A Venezia gli “Stati generali” della logistica del NordEst

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Delrio: «Italia un grande porto naturale». Zaia: «la logistica sarà una delle 23 materie da trattare con Roma. Per Venezia volgiamo il porto franco». Serracchiani: «per Trieste il porto franco sarà una leva formidabile»

stati20generali20logistica202L’arsenale di Venezia ha ospitato gli “Stati generali” della logistica del NordEst, alla presenza dei vertici della portualità, della logistica e dei trasporti del NordEst, alla presenza del ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, e dei governatori di Veneto e Friuli Venezia Giulia, con l’obiettivo di delineare lo stato dell’arte delle infrastrutture e dei servizi offerti da porti e interporti di Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia. 

Dopo i saluti istituzionali del Contrammiraglio Marcello Bernard della Marina Militare, che ha ospitato l’evento nella Sala degli squadratori, e il saluto del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, il convegno è proseguito con una relazione di Ennio Cascetta di Rete Autostrade Mediterranee (RAM) per fare il punto sulla logistica a NordEst nel contesto delle politiche nazionali. Cascetta ha sottolineato come Ram (attiva nelle linee di navigazione) può coadiuvare il lavoro da svolgere sulla logistica del NordEst, sottolineando come «del nostro impegno già oggi, a livello nazionale, possiamo vedere i risultati: i nostri porti dal 2014 al 2016 hanno registrato una crescita dei traffici del 5,2%, più che doppia rispetto alla crescita del Pil. Un trend positivo che continua nel 2017, che solo nel primo semestre ha visto un’impennata del 9,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente». 

Se questi sono i risultati della “cura dell’acqua”, anche la “cura del ferro” dà segnali positivi: «dal 2014 al 2016 – ha proseguito Cascetta – il trasporto su rotaia registra una crescita del 4% ogni anno. Altro segnale positivo è sul piano della semplificazione: per tempi e costi nei processi di import-export il nostro Paese nel 2016 ha raggiunto la prima posizione nel mondo, con un balzo significativo dal trentottesimo posto occupato nel 2014. Sono risultati che non potranno che migliorare con il progressivo attuarsi della riforma e grazie agli incentivi, come Marebonus e Ferrobonus, e alla nuova stagione di pianificazione, programmazione e progettazione che ha preso avvio». 

Cascetta ha allargato lo sguardo ai corridoi europei: «percorso da 3 dei 4 Corridoi europei che attraversano la Penisola, il NordEst è un asset chiave per il Paese: area di eccellenza per infrastrutture e servizi logistici, registra volumi di traffico ingenti e in crescita. Il traffico nei porti dal 2013 al 2016 è aumentato del 6,3%; gli interporti nel 2016 hanno trasferito su ferro merci per oltre 20 milioni di tonnellate; la “catchment area” del cluster portuale Nord Adriatico, comprensivo anche dei porti esteri di Koper e Rijeka, nel 2030 si stima possa raggiungere un potenziale triplo rispetto agli attuali traffici “gateway”. Un lavoro intelligente su quest’area, per la quale sono già finanziati investimenti ingentissimi per oltre 14 miliardi di euro sulle reti ferroviaria e stradale, nonché sui nodi portuali, aereoportuali ed interportuali – ha quindi auspicato Cascetta – le farà guadagnare un ruolo ancora più centrale nella rete dei trasporti e della logistica. Un lavoro a capo alla Cabina di regia sovraregionale NordEst che, alla luce delle politiche di rilancio della logistica frutto dell’impegno del ministro Delrio, potrà rendere il comparto più sostenibile, resiliente ed efficiente ed a servizio del sistema economico produttivo nazionale».

A seguire si è svolta una tavola rotonda sulle previsioni di crescita dei porti e interporti del NordEst alla quale hanno preso parte Pino Musolino (presidente dell’Autorità di sistema portuale dell’ Adriatico Settentrionale), Zeno D’Agostino (Adsp Adriatico Orientale), Daniele Rossi (Adsp Adriatico Centro-Settentrionale) e Matteo Gasparato (Presidente Interporti Riuniti).

