra cui quella del finanziamento della nuova galleria ferroviaria del Brennero per oltre 600 milioni di euro) realizzate sul territorio attraversato da Modena fino al Brennero.

La stretta finale – più volte annunciata – sembra essere in là nel tempo, ben oltre la scadenza della legislatura e l’allarme tra gli amministratori del Trentino Alto Adige è al massimo livello, specie se gli attuali sondaggi politici si tramuteranno in realtà, con il passaggio delle leve del potere centrale dall’attuale centro sinistra sempre più scialbo ed evanescente ad una nuova maggioranza di centro destra che non ha fatto mai mistero di non avere troppa simpatia ad un rinnovo praticamente automatico delle concessioni autostradali, quella di Autobrennero in particolare. Soprattutto se tra Trento (e Bolzano) e Roma il colore politico delle due maggioranze dovesse essere antitetico.

Lo scenario che nelle stanze ministeriali si sta prefigurando è che anche nel caso di un’assegnazione “in house” ben difficilmente gli enti locali del Trentino Alto Adige potrebbero continuare ad avere la maggioranza assoluta della società. Il contrasto è su chi esercita l’effettivo controllo della società “in house”, ovvero al requisito del cosiddetto “controllo analogo” previsto dalla normativa comunitaria. Secondo l’orientamento prevalente all’intero dei tecnici ministeriali è che nella nuova compagine di Autobrennero lo Stato, ente concedente, debba avere un ruolo prevalente sugli attuali soci locali, magari con un Anas come socio di maggioranza. 

Uno scenario per nulla peregrino, anche in considerazione del fatto che le concessioni autostradali, una volta scadute, dovrebbero tornare in capo a chi le ha concesse, ovvero allo Stato e da questo al suo ente funzionale in tema di viabilità, l’Anas. Solo che questo non è mai avvenuto e si è sempre provveduto a fare proroghe e riassegnazioni in capo agli stessi assegnatari originali, magari in cambio di un canone di concessione maggiorato e di qualche opera accessoria (dalle terze corsie a bretelle varie), regalando di fatto ad enti territoriali o a soci privati ingenti capacità di generare liquidità tramite l’incasso di pedaggi sempre più cari e con interventi infrastrutturali tutto sommato limitati, visto che le infrastrutture di base sono state ampiamente ammortizzate.

In ambito locale, questo rallentamento potrebbe riaprire lo scenario mai abbandonato (ma sempre sdegnosamente rifiutato dagli amministratori del Trentino Alto Adige) di creare una holding della viabilità del NordEst, dove fare confluire le due concessioni di Autostrada del Brennero e di Autovie Venete (entrambe in fase di rinnovo con la tecnica dell’“in house”) in attesa di subentrare nel 2026 anche a quella di Brescia-Padova (che poteva essere già conquistata se solo ci fosse stato un pizzico di lungimiranza politica, visto che Abertis ha ottenuto di pagare il prezzo in comode rate diluite nel tempo pagate con parte dell’immensa capacità di generazione di cassa dai pedaggi). Si genererebbe una realtà capace di generare una massa consistente di liquidità tale da consentire, da un lato, il deciso taglio dei pedaggi all’utenza e, dall’altro, a finanziare la realizzazione e la manutenzione della viabilità ordinaria e, magari, la creazione di infrastrutture perla mobilità alternativa, quella ferroviaria su tutte.

Se un tale scenario non è osteggiato dagli amministratori del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, viceversa è visto come il fumo negli occhi dall’altoatesina Svp, che ha sempre inteso l’Autobrennero come “cosa nostra”. Già nei prossimi giorni la pattuglia parlamentare della Svp incontrerà i massimi esponenti del governo Gentiloni per tentare di sbloccare la situazione, anche ricorrendo all’arma del ricatto parlamentare di fare mancare i loro voti strategici per l’approvazione della legge di Stabilità specie al Senato. L’obiettivo è d’inserire un codicillo apposito all’interno della legge di Stabilità, ma le forze di opposizione sono già all’erta per sventare l’ennesimo colpo di mano.