“Caso Sofia”: il contagio con la malaria della bambina trentina morta avvenuto all’ospedale con lo stesso ceppo delle bimbe del Burkina Faso

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Lorenzin: «assolutamente escluso un contagio in ambito esterno all’ospedale». Michielli: «troppa leggerezza nel diffondere giudizi e notizie infondate che danneggiano il settore del turismo». Allarme malaria anche dalla Svizzera

mappa malariaDopo alcune indiscrezioni di stampa secondo cui la morte a settembre della piccola Sofia per malaria agli Spedali civili di Brescia dopo un ricovero all’ospedale di Trento sarebbe da ricondurre ad una qualche forma di contagio con le due bambine provenienti dal Burkina Faso, anch’esse ricoverate per malaria all’ospedale di Trento assieme alla loro madre, poi guarite, visto che le indagini condotte dall’Istituto superiore di sanità avrebbe rilevato la corrispondenza tra il ceppo del parassita che ha ucciso la bimba trentina e quello delle due giovanissime africane, il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin ha dichiarato che «possiamo escludere assolutamente che la malaria sia stata presa in un contesto esterno all’ospedale di Trento. Questo mi sembra un conforto perché vuol dire che non abbiamo ceppi di zanzare che sono vettori malarici. Da un certo punto di vista siamo tutti più sicuri». 

Lorenzin attende il documento finale: «a breve avremo il rapporto finale dell’istituto di sanità. Sono state fatte varie ricerche su questo e possiamo escludere assolutamente che la malaria sia stata presa in un contesto esterno all’ospedale. Le autorità competenti interverranno sull’ospedale di Trento nel modo più consono e appropriato possibile». 

Intanto, il procuratore capo di Trento, Marco Gallina, titolare dell’inchiesta per omicidio colposo, che punta ad accertare le cause del decesso della piccola, avvenuto agli Spedali civili di Brescia, dopo ricoveri a Portogruaro (Venezia) e a Trento, ha reso noto che «i nostri consulenti hanno chiesto una proroga per la consegna delle relazioni sul caso di Sofia. Una proroga per le difficoltà tecniche nel giungere ad ottenere qualche dato. La Procura non ha alcuna novità ufficiale, di nessun tipo» ha precisato il procuratore in merito a notizie di stampa, che parlano di indiscrezioni sulle analisi. L’assenza di novità viene affermata anche dall’Istituto superiore di sanità, che sta svolgendo a sua volta gli accertamenti di rito. «L’accordo – precisa il procuratore – è stato dall’inizio di uno scambio informativo tra la Procura e l’Iss, che non è tra i consulenti della Procura. Dall’Iss ad oggi non è pervenuto nulla e i nostri consulenti non hanno ancora prodotto le relazioni».

L’accertamento del probabile contagio avvenuto in ambito ospedaliero dà sollievo al presidente di Confturismo Veneto, Marco Michielli, visto che inizialmente era stato prospettato come possibile luogo di contagio il villaggio vacanze di Bibione. «In molti hanno puntato il dito contro il campeggio di Bibione nel quale la piccola aveva trascorso qualche giorno di vacanza, e quello è diventato il titolo gridato di molti quotidiani. Sulla base di questa leggerezza si è diffuso il panico nei turisti presenti a Bibione e in quelli che sarebbero dovuti andare a trascorrere le ferie nella località di mare. Il pensiero, oltre alla bambina morta, va al villaggio che ha ospitato la bambina, uno dei migliori del Veneto e d’Europa – sottolinea Michielli –. Conosco il titolare: è tra i più seri e rigorosi che esistano in questo settore. Spiace constatare come i media nazionali si siano comportati in questo caso peggio della tanto vituperata Bild Zeitung». 

«A bocce ferme – conclude Michielli – occorre che tutti facciamo una riflessione sul perché in tanti abbiano innescato a cascata l’isteria sui social media, dove ogni imbecille ha scritto la sua. Rammendo in particolare una turista tedesca che con leggerezza (per usare un eufemismo) scriveva, il giorno dopo i fatti, che la notizia era vera perché nel suo campeggio erano morte 4 persone di malaria. False notizie che in un nanosecondo arrivano incontrollate all’altro capo del mondo, acuite dalla velocità di espansione di questa gramigna che sono i social media».

Comunque, per l’aumento dei casi di malaria finora registrati, in Europa è allarme rosso. L’Ufficio federale della Sanità pubblica ha pubblicato dati secondo cui nella Confederazione i casi di malaria sono raddoppiati negli ultimi quattro anni, esplosione correlata all’immigrazione in special modo della comunità eritrea, identificandola senza mezzi termini come la massima responsabile del contagio. Lo stesso Economist, giornale inglese indiscusso faro della sinistra progressista, ha rilanciato la notizia svizzera allargando l’allarme a Svezia, Germania e Francia, spiegando che il dato che accomuna i tre Paesi colpiti dal boom di malaria è il fatto di essere ad alta densità di immigrazione dall’Africa. Cosa che dovrebbe consigliare ad un deciso rafforzamento dei controlli preventivi verso tutti coloro che provengono dalle aree a rischio per evitare la diffusione del contagio.