Per il presidente dell’Autorità di sistema portuale dell’Alto Adriatico, Pino Musolino, «l’evento di oggi era da lungo tempo atteso e mira all’ottimizzazione e all’efficientamento delle catene logistiche di trasporto, che non possono limitarsi solo all’interno della regione. E’ evidente che, per agire su questi aspetti, occorre un coordinamento complessivo a livello di macroregione. Un’operazione come questa è già stata fatta a NordOvest e non potevamo non farla a NordEst, la parte dove la manifattura è più dinamica e c’è quindi maggior bisogno di infrastrutture che guardino a dopodomani, perché la grande sfida è quella di cogliere i grandissimi cambiamenti che stanno per arrivare, dall’internet delle cose, alla digitalizzazione, alla virtualizzazione dei porti e non solo. Ci sono quindi cose da fare immediatamente, con i piedi ben piantati per terra e coordinandoci – ha rilevato Musolino -, visto che molte inefficienze derivano da doppioni, sempre comunque restando in una sana ottica di competizione, quando serve, e di cooperazione, quando serve».

Non solo mari, ma anche vie d’acqua interne: per Musolino «la navigazione fluviale è uno dei nostri asset inespressi, su cui stiamo lavorando con varie province: è ancora chiaramente in potenza e va incentivato. Rispetto al nord Europa dobbiamo però ricordare che non abbiamo dodici mesi di profondità costante, per cui da una parte bisogna fare il massimo per utilizzarla appieno ed efficientarla, dall’altro però restando sempre consci dei limiti. E’ un settore, comunque, che va messo a reddito, anche perché lo Stato ci ha messo parecchi soldi». 

«Venezia è il centro del NordEst, lo è stato da sempre, geograficamente e politicamente parlando, ed è quindi giusto che questi ragionamenti si facciano qui, dove è nato anche il ragionamento sui porti Napa» ha affermato il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale, Zeno D’Agostino. «E’ fondamentale – ha detto – che i porti italiani dell’Alto Adriatico facciano sistema. Qui, storicamente, si è capito che il mare è veicolo di opportunità, che dal mare e sul mare si giocava tutta la partita: tema che resta molto attuale e che il ministro Delrio ha capito molto bene. Il mondo – ha proseguito D’Agostino – sta vivendo oggi un momento storico in cui le città sul mare lo stanno comandando. Purtroppo, in Italia, non è così e, anzi, le città sul mare oggi sono le più critiche. Penso che sia arrivato il momento che porti e città sul mare anche in Italia capiscano che il mare è portatore di opportunità. Stiamo assistendo a cambiamenti globali, ma siamo al posto giusto al momento giusto: l’Adriatico è oggi la cerniera tra il Lontano Oriente e l’Europa, che rimane ancora il centro del mondo».

Dopo la seconda tavola rotonda con gli operatori privati, le imprese che ogni giorno utilizzano le infrastrutture dei territori per le loro attività, gli “Stati generali” della logistica del NordEst si sono chiusi con le dichiarazioni degli esponenti politici del NordEst. Le conclusioni sono affidate al ministro delle Infrastrutture e Trasporti Graziano Delrio.

Il porto franco è stato uno dei temi caldi discussi durante gli Stati logistici del NordEst, a Venezia. «Il porto franco di Trieste – ha detto Debora Serracchiani, presidente del Friuli Venezia Giulia – è una forza per la nostra nazione, avendo la particolarità di effettuare al suo interno già una prima trasformazione delle merci, possibilità che solo l’Italia ha nel contesto europeo. Possiamo quindi creare un’area che non solo intercetti i traffici, ma anche insediamenti industriali, in collegamento non solo con il nord est, ma anche con l’Europa centrale. E possiamo farlo se stiamo insieme, visto che la nostra fortuna è avere porti che sono complementari, vantaggio anche nei confronti di altre aree del Paese e che dobbiamo imparare a sfruttare».

«Siamo pacifisti e non dichiariamo guerra – ha detto il presidente del Veneto, Luca Zaia -, ma la zona franca e la zona economica speciale vogliamo portarla a casa. Chiediamo un allargamento della zona franca alle zone contermini, anche perché non possiamo presentarci in Europa con un francobollo. Bisogna poi migliorare le procedure: costa poco, ma può dare grandi vantaggi. Quanto alla cabina di regia, la affronteremo tonici, propositivi e collaborativi, evitando di fare casini e di fare sovrapposizioni. Bisogna inoltre decidere in un piano strategico alcune partite infrastrutturali importanti». Zaia ha allargato il riscorso anche al post referendum per l’autonomia del Veneto: «porti, aeroporti, grandi reti di trasporto e, in prospettiva, commercio estero, al centro di questi “Stati generali” della logistica e del documento che sottoscriviamo in questa sede, sono anche una delle 23 competenze che saranno al centro della trattativa per l’autonomia che avvieremo con Roma. C’è poi – ha proseguito – anche la volontà di fare squadra. Dopo la riforma portuale del 2016, è bene che si inizi operativamente, guardando alle potenzialità. E ci sono due grandi sfide: il corridoio Baltico-Adriatico e il completamento della galleria del Brennero». 

Riguardo al documento che ha sottoscritto alla fine dei lavori, Zaia ha sottolineato come «la cabina di regia spetterà allo Stato, almeno finché non ci sarà autonomia. In materia portuale, l’autonomia ci permetterà poi di decidere in casa alcune partite, ad esempio quella della zona franca e della zona economica speciale. Significherà avere più risorse per poter fare più investimenti di oggi, ad esempio sull’infrastruttura ferroviaria a Porto Marghera, dove, con economie di scala, c’è già un 30% in più di potenziale di crescita grazie agli interventi già fatti». 

La conclusione del convegno è stata del ministro alle Infrastrutture, Graziano Delrio: «l’Italia è il grande molo d’Europa, bisogna sostenere questa vocazione e presentarci come sistema unico. La mia ambizione più grande è quella di far lavorare meglio i porti, intercettare i traffici in aumento dal Mediterraneo e da Suez. Bisogna competere per i traffici mondiali che non sempre riusciamo ad intercettare, visto che ci sono ancora container per il mercato italiano che arrivano da Rotterdam – ha detto Delrio -. Questi “Stati generali” servono dunque per dimostrare che il sistema logistico italiano funziona». 

Delrio ha quindi citato l’esempio del NordOvest: «lì la firma è avvenuta un anno fa e il sistema funziona molto bene, lavorando in modo molto interessante. Bisogna focalizzarsi su progetti che diano competitività al sistema e presentarci con un’unica piattaforma: la diversità può diventare forza, se si sta uniti. E, a NordEst, ci sono tantissimi finanziamenti già stanziati, sulla base di una programmazione di quattro anni». Quanto alla via della seta, il ministro ha infine sottolineato: «sono stato due volte in Cina, ma non solo. Giappone, Vietnam, Iran… sono tanti i grandi mercati emergenti, che hanno bisogno di uno sbocco in Europa».

Per centrare il successo è necessario lavorare tutti assieme: «bisogna prendere una decisione sulla base dei dati e c’è un’evidenza oggettiva, un punto essenziale: ci sono più possibilità di sviluppo e creazione di posti di lavoro se quest’area lavora insieme – ha ribadito Delrio -. Ragionare con un sistema unitario significa aumentare il valore aggiunto, avere un Paese più competitivo, più efficiente, che crei lavoro e benessere per le famiglie. Sono molte, infatti, le occasioni di lavoro perse non lavorando insieme. Questa occasione – ha proseguito – serve per darci nuove occasioni di sviluppo, ma bisogna avere la capacità di cooperare, oltre ad una forte semplificazione burocratica e ad una forte digitalizzazione. Ogni singolo terminal portuale, ogni singolo interporto, ogni opera non inserita in un contesto generale non è da sola sinonimo di competitività del sistema. Nella logistica, bisogna fare bene i conti. E questa giornata è per noi molto importante. A NordOvest, il lavoro fatto è stato molto concreto e serio: credo che qui bisogna riflettere molto, perché sono veramente tante le questioni in campo». 

Il ministro ha quindi parlato della «enorme mole di investimenti che è possibile in quest’area: i corridoi europei in Italia hanno oggi una mole di finanziamenti mai avuta prima. Le reti ferroviarie, a NordEst, hanno a disposizione undici miliardi di investimenti, di modo che ogni porto avrà a disposizione un corridoio. Lo spostamento modale da gomma a ferro ha gambe per camminare. Su questi territori, che sono preparati e di eccellenza, arriveranno enormi capacità di risorse. Ma la mia domanda è come riuscire a intercettare i traffici in aumento nel Mediterraneo. Al riguardo, non dobbiamo preoccuparci di imitarci gli uni gli altri, perché non esiste solo la Cina, ma sono molte le economie in crescita dall’8% al 10%. Un altro elemento, un’altra opportunità a disposizione di quest’area sono i nove miliardi di investimenti autostradali. Siamo bravi, intelligenti e capaci – ha concluso Delrio – ma potremo fare di più solo se avremo la capacità di lavorare insieme. A Rotterdam sono molto ben organizzati e se vogliamo intercettare commerci e potenzialità derivanti dalla nostra posizione bisogna avere la capacità di lavorare insieme. Quest’area è già uno dei motori principali del Paese e tutto questo darà un ulteriore vantaggio competitivo. Un’area metropolitana forte deve stare in una regione forte e in uno Stato forte, in cui si giochi una partita competitiva mondiale e non interna».