Rinnovo “in house” concessioni A22 e A4/A28: tecnici al lavoro per superare i problemi

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autostrada brennero autovie venete
La Ragioneria dello Stato alle prese con la quadratura tra quadro giuridico e promesse politiche. L’occasione (non ancora perduta) di creare una holding autostradale unica del NordEst

autostrada brennero autovie veneteIl rinnovo trentennale delle concessioni autostradali ampiamente scadute (A22) o in procinto di esserlo (A4/A28) con la tecnica dell’affido diretto “in house” a una nuova società interamente posseduta dagli enti locali interessati sta procedendo tra mille difficoltà in seno alla Ragioneria generale dello Stato.

Superati i nodi politici nei vari vertici che hanno coinvolto il Governo (con Gentiloni e Delrio) e i responsabili delle regioni Trentino Alto Adige (A22), Veneto e Friuli Venezia Giulia (A4 e A28), fervono i lavori attorno al decreto fiscale che dovrebbe definire chiaramente la problematica relativa alle nuove concessioni, che riguardano Autobrennero e Autovie Venete. Inoltre, c’è da chiarire il ruolo dello Stato e del suo braccio operativo Anas all’interno delle nuove realtà, in quanto soggetto concedente che, secondo la normativa europea, deve essere presente all’interno delle nuove compagini.

Per lo Stato sono in ballo i miliardi (di cui una fetta anticipata all’atto della firma della concessione) derivanti dalla stipula dei nuovi accordi, mentre per le realtà interessate sono in gioco gli investimenti che si libererebbero sul territorio delle due arterie interessate, capaci di mettere in moto una bella fetta del Pil nazionale e locale, con ripercussioni anche sul bilanci del Friuli Venezia Giulia e del Trentino Alto Adige (e delle due province autonome di Trento e Bolzano), visto che le loro entrate sono legate a doppio filo agli esiti della ricchezza prodotta localmente).

Mentre la politica nazionale e locale agisce ancora per teorie localiste, si sarebbe ancora in tempo a gettare il cuore oltre l’ostacolo, dando origine ad un’unica holding autostradale del NordEst, dove Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia facciano convergere i loro cespiti autostradali. Se ne ricaverebbe una realtà seconda solo ad Atlantia-Autostrade per l’Italia, capace di generare una notevole liquidità utile per assicurare i finanziamenti alla manutenzione della rete stradale ordinaria e alle nuove infrastrutture di mobilità, come ferrovie e nuova viabilità. Non solo: con la rilevante liquidità prodotta dai pedaggi, si potrebbe guardare anche a nuove acquisizioni, tra tutte il subentro all’altro tronco dell’A4 e di A31 ora in mano (fino al 2026) agli spagnoli di Abertis. 

Se solo il NordEst avesse politici capaci di guardare oltre la lunghezza del proprio naso, la partita autostradale potrebbe essere il primo passo per mettere in rete le risorse di ogni singolo territorio per fare massa e rilevanti economie di scala, capaci di generare nuova ricchezza e occasioni di sviluppo per i territori interessati. Peccato che di statisti in grado di avere una strategia e una visione a lungo periodo il NordEst ne sia pressoché privo.