Legge elettorale, contestazioni in Trentino Alto Adige da sinistra e da destra

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Forza Italia, Lega Nord, Mdp e M5S criticano il “regalo” all’asse SVp-PD-PATT di 16 dei 18 parlamentari eleggibili in regione: «con il 40% dei voti, conquisteranno l’80% dei seggi in palio»

elezioni urna grafica elettoriLa nuovissima legge elettorale varata in tutta fretta dal Parlamento è pesantemente critica ta da un vastissimo arco politico in Trentino Alto Adige, realtà che ha innescato il blocco della discussione della prima versione di legge proprio sul tema della rappresentatività politica di questo lembo d’Italia.

La coordinatrice regionale di Forza Italia, la deputata Michaela Biancofiore è netta: «mi auguro che il presidente Mattarella, non a caso autore del “Mattarellum” che era un sistema di garanzia anche per le minoranze, rimandi alle camere il “Rosatellum” per la modifica delle norme sul Trentino Alto Adige. Norme – ribadisce Biancofiore – che letteralmente regalano seggi alla Südtiroler Volkspartei, uno dei partiti della minoranza tedesca in Alto Adige che all’interno del territorio provinciale è però maggioranza schiacciante, senza avere voti e per giunta con norme discriminatorie di tutti i partiti italiani e tedeschi d’opposizione». 

Secondo Biancofiore «la Svp con lo 0,043% di consenso nazionale pari a 142.000 voti nazionali conseguirà un bottino tra i 6 e gli 8 parlamentari i cui nomi sono già scritti da ora senza che gli elettori si debbano scomodare ad andare a votare e sul proporzionale senza avere il consenso. Tutto ciò cozza frontalmente con la Costituzione e la reale rappresentatività del voto espresso dagli elettori».

Sulla stessa linea il deputato altoatesino dei Verdi in Mdp Florian Kronbichler, l’unico espressione della minoranza di lingua tedesca esterno all’asse SVP-PD-PATT: «il “Rosatellum” è una cattiva legge elettorale per lo Stato intero e in Alto Adige-Südtirol è un colpo mortale alla democrazia. Nessun democratico, nemmeno chi ne trarrà il maggior profitto, ovvero la Südtiroler Volkspartei, avrà la sfacciataggine – dice Kronbichler – di chiamarla una legge elettorale buona, giusta o democratica. Per il Sudtirolo nel caso specifico la legge elettorale – dice Kronbichler – assegna alla Svp lo status del partito unico di memoria sovietica. Più ancora delle leggi e dei progetti di legge elettorali in passato, il “Rosatellum” non solo garantisce alla Svp la pretesa di rappresentanza esclusiva dei gruppi linguistici tedesco e ladino. Gli regala pure il potere di condizionare pesantemente il voto italiano in provincia».

«Questa legge elettorale — tuona il deputato M5S trentino, Riccardo Fraccaro — è una truffa, la peggiore che si potesse immaginare, perché è antidemocratica e non favorisce governabilità né rappresentatività. Avremo un Parlamento di nominati dai partiti che risponderanno ai capibastone e non ai cittadini. In Trentino Alto Adige, questa legge favorisce in maniera clamorosa e inaccettabile i partiti locali». 

Sulla stessa linea il senatore trentino della Lega Nord, Sergio Divina: «questa non è una legge che piace a me. Non risolverà i problemi e, in più, per l’elettore ci sarà sempre meno possibilità e potere di scegliere i propri rappresentanti. La rappresentatività del Trentino Alto Adige ne esce pesantemente falsata, in quanto dei diciotto parlamentari trentini eleggibili, il rischio è che 16 vengano assegnati al centrosinistra e due alle opposizioni, probabilmente uno al centro destra e uno a M5S. Il centro destra regionale vale ben più di un singolo parlamentare».

Chi brinda è La SVP con la sua stampella trentina del PATT. «Questa non è la legge migliore del mondo, ma l’abbiamo votata – si schernisce sornionamente Franco Panizza, segretario del Patt e senatore -. Avrei preferito una legge in grado di garantire maggiore stabilità. Ma vista la situazione attuale in Parlamento, l’approvazione rappresenta comunque un passaggio importante». 

Karl Zeller, senatore SVP e presidente del gruppo per le Autonomie, è tranciante: «la legge quanto ai collegi del Trentino Alto Adige è quella che avevano proposto con il loro emendamento Fraccaro e Biancofiore. Non vedo cosa ora abbiano da lamentarsi. La norma tutela la rappresentatività delle minoranze etniche, così come avevamo chiesto e va bene così».

La legge appena varata dal Parlamento è ora al vaglio del Presidente del Repubblica che difficilmente avrà il coraggio di stoppare la norma e chiedere al Parlamento di risolvere le palesi storture. Intanto, ai bordi del Parlamento si preparano già i ricorsi alla Corte Costituzionale: è molto probabile che la Consulta debba occuparsi di legge elettorale per la terza volta nel giro di poco tempo.