Autonomia Emilia Romagna, prosegue il lavoro di definizione dell’accordo Stato-Regione

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Bonaccini: «lavoriamo per tenere nostre risorse sul territorio partendo inizialmente da 5 competenze»

bonaccini parlamento«Il problema non è avere più soldi da Roma ma di trattenere alcune risorse che vanno verso la fiscalità generale. In questo momento stiamo affrontando proprio questo tema e una volta che saranno individuate le competenze chiederemo allo Stato di trasferire la loro gestione». Lo ha riferito in commissione bicamerale per il federalismo il presidente della regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, parlando dell’iter scelto dalla sua regione per ottenere una maggiore autonomia da Roma.

«Mi rendo conto che siamo praticamente a fine legislatura – ha sottolineato Bonaccini – ma crediamo che se prima della fine della sua fine si trovasse un’intesa tra le Regioni e il Governo, il futuro Parlamento non potrà non tenere conto di questo accordo che definirei storico. Noi come regione Emilia-Romagna abbiamo deciso un percorso inedito per chiedere maggiore autonomia differenziata, senza una consultazione referendaria, utilizzando un percorso che prevedesse il passaggio per gli organismi eletti, con un lavoro preparatorio che ha coinvolto le commissioni consiliari competenti e tutte le forze sociali della regione». 

Bonaccini ha rilanciato la polemica con la Lega Nord e la sua decisione di seguire la strada del referendum popolare in Lombardia e Veneto: «tutte le forze sociali della mia regione hanno indicato come soluzione migliore non utilizzare lo strumento del referendum perché abbiamo ritenuto che spendere 15- 20 milioni di risorse pubbliche per un quesito che a nostro parere era assolutamente scontato e comunque non obbligatorio, fosse più utile andare in un’altra direzione». 

Quanto alle richieste della Regione al Governo centrale, Bonaccini in Commissione ha detto che «avvieremo il confronto su cinque competenze all’interno delle 12 sulle quali è stato deciso di richiedere maggiore autonomia. Invece altre competenze non le chiederemo, in coerenza anche con il referendum del 4 dicembre, a cominciare dalla politica energetica».

Quanto ai fondi connessi con le maggiori competenze da esercitare sul territorio, «è difficile calcolare l’ammontare delle risorse che a seguito del processo di autonomia possono rimanere entro i confini della regione – ha detto Bonaccini -. Non possiamo quantificare il quanto bisogna prima calcolare bene di quanto le competenze abbiano bisogno per essere gestite al posto dello Stato